mercoledì 13 aprile 2016

Necessario Cooperare: Spunti per i Corpi Civili di Pace (II)

Il Ponte di Mitrovica, Kosovo

In occasione della presentazione del progetto per Corpi Civili di Pace in Kosovo, sull'esplorazione dei luoghi della memoria e la ricostruzione di tessuti di condivisione, dal titolo PRO.ME.T.E.O. («Productive Memories to Trigger and Enhance Opportunities»), sostenuto dalla Cooperazione Decentrata del Comune di Napoli, nell'ambito della Conferenza “Necessario Cooperare: l'impegno della Città di Napoli per un Mediterraneo di Pace e di Cooperazione”, tenuta in Sala Giunta, il 5 Aprile, le relazioni illustrate e gli interventi proposti hanno messo in condivisione una grande quantità di idee e sollecitazioni, con proposte e spunti di riflessione.
 
Sin dalla presentazione, la Conferenza si è mossa con l'obiettivo del “che fare”: cosa ci sarebbe da fare, cosa potremmo fare, per prevenire la guerra e per contrastare il terrorismo, per riconquistare al Mediterraneo la sua vocazione più simbolica ed affascinante, quella di essere mare tra tante sponde, culla di culture e civiltà, campo di ospitalità e di convivenza, anziché di guerra e di terrore. L'occasione è stata quindi preziosa per interrogarci sul fallimento delle risposte classiche, l’ingerenza e la guerra umanitaria, perfino l’esportazione della democrazia, e sulla promessa di nuovi strumenti, la “diplomazia popolare” e la “cooperazione solidale”.
 
Ci è sembrato quindi opportuno raccogliere la seguente “minuta” su alcuni tra gli spunti offerti dai relatori.
 
Rosanna Morabito (docente di lingua e letteratura serba e croata presso l'Università “Orientale” di Napoli):

a. la Jugoslavia ha rappresentato un contesto multi-nazionale, multi-etnico e multi-confessionale,
b. il bombardamento della Serbia da parte della N.A.T.O. nel 1999 ha costituito una violazione,
c. il profilo di una regione segnata da massicci movimenti di popolazione nel corso della storia,
d. i gravi problemi aperti della democrazia e dello stato di diritto nel Kosovo indipendente di fatto dal 2008,
e. le violente reazioni dei nazionalisti e le forti contrapposizioni opposte al dialogo e alla convivenza, anche in relazione agli importanti accordi del 19 Aprile 2013 e l'odierna necessità del lavoro sulla/sulle memoria/e.

Giovanni Sarubbi (direttore de “Il Dialogo” dedicato al dialogo inter-religioso e cristiano-islamico):

a. la libertà religiosa è fondamentale libertà soggettiva e, in particolare, libertà costituzionale,
b. la dottrina dello “scontro delle civiltà” alla Samuel Huntington si è purtroppo andata affermando,
c. il “primato” della religione e delle questioni religiose come “architrave” del destino umano?
d. la guerra ed il terrorismo non hanno nulla a che vedere né con le religioni né con le civiltà,
e. l'attacco contro “una” religione è, al tempo stesso, un attacco portato contro “tutte” le religioni e quindi la strumentalizzazione etno-religiosa, etno-culturale o etno-politica è una minaccia anche alla nostra libertà.

Maria Teresa “Maite” Iervolino (docente di lingua e letteratura inglese, anglista e slavista):

a. l'intercultura è uno strumento pertinente ed efficace per la gestione e il superamento dei conflitti,
b. il conflitto, a propria volta, è sovente uno “specchio” di altri conflitti e di altre contraddizioni,
c. il rispetto delle culture diverse/altre e l'incontro delle alterità/differenze è più che mai decisivo,
d. i nessi dialettici: identità vs. alterità, certezza/compattezza/clausura vs. dubbio/critica/apertura,
e. la necessità di una “lingua polifonica” per superare la contrapposizione sé/altro-da-sé (alterità).

Maurizio del Bufalo (coordinatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli):

a. l'esperienza presso la UNDP (maggiore agenzia dell'ONU) e i programmi di “sviluppo umano”,
b. il ruolo svolto da Kofi Annan ed il varo del programma dei «Millennium Development Goals»,
c. i diritti umani (tutti i diritti umani per tutti) come percorso critico e come programma di sviluppo,
d. lo snaturamento della cooperazione internazionale nel passaggio di funzioni dal civile al militare,
e. l'esigenza di trasformare il “codice” del rapporto: da donatore/beneficiario a partner/cooperante.

Amarilys Gutierrez Graffe (Console Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela):

a. la forma della cooperazione solidale e della integrazione regionale si basa sui diritti umani,
b. il modello di riferimento della cooperazione solidale è quello della diplomazia dei popoli,
c. i diritti umani non possono che basarsi sulla centralità delle persone e il rispetto delle differenze,
d. “pueblo unido”: agire per essere “esseri umani del mondo” e per favorire l'unità dei popoli,
e. individuare e superare i fattori di contrasto e di divisione, che non sono le religioni ma il capitale mondiale ed  agire ed intervenire per favorire la crescita di un movimento per la pace a livello internazionale.

Alessandro Fucito (Assessore della Città di Napoli al patrimonio e alla cooperazione decentrata):

a. il ruolo delle presunte “primavere arabe” e la dinamica sconvolgente della guerra e del terrorismo oggi,
b. la città di Napoli come crocevia del Mediterraneo, capitale dei diritti e centro di cooperazione solidale,
c. i luoghi della attivazione della città di Napoli: Palestina, Balcani, Rojava, Sahara Occidentale, Mauritania,
d. interscambio e reciprocità:  il dialogo tra città e territori; il rispetto delle esperienze democratiche; la pace,
e. i criteri operativi e strategici:  messa a rete e messa a sistema, impatto positivo, trasformazione sociale.

A proposito del Progetto PRO.ME.T.E.O. per Corpi Civili di Pace in Kosovo, segui questo link. 

Necessario Cooperare: Spunti per i Corpi Civili di Pace (I)

Una immagine storica della Città di Mitrovica, sul Ponte, Kosovo

A proposito dell'impegno per la cooperazione e la solidarietà internazionale nel Mediterraneo, dell'azione dei Corpi Civili di Pace per la prevenzione dei conflitti armati e la costruzione concreta di una prospettiva di pace e di coesistenza, la diplomazia per la pace e la cooperazione regionale, condotte, tra le esperienze più avanzate del sub-continente latino-americano, dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela, gli Operatori di Pace della Campania, in collaborazione con aggregazioni e reti di società civile, come l'Associazione “Lidia Menapace - Culture e Memorie” e il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, con il coinvolgimento dell'Assessorato al Patrimonio, la Casa e la Cooperazione Decentrata del Comune di Napoli ed il Consolato Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela, hanno organizzato il Convegno sul tema “Necessario Cooperare. L'impegno della Città di Napoli per un Mediterraneo di Pace e di Cooperazione”, presso la Sala Giunta, lo scorso 5 Aprile.
 
L'evento si è tenuto presso Palazzo San Giacomo, la sede istituzionale del Comune di Napoli, ed è stato animato da numerose relazioni e diversi spunti di riflessione proposti nel corso del ricco e partecipato confronto pubblico che ne è seguito, a partire, appunto, dai contributi di Gianmarco Pisa, operatore di pace e segretario della Rete dei Corpi Civili di Pace; Maria Teresa Iervolino, anglista e slavista, presidentessa dell'associazione “Lidia Menapace - Culture e Memorie”; Maurizio del Bufalo, coordinatore del Festival del Cinema per i Diritti Umani e presidente dell'associazione “Cinema e Diritti”; Giovanni Sarubbi, giornalista, esperto di dialogo inter-religioso, direttore del periodico “Il Dialogo”; Rosanna Morabito, docente di lingua e letteratura serba e croata presso l'Università “Orientale” di Napoli; Amarilys Gutierrez Graffe, Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela; e le conclusioni di Alessandro Fucito, assessore alla cooperazione internazionale del Comune di Napoli.
 
L'importanza di preservare e consolidare la memoria storica, il rispetto delle diversità e la conoscenza delle culture “altre”, sono stati identificati come strumenti decisivi per l'integrazione e la cooperazione, sia nel senso di mantenere consapevole continuità nell'impegno per la pace e contro la guerra, sia per costruire strumenti adeguati ed efficaci per contrastare la diffusione della violenza e l'immane spirale della guerra e del terrorismo che sconvolge il Mediterraneo. In tal senso, il ruolo del Venezuela Bolivariano non è banale, viceversa è stato da più parti riconosciuto come uno degli esempi più avanzati nella promozione di politiche per la pace e la risoluzione diplomatica dei conflitti e nello sviluppo di processi di integrazione e di cooperazione regionale, grazie ai risultati ottenuti attraverso l'ALBA, l'UNASUR, la CELAC, tra gli altri meccanismi di integrazione dei popoli e degli stati latino-americani nella dimensione regionale.
 
A questo proposito, anche in relazione all'avvio del nuovo progetto, per le memorie collettive e la pace positiva e per la promozione di Corpi Civili di Pace nei Balcani, dal titolo PRO.ME.T.E.O. («Productive Memories to Trigger and Enhance Opportunities»), è stato messo in luce sin dall'apertura il tema centrale del lavoro di pace e cooperazione nel Mediterraneo, il recupero del suo ruolo e del suo significato come spazio che unisce e collega; la salvaguardia del suo profilo e del suo messaggio come spazio di cooperazione e di fratellanza tra popoli e culture, diverse e miste. Gianmarco Pisa, nella relazione di apertura, ha fatto riferimento ai conflitti che sono letteralmente sfuggiti al “controllo” delle potenze occidentali e delle istituzioni europee, che affliggono milioni di vite umane, costrette a migrare per sfuggire alla guerra e alla povertà, o anche, legittimamente e dignitosamente, alla ricerca di migliori condizioni di vita e di una prospettiva di futuro, esponendo i propri corpi e mettendo a rischio la propria vita. Perciò è importante mantenere in vita la memoria collettiva e sperimentare strumenti efficaci per contrastare la guerra e costruire la pace.
 
Amarilys Gutierrez Graffe ha mostrato come i principi di integrazione e cooperazione siano le basi della diplomazia di pace venezuelana e i progetti concretizzati nelle missioni sociali bolivariane hanno puntato a offrire risposte e soluzioni concrete ai problemi sociali. Sandro Fucito, sotto questo versante, ha riconosciuto il ruolo del Venezuela come paese promotore di pace, non con la violenza delle armi e la “pacificazione”, bensì con gli strumenti della cooperazione e della solidarietà internazionale. Non ha mancato, di conseguenza, di illustrate le linee-guida che sono alla base dell'impegno della Città di Napoli sul terreno della cooperazione internazionale decentrata (la reciprocità, la promozione dei diritti umani, il partenariato territoriale) e ha rappresentato le molteplici direzioni di un lavoro che, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, vede oggi impegnata la Città di Napoli su molteplici versanti dai Balcani Occidentali al Vicino Oriente, dal sostegno alla decolonizzazione del Sahara Occidentale alla lotta contro la schiavitù in Mauritania, dall'impegno per il Kurdistan, la resistenza curda e la Rojava, sino alla piena auto-determinazione della Palestina.
 
Le relazioni non hanno mancato di centrare il tema e di focalizzare le questioni sin dalla relazione di scenario tenuta da Rosanna Morabito che ha inquadrato il contesto dei Balcani Occidentali e, in particolare, la vicenda storica e sociale dei rapporti tra Serbi ed Albanesi, con specifico riferimento al Kosovo, luogo saliente di implementazione del progetto PRO.ME.T.E.O., sia in relazione ai conflitti passati, sia alle recenti iniziative per il dialogo e i rapporti bilaterali. Maria Teresa Iervolino ha sottolineato l'importanza dell'inter-cultura come strumento per la prevenzione della violenza e della radicalizzazione e la gestione e il superamento dei conflitti. Giovanni Sarubbi ha declinato il tema della prossimità e della cooperazione, sia in termini di dialogo inter-religioso e di dialogo cristiano-islamico, sia in relazione alla necessità di contrastare l'islamofobia e di attivarsi in senso anti-militarista e nonviolento. Maurizio Del Bufalo ha richiamato l'importanza della cooperazione internazionale e dei suoi strumenti (Obiettivi di Sviluppo del Millennio) e ricordato l'esperienza, pertinente e significativa, del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.
 
L'incontro, arricchito dalla lettura di una poesia tratta da “Solo Andata” di E. de Luca e l'intervento musicale del maestro Francesco Patalano sul tema “El pueblo unido, jamás será vencido” degli Inti Illimani, si è concluso con un ricco confronto tra i presenti, confermando la volontà condivisa di riflettere e sperimentare nuovi strumenti e interventi per la pace:

Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell'orizzonte
che ci rovescia a sacco

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l'odore che perdeste
l'uguaglianza che avete sottomesso

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l'insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto "non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno"

In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.


Riferimenti:

La presentazione della conferenza;

I Corpi Civili di Pace in Kosovo;

MPPRE: "Por un Mediterráneo de Paz y Cooperación en Europa"; 

sabato 2 aprile 2016

Necessario Cooperare

www.cantolibre.it


Assistiamo sconvolti alle tragedie che, ormai quotidianamente, si consumano sulle sponde del nostro mare. Restiamo attoniti di fronte alla epopea delle migrazioni, una fiumana senza sosta di uomini e donne che attraversano il Mediterraneo e lambiscono i suoi confini, in fuga dalla guerra e dalla povertà. Raggeliamo di fronte all’orrore della guerra, che sempre più pervasiva abita le sponde Sud ed Est, dalla Siria alla Palestina, dalla Libia al Donbass, passando per i Balcani, e di fronte all’orrore del terrorismo, che miete vittime e paure nelle capitali d’Europa, da Parigi a Bruxelles. 

Ci chiediamo che fare: cosa ci sarebbe da fare, cosa potremmo fare noi, per prevenire la guerra e contrastare il terrorismo, per spezzare la terribile spirale dell’una e dell’altro, per riconquistare al Mediterraneo la sua vocazione più simbolica e più affascinante, quella di essere mare tra tante sponde, culla di culture e civiltà, campo di ospitalità e di convivenza, anziché di guerra e di terrore.  E ci interroghiamo sul fallimento delle risposte tradizionali, l’ingerenza umanitaria e l’esportazione della democrazia, e sulla promessa di nuovi strumenti, la diplomazia popolare e la cooperazione. 

In occasione dell’avvio del progetto PRO.ME.T.E.O. («Productive Memories to Trigger and Enhance Opportunities»), per la scoperta dei giacimenti socio-culturali per la pace e la convivenza e per i corpi civili di pace in Kosovo, abbiamo chiesto a personalità delle istituzioni e delle professioni, intellettuali ed accademici, mediatori e diplomatici, attivisti e curiosi, di “porre a cimento” le intelligenze di tutti e di ciascuno, di fare le domande giuste per esplorare le risposte possibili. Identificheremo i contesti e gli scenari, rifletteremo sulle alternative alla guerra ed alla violenza. 

La Conferenza sul tema «Necessario Cooperare. L’impegno della Città di Napoli per un Mediterraneo di Pace e di Cooperazione» vedrà gli interventi programmati di Gianmarco Pisa, operatore di pace e segretario della Rete dei Corpi Civili di Pace; Maria Teresa Iervolino, anglista e slavista, presidentessa dell’associazione culturale “Lidia Menapace – Culture e Memorie”; Maurizio del Bufalo, coordinatore del Festival del Cinema per i Diritti Umani e presidente dell’associazione “Cinema e Diritti”; Giovanni Sarubbi, giornalista, esperto di dialogo inter-religioso, direttore del periodico “Il Dialogo”; Rosanna Morabito, docente di lingua e letteratura serba e croata presso l’Università “Orientale” di Napoli; Amarilys Gutierrez Graffe, ricercatrice geopolitica e Console Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela; vedrà i saluti istituzionali da parte di Elena Coccia, presidente dell’Osservatorio Centro Storico di Napoli – UNESCO – e le conclusioni di Alessandro Fucito, assessore al patrimonio e alla cooperazione internazionale del Comune di Napoli. 

La Conferenza si svolgerà martedì, 5 Aprile 2016, con inizio alle ore 17.00, presso la Sala Giunta del Comune di Napoli, sita al II piano, in Palazzo S. Giacomo, P.za Municipio, Napoli.

Link:   Operatori di Pace Campania

Pressenza Agenzia Stampa Internazionale per la Pace, la Nonviolenza e l’Umanesimo:

Progetto Corpi Civili di Pace in Kosovo

L'Umanità smarrita dell'Europa

Foto di Gémes Sándor/SzomSzed

Quando si dice di ripudiare la guerra e di accogliere le persone, e di fare le due cose insieme, non si intende solo tenere connesse, indissolubilmente, la necessaria opposizione alla guerra e la altrettanto necessaria salvezza delle vite umane, ma si vuole anche salvaguardare un vero e proprio tratto di civiltà, impedendo all’Europa, prima ancora che all’Unione Europea, di precipitare nuovamente negli abissi più profondi della sua storia, e all’Unione Europea stessa di implodere nei gorghi di una spirale fatta di governo neo-liberale e neo-liberista dei processi economici e dei fenomeni migratori.

L’approccio che l’Unione Europea – in primo luogo l’assenza di visione politica da parte della Commissione Europea e l’assenza di visione strategica da parte delle singole leadership nazionali – ha seguito e continua a seguire, nel governo della questione migratoria, resta del tutto deludente, prospetticamente debole, strategicamente inefficace: si continua cioè, come sembra più che lampante da tutti i passaggi più recenti, a non avere una visione “mediterranea” dell’Europa, a non costruire una “linea” di relazione con le sponde Sud ed Est, a trattare le migrazioni come emergenza ormai più che strutturale, anziché come grande questione e fenomeno storico del tempo presente.

È a questo non-approccio e a questa non-visione che si aggrappano anche i termini dell’accordo UE-Turchia sulla gestione dei flussi migratori in provenienza da quel Paese. La portata dell’accordo viene ridotta ad una misura “temporanea e straordinaria”; il principio di riferimento nella gestione dei flussi è quello del “respingimento”, al punto da manipolare i termini ed i criteri del diritto umanitario internazionale pur di farvi in qualche modo rientrare il programma di rientri pattuito; ed il criterio ispiratore è quello della “segregazione” delle persone: da una parte i migranti cosiddetti economici saranno respinti in massa (adottando il criterio “uno per uno”: per ogni siriano rientrato in Turchia, un altro siriano sarà portato dalla Turchia nella Unione Europea); dall’altra i destinatari di protezione internazionale, che potranno fare domanda di asilo politico in Grecia, saranno accuratamente “selezionati” (se la domanda non sarà presentata, per qualsiasi motivo, o la domanda sarà ritenuta irricevibile, per un qualsiasi motivo, anche i profughi saranno, pertanto, respinti).

Vi sarà un piano di reinsediamento, su base volontaria; vi sarà assistenza da parte della UE nei confronti della Turchia per rendere operativa ed effettiva, oltre che efficace, questa procedura; si garantiscono 3 miliardi alla Turchia e se ne promettono altri, fino ad un massimo di altri 3 miliardi, entro la fine del 2018, per svolgere il compito; si decide persino di aprire un nuovo capitolo del negoziato di adesione della Turchia all’Unione Europea (per la precisione il capitolo 33, quello inerente le cosiddette “Disposizioni Finanziarie e di Bilancio”, per valutare la compatibilità del quadro di finanza pubblica e di bilancio generale del candidato col cosiddetto acquis comunitario).

Come se d’un tratto fosse scomparsa dalla visuale dei leader di questa UE la realtà dei fatti quale essa è: la Turchia, da campo degli orrori che si consumano nei suoi campi profughi e lungo i suoi confini Sud e Sud Est, diventa un “Paese terzo sicuro” per consentire i rimpatri; da Paese autoritario – perfino liberticida in talune sue espressioni – rinnovato candidato alla adesione alla UE. Abbiamo purtroppo smesso di meravigliarci per l’incapacità di questa Europa di corrispondere all’umanità che sarebbe necessaria e ai diritti umani e alla pace positiva di cui ci sarebbe bisogno oggi più che mai. Non di meno è la concatenazione “logica” a lasciare di stucco: il punto di partenza sembra essere sempre più quello di un approccio di comando alla crisi e di liberarsi di uomini e donne indesiderati.

Se il punto di partenza, come sarebbe necessario, fosse quello di salvare vite, tutelare i più deboli, i più fragili, i più esposti, e privilegiare, sempre e comunque, i diritti umani degli uomini e delle donne, il percorso politico sarebbe tutt’altro: diplomazia e cooperazione; tutela scrupolosa del diritto di asilo e della protezione umanitaria; canali umanitari sicuri per liberare le persone dal traffico delle migrazioni e tutelare condizioni di esistenza basate sulla dignità e sui diritti di tutti e di tutte.

Un contributo in tale direzione viene, non a caso, dalle donne: qui. Appunto, per “restare umani”.

martedì 8 marzo 2016

Contro la Guerra. Con Alternative concrete.

Bo Yaser (Opera propria) [CC BY-SA 3.0] attraverso Wikimedia Commons

«Il lavoro delle Nazioni Unite per raggiungere un accordo solido e stabile sul Governo [in Libia] è ancora in pieno svolgimento. Abbiamo bisogno di una soluzione equilibrata e duratura. Solo a quel punto potremo valutare - sulla base della richiesta di un governo legittimato - un impegno italiano, che comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari. Dunque questo non è il tempo delle forzature, ma della prudenza, dell'equilibrio e del buon senso».

Così scrive il presidente del consiglio nella sua e-news del 5 marzo. Non sono d'accordo, perché non basta; e di fronte all'orribile precipizio della guerra, dire che non basta, equivale a dire che non va bene. Non è sufficiente una soluzione equilibrata, prudente, eventualmente - solo formalmente - legittima. È necessario impegnarsi a non intervenire militarmente, a ribadire in tutte le sedi che l'azione militare non è un'opzione percorribile, che non si può rispondere al caos (esacerbato dalle nostre guerre) con la guerra (con la quale si pretende di porre argine al caos).

Ricordate la notevole relazione di Carlo Galli a “Cosmopolitica”?: in primo luogo, «il compito della sinistra oggi è convivere con il conflitto per superarlo; con una volontà di pace che non entri nella logica, obsoleta e ipocrita, della “guerra giusta” e che non cerchi di “esportare la democrazia” con la guerra, sapendo che è la giustizia che previene e neutralizza la guerra»; in secondo luogo, «noi vogliamo essere la sinistra che fa passare il “caos” in “cosmo”, il disordine in ordine, con la politica, in modo che si possa dire, con il Poeta, che nell'immensa città del sole, il caos, finalmente cosmo, con l'umana compagnia, gli uomini, “tutti fra sé confederati”» (G. Leopardi, “La Ginestra”).

Abbiamo il compito, allora, di attenerci rigorosamente e di pretendere altrettanto rigoroso rispetto dell'art. 11 della Costituzione Repubblicana; respingere l'idea e la pratica della “pacificazione”, l'imposizione di un ordine o di una pace decisa o pretesa da noi; rispettare senza deroghe la autodeterminazione, la libera scelta dei popoli in ordine alle forme del loro sviluppo e del loro progresso. Dunque, prendendo ancora spunto da quella relazione, vi è bisogno di una “grande politica”: e nello scenario internazionale, di diplomazia, cooperazione, convergenza tra i popoli.

Non occorre, come pure è stato detto e scritto, una forza "che imponga il cessate il fuoco a tutte le parti in lotta"; si tratterebbe a tutti gli effetti di una operazione di "peace-enforcing": una misura controversa, secondo una parte consistente del dibattito internazionale al di fuori della legalità internazionale, in ogni caso con un chiaro carattere assertivo e di ingerenza. Diverso sarebbe il caso di un intervento di polizia internazionale, ma deve essere richiesto dalle autorità locali legittime, vedere l'esplicito consenso delle parti in causa e prevedere una cornice stabile di legalità internazionale; quest'ultima può essere prevista solo dalle Nazioni Unite.

Ribadire: ONU, non NATO. Per la sua composizione, per il suo comando e per la sua dottrina, la NATO è un dispositivo di aggressione a tutti gli effetti. Esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno in questo scenario e, aggiungo, ciò di cui semmai dovremmo richiedere il superamento.

La "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" non obbliga ad alcun intervento di pacificazione dall'esterno, viceversa stabilisce, sin nel Preambolo, che i diritti umani siano protetti da "norme giuridiche" e conferma, all'art. 22, che la realizzazione dei diritti può avvenire solo "attraverso le sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ciascuno Stato".

I principi fondamentali dell'ordinamento internazionale restano quelli di auto-determinazione, sovranità popolare, non-ingerenza, non-discriminazione, e come dice l'art. 11 della Costituzione Repubblicana, rifiuto (anzi, perfino "ripudio") della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e, prima ancora, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Per questo, se si tratta di un dovere repubblicano e di un cimento politico, allora è necessario che tutte le articolazioni repubblicane dicano all'unisono “no alla guerra”: respingendo la guerra e l'aggressione e rivendicando con forza la politica e la pace. Il 9 Marzo è in calendario la discussione in Parlamento sulla Libia. Mobilitiamoci. Costruiamo iniziativa, azione, sensibilizzazione. Stendiamo documenti, volantini, ordini del giorno. Diamo una chance alla politica e alla pace. 

Contro la Guerra e per la Pace. Appunti

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E' trascorsa una settimana, il gruppo di lavoro su “Guerra e Disarmo” di "Cosmopolitica!" ha proposto un suo terreno di confronto. Interrogativi, riflessioni e contributi sono stati pubblicati e i/le compagni/e e gli/le attivisti/e sono impegnati sui propri territori nelle iniziative che via via stanno maturando.

Abbiamo tutti e tutte la consapevolezza che il tema della guerra e della pace (della lotta contro la guerra e ogni forma di aggressione; della lotta per la pace e la costruzione di un ordine internazionale di cooperazione e convivenza pacifica tra le nazioni) è decisivo per il profilo politico-culturale della "Sinistra".

Lo è stato nel 1914 quando proprio sul rifiuto della guerra imperialista mondiale si è rotta la Seconda Internazionale e si sono via via rese autonome le forze comuniste e rivoluzionarie. Lo è “mutatis mutandis” oggi, nella temperie di una “terza guerra mondiale” a mille fronti e nel contesto drammatico del Mediterraneo delle guerre e delle migrazioni.

In questo “cimento”, la sinistra ha un compito assai esigente: definire le coordinate con cui leggere lo scenario di guerra nel quale ci troviamo, praticare il terreno della mobilitazione democratica, la più unitaria possibile, contro la guerra e per la pace, individuare delle alternative.

Tra le alternative praticabili, vere e proprie “utopie concrete”, sono state indicate, nella riflessione collettiva, almeno quelle della risoluzione alternativa dei conflitti, della difesa popolare, dei Corpi Civili di Pace (anche qui).

Ma, prima ancora, sono stati sollevati alcuni interrogativi: l'individuazione della super-potenza nord-americana come primo responsabile del precipizio di guerra in corso e delle odierne declinazioni del moderno imperialismo; l'occupazione israeliana dei territori palestinesi e la “questione palestinese” all'interno di un contesto vicino-orientale dai contorni sempre più accesi e sempre più minacciosi; la Siria, in cui precipitano i progetti di destabilizzazione, le ingerenze esterne e il progetto di dominio e di oppressione rappresentato da DAESH e i suoi sponsor.

Anche per questo, il documento preparatorio e buona parte della discussione si sono soffermati su alcuni cardini dell'azione: cooperazione e disarmo; autodeterminazione dei popoli; non ingerenza.

Il compito oggi delle forze avanzate, comunisti, progressisti, in una parola, la Sinistra, è complesso. Si tratta di avanzare idee, proporre contributi, stimolare incontri, virtuali e territoriali, in base alle modalità comunicative e organizzative che verranno condivise; ma anche di condividere proposte di mobilitazione e di iniziativa a livello nazionale e territoriale, rimandando spunti e link.

Si tratta anche, infine, di affrontare tre grandi questioni che attraversano il movimento, nel suo complesso, “per la pace e contro la guerra”: il “posizionamento”, che troppo spesso ha condizionato pratiche e iniziative, alimentando diffidenze e distanze; l “auto-referenzialità”, che troppo spesso ha deformato la comunicazione contro la guerra in analisi ultra-specialistica; e la “frammentazione”, fatta ora di percorsi divergenti, ora di reti pletoriche (due aspetti solo apparentemente in contraddizione).

Partiamo dai contenuti. Dal merito delle piattaforme e dalla capacità di parlare alla più ampia e sincera cittadinanza democratica. Nel cimento della "rigenerazione della sinistra", potrebbe essere un buon modo per ripartire.

lunedì 4 gennaio 2016

Nascono i "Peace Corps" all'italiana

danielmartineckhart: UNIIMOG FSOs raising UN flag, Wikimedia Commons

Finalmente, sono stati pubblicati e diventano operativi, con l'inizio dell'anno 2016, il prontuario e le linee-guida del percorso di sperimentazione delle cosiddette azioni non-governative di pace, nell'ambito del Servizio Civile, impropriamente definite “Corpi Civili di Pace”, introdotti in via sperimentale più di due anni fa, con la Legge Finanziaria per il 2014 (art. 1, comma 253, legge 27 Dicembre 2013, n. 147). Si trattava di una sperimentazione volta a inquadrare complessivamente 500 giovani volontari in servizio civile, a valere di un budget complessivo di nove milioni di euro, nel triennio 2014-2016, e che invece si trova a partire solo adesso, nel 2016, dopo clamorosi ritardi e lungaggini, e a fare a meno di almeno 230.000 euro di risorse, tagliate dal Ministero dell’Economia, causa mancata spesa nel 2014.

Da parte di organizzazioni della società civile, in particolare quelle meno inclini a consuetudini lobbistiche con le istituzioni governative e più decise nel garantire il profilo dei Corpi Civili di Pace quale autentico strumento della società civile democratica organizzata, in forma di Difesa Civile Non Armata e Non Violenta, si era posta l'attenzione, in particolare, su tre aspetti cruciali della sperimentazione: l'insufficienza della cornice del servizio civile, riservato a giovani tra 18 e 28 anni, inadeguato ad affrontare la complessità e la portata (anche in termini di impatto e di riproducibilità) di un così rilevante impegno per la pace, in termini di prevenzione della violenza, di trasformazione del conflitto e di superamento del conflitto armato; la costruzione di un percorso, anche e soprattutto attraverso una efficace e consapevole mobilitazione popolare, di riconoscimento della parità tra difesa civile e difesa militare in Italia (come sancito, tra le altre, dalla fondamentale sentenza n. 228 del 2004); il carattere non-governativo di questa sperimentazione, proprio per evitare quella commistione esiziale, mortale per l'impegno nonviolento per la pace, tra presenza governativa in teatro di conflitto (che molto spesso è presenza militare in teatri in cui l'imperialismo italiano si è ampiamente esercitato e le armi italiane hanno ampiamente combattuto, con tutto il loro corollario di vittime e distruzione, materiale e morale) e presenza nonviolenta per la “pace positiva”.

Viceversa, la sperimentazione disegnata dal combinato disposto tra DM 7 Maggio 2015 e Prontuario punta in tutt'altra direzione e mostra come l'impostazione del percorso sia stata completamente sottratta al protagonismo delle forze della società civile di pace, a meno di non ritenere che un impianto di questo genere possa essere minimamente soddisfacente per tali “attori di pace”. Gli psuedo - Corpi Civili di Pace che ne vengono fuori hanno davvero poco a che vedere con gli Interventi Nonviolenti di Pace di cui pure si è a lungo discusso e assumono invece sempre più clamorosamente i tratti dei “Peace Corps” statunitensi, sui quali possiamo dare per scontato non serva spendere troppe parole. I giovani servizio-civilisti impegnati nella sperimentazione potranno essere inviati solo nelle aree-paese sancite dal Governo (ad esempio a Nauru, ma non in Palestina, né tantomeno in Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan, India, Libia, Egitto, Cipro, Turchia, cioè, tanto per dire, in quasi nessuno degli scenari di conflitto di prossimità), sottostare a procedure di ingaggio e di sicurezza “totali” ed asfissianti (alle quali fa in parte riferimento anche la lunga lista di Paesi esclusi dall'intervento) e posti quindi in una situazione sostanziale di personale civile “embedded”.

Quanto alle caratteristiche dei progetti, «non saranno approvati progetti che prevedano attività situate in aree in cui la presenza di personale italiano è “sconsigliata a qualsiasi titolo” … dal MAECI». Saranno sostanzialmente fungibili alle esigenze governative, visto che, quanto alla stessa individuazione dei progetti, «qualora le avvertenze su viaggiaresicuri.it cambino successivamente alla presentazione del progetto, ovvero le competenti autorità diplomatiche e consolari emanino specifiche disposizioni comportamentali inerenti la sicurezza, l’ente e i volontari dovranno adattare le loro attività in funzione delle nuove indicazioni». E, peggio ancora, saranno anche commissariati preventivamente dalle autorità governative, tanto è vero che, in relazione alle Linee Guida per la Sicurezza, si prevede esplicitamente che il piano sicurezza sia «sottoposto, entro i primi cinque giorni dall’arrivo dei volontari, alle autorità diplomatiche e consolari competenti... Eventuali modifiche apportate al Piano dalle predette autorità è comunicato (sic) da parte dell’ente ai volontari ed al restante personale impegnato nella realizzazione del progetto, al Dipartimento ed al MAECI» (vedi il testo pubblicato del “Prontuario”: serviziocivile.gov.it/media/597942/prontuario-ccp.pdf).

Tali contraddizioni erano, del resto, ampiamente inscritte sin nello spirito e nella lettera del sopra ricordato decreto ministeriale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel Maggio scorso (Serie Generale n.115 del 20 Maggio 2015), il quale impone di fatto che «prima dell'impiego all'estero, i giovani volontari sono tenuti a partecipare ad attività di sensibilizzazione in materia di sicurezza organizzate dal MAECI» (art. 7, c. 2) e che «i giovani volontari partecipano a riunioni di sicurezza organizzate nella zona di intervento» su “disposizione” delle autorità italiane competenti (art. 7, c. 2).

Inoltre, come si evince chiaramente dalla lettura dei successivi commi 4 e 5, il MAECI è titolare unico della sicurezza del personale impegnato e può disporre misure non solo «in relazione alle condizioni di sicurezza prevalenti nel luogo» ma anche per - peraltro generiche - «gravi ragioni di opportunità». Preoccupante, per progetti inquadrati in una così stringente cornice “governativa”, il riferimento del c. 6 in merito all'eventuale imputazione delle spese sostenute dall'amministrazione per il rimpatrio o altre azioni di soccorso. Da una parte, la figura classica del volontario in servizio civile; dall'altra, il ruolo preponderante del governo e una opzione esclusiva, da parte del governo, sul tema-chiave della sicurezza, tanto è vero che, a norma dell'art. 3 comma 3 del decreto attuativo, «i Paesi esteri in cui possono svolgersi i progetti sono individuati dal MAECI», minacciando non solo l'autonomia e l'unicità del rapporto di cooperazione tra gli attori dei diversi contesti, di provenienza e di destinazione, che condividono l'opzione nonviolenta nell'azione di prevenzione della guerra e di promozione della pace, ma prefigurando una ambigua e rischiosa sovrapposizione tra aree di destinazione delle azioni di pace e aree di proiezione degli interessi strategici del governo italiano. La stessa ambiguità e la medesima sovrapposizione che, come da più parti testimoniato, caratterizzano i profili di intervento tipici, legati agli interessi governativi, dei “Peace Corps” USA.

D'altra parte, una riprova della volontà di fare di questi “Corpi di Pace” una sorta di strumento inquadrabile nelle politiche governative e quindi adattabile alla logica dei suoi interessi strategici, sta nelle stesse parole con le quali tale nuova cornice è stata presentata all'opinione pubblica. Nella conferenza di presentazione di tali “Corpi di Pace”, l'on. Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega alle politiche giovanili e al servizio civile nazionale, ha esplicitamente indicato che «i “Corpi Civili di Pace” di per sé hanno riferimenti anche di natura internazionale, nell'esperienza del governo tedesco, nell'esperienza argentina e nei Peace Corps degli USA, ed anche in una risoluzione dell'ONU che incoraggia la nascita di Corpi di Pace nei diversi stati membri e che ha anche organizzato, sotto l'etichetta dei Caschi Bianchi, interventi in condizioni simili a quelle in cui dovranno operare questi giovani. [...] Gli interventi saranno localizzati nei Paesi individuati su iniziativa del MAECI in accordo con il Dipartimento del Servizio Civile, per cui sarà una delle forme di politica estera del nostro Paese. [...] Inoltre, ci sarà anche una formazione fatta proprio dal MAECI sui temi della sicurezza, perché se si va ad operare in zone a rischio conflitto o post-conflitto, o zone di emergenza ambientale, si vogliono creare tutte le condizioni affinché si possa lavorare in modo sicuro e tranquillo. [...] Per questi giovani è prevista anche una “procedura rafforzata” in quanto, in condizioni di particolare difficoltà o di problematiche di sicurezza e per ragioni di opportunità ..., il MAECI potrà disporre il rimpatrio di queste persone che si trovano, eventualmente, in altri Paesi» (si veda il video della conferenza stampa di presentazione). 

È appena il caso di ricordare che l'elaborazione condivisa all'interno del movimento per i Corpi Civili di Pace ha portato a definire questi ultimi come una «azione civile, non armata e nonviolenta, di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti (con l'obiettivo di promuovere) una pace positiva, intesa come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e benessere sociale». Non si tratta dunque - esclusivamente - di giovani volontari, ma di operatori professionali, professionisti e volontari.  Peraltro, a dispetto del fatto che, nella concezione condivisa dei Corpi Civili di Pace, questi ultimi «lavorano in squadra e prendono di norma decisioni strategiche e tattiche col metodo del consenso» e, inoltre, «possono attivare relazioni di collaborazione con altre ONG, …e istituzioni pubbliche, solo se tali rapporti non minano l'indipendenza e l'imparzialità della missione; con attori armati - regolari e non regolari - non sono ammesse forme di collaborazione o sinergia né scorta armata; può esserci dialogo finalizzato alla gestione nonviolenta del conflitto o scambio di informazioni sulla sicurezza, ove questo non pregiudichi la “legittimità nonviolenta” della missione, in termini di modalità d'azione e di ricezione presso le parti», il decreto attuativo “centralizza” le disposizioni in materia di sicurezza, rendendole, persino, cogenti per gli operatori.

Nascono così i Peace Corps all'italiana. E, per favore, smettiamo di chiamarli Corpi Civili di Pace.

Consiglio Mondiale della Pace: Analisi e Proposte

Il Documento del Comitato Esecutivo del CMP
 
da cebrapaz.org.br |  Traduzione di Marx21.it

 
Il sito del Comitato Brasiliano di Solidarietà con i Popoli e di Lotta per la Pace (Cebrapaz), ha pubblicato il documento stilato dal Comitato Esecutivo del Consiglio Mondiale della Pace (CMP) nel corso della sua ultima riunione.

 
Il Comitato Esecutivo (CE) del Consiglio Mondiale della Pace (CMP) si è riunito nella provincia cubana di Guantanamo, il 20 e 21 novembre 2015. La riunione è stata organizzata dal Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MOVPAZ).

Al CE è seguito il IV Seminario Internazionale per la Pace e l'Eliminazione delle Basi Militari Straniere nel Mondo, organizzato congiuntamente da CMP, MOVPAZ e dall'Istituto Cubano di Amicizia tra i Popoli (ICAP), tra il 23 e il 25 novembre, in conclusione del quale è stata diffusa una dichiarazione finale.

La riunione del Comitato Esecutivo del CMP ha passato in rassegna la situazione mondiale e le minacce alla pace e alla stabilità, le crescenti aggressioni e guerre imperialiste in varie parti del mondo, ed anche la risposta dei popoli e movimenti per la pace, e ha manifestato la sua profonda preoccupazione per i crescenti pericoli di un conflitto catastrofico di grandi proporzioni. D'altro lato, è stato anche messo in rilievo che l'opinione pubblica e i movimenti popolari contro aggressioni e guerre imperialiste e per la pace e la stabilità si stanno mobilitando in varie parti del mondo.

Con lo svolgimento del suo CE a Guantanamo, a pochi chilometri di distanza dalla base militare degli Stati Uniti e dal suo campo di concentramento e tortura, il CMP ha riaffermato la richiesta incondizionata della chiusura immediata e definitiva della base, che è occupata contro la volontà del popolo cubano, e della restituzione del territorio a Cuba.

Il CMP ha trasmesso anche la sua solidarietà sincera e incrollabile al popolo cubano e alla sua rivoluzione, in difesa delle sue conquiste e per porre fine al blocco degli Stati Uniti contro Cuba, per la sospensione della “posizione comune” dell'UE contro Cuba e delle altre sanzioni e interferenze. Condividiamo la gioia e la soddisfazione del popolo cubano per il pieno ritorno dei cinque eroi cubani nella loro patria.

Dal suolo latinoamericano il CMP saluta i popoli della regione e manifesta la sua solidarietà alla lotta per il diritto sovrano di decidere da soli, liberi da macchinazioni straniere e sovversione, del proprio futuro e dei percorsi del proprio sviluppo. Rileviamo l'importante decisione della CELAC di dichiarare la regione, nel 2014, nella sua riunione del vertice all'Avana, una “Zona di Pace”, il che riflette i sentimenti genuini e le aspirazioni della grande maggioranza della popolazione nell'Emisfero Occidentale. [...]

Condanniamo gli attacchi come quelli perpetrati a Parigi alcuni giorni fa ed esprimiamo la nostra più sincera solidarietà al popolo francese nel suo dolore. Inoltre, come le risposte del governo francese e il suo ruolo nel conflitto in Siria hanno dimostrato, la cosiddetta lotta contro gruppi terroristi – molti dei quali sono emersi come risultato diretto dell'azione imperialista e in particolare degli USA, della NATO e dei suoi alleati nella regione – è usata per attaccare i diritti democratici degli stessi cittadini della Francia e degli immigrati in vari paesi europei.

Giorno dopo giorno, il Mar Egeo si sta trasformando in un cimitero per centinaia di famiglie che fuggono da Siria, Iraq e Afghanistan, distrutti dalla guerra. Le isole greche si stanno trasformando in campi di rifugiati, senza le risorse sufficienti e adeguate a ricevere e accogliere queste persone. Una questione chiave in questa vicenda continua ad essere rappresentata dai regolamenti dell'UE previsti dagli accordi di Schengen e Dublino II, come pure dall'ipocrisia dell'UE e dei governi di molti dei paesi dove i rifugiati si stanno dirigendo, e che sono apertamente ostili ai rifugiati.

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giovedì 5 novembre 2015

I Luoghi della Memoria e la Costruzione della Pace


www.pressenza.com/it/2015/11/giornata-della-tolleranza-16-novembre-napoli


Giornata della Tolleranza, 16 Novembre, Napoli

La Giornata della Tolleranza, 16 Novembre, compie vent'anni, dal momento che la Dichiarazione sui Principi della Tolleranza è stata adottata dall'UNESCO, a Parigi, nel 1995, quale strumento di sensibilizzazione del pubblico ai valori della convivenza.

Nell'occasione, l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli - Sito UNESCO, realizza una conferenza, in cui sarà anche presentata la ricerca-azione dal titolo “La Pagina in Comune”, edita da “Ad Est dell'Equatore”, Napoli, 2015, sui luoghi della memoria e i giacimenti culturali quali luogo dello scambio inter-culturale e della convivenza pacifica.

Si tratta di una sperimentazione attivata anche grazie al protagonismo della Città di Napoli che ha approvato, prima amministrazione locale in Italia, il primo progetto di una città per CCP in zona di conflitto, i “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, con la delibera n. 1029 (20.11.2011).

Approvando la Giornata della Tolleranza, dell'Accoglienza e della Convivenza, con delibera n. 4 (07.03.2012), la Città di Napoli, per iniziativa dell'allora vicepresidente del Consiglio Comunale di Napoli, avv. Elena Coccia, ha inteso coniugare i valori della tolleranza con i principi della salvaguardia della pace e della cultura dei diritti, dei luoghi della memoria e del patrimonio culturale, al fine di promuovere dialogo e convivenza tra popoli, culture, religioni.

La Conferenza del 16 Novembre ospita, nella splendida chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nel centro storico patrimonio UNESCO della Città di Napoli, esperti e intellettuali per confrontarsi con il pubblico sugli argomenti proposti.

La conferenza avrà per tema: I Luoghi della Memoria e la Costruzione della Pace;

è organizzata dall'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli, Sito UNESCO, in collaborazione con gli “Operatori di Pace - Campania”, Associazione Memorie e Culture “Lidia Menapace”, IPRI - Rete CCP (Istituto di Ricerche per la Pace e Rete dei “Corpi Civili di Pace”), con il supporto della Opera Pia “Purgatorio ad Arco” ONLUS e dalla Casa Editrice “Ad Est dell'Equatore”;

e, con la presenza di Lidia Menapace, prevede gli interventi di:

    Maria Teresa Iervolino, cultrice della memoria, boemista,
    Edmond Ҫali, lettore di lingua e letteratura albanese,
    Persida Lazarević, ricercatrice di letteratura serba e croata,
    Andrea de Carlo, docente di lingua e letteratura polacca,
    Rosanna Morabito, docente di lingua e letteratura serbo-croata,
    Pasquale Voza, docente emerito di letteratura italiana,
    Imma Barbarossa, ex deputata, docente di lettere,
    Lidia Menapace, ex senatrice, staffetta partigiana, docente,
    Pino De Stasio, consigliere municipale, poeta,
    Arnaldo Maurino, presidente commissione scuola, Comune di Napoli, e
    Elena Coccia, presidente osservatorio Centro Storico di Napoli, sito UNESCO.

La Conferenza si terrà lunedì 16 Novembre, alle ore 16.00, alla Chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in Via Tribunali 39, Napoli.

Segreteria Organizzativa

Osservatorio Permanente Centro Storico di Napoli, Sito UNESCO,
dott. Gabriele di Napoli - arch. Elena Pagliuca
tel.   0817959827

martedì 3 novembre 2015

"Carovane per Sarajevo"


Si riporta qui di seguito la riflessione di Giovanna Baracchi, del Circolo di Paderno Dugnano di Rifondazione Comunista, all'indomani della presentazione del volume di Francesco Pugliese, "Carovane per Sarajevo", presso la Biblioteca Civica di Nova Milanese, lo scorso 31 Ottobre. 

Lo scorso 31 ottobre 2015, a Nova Milanese (MB), si è svolta, all'interno della Biblioteca, la presentazione del libro “Carovane per Sarajevo” di Francesco Pugliese.
 
Laura Tussi scrittrice, giornalista del territorio, ha presentato l'evento assieme ad Alfonso Navarra “antigiornalista ed antiesperto” come lui ama definirsi, ma anche storico obiettore di coscienza, e Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace, scrittore e responsabile esteri del PRC di Napoli.
 
A volte ci si domanda quali siano le organizzazioni che operano per la pace ma, soprattutto, dove siano, vista la scarsa anzi assente informazione che viene trasmessa dai mass-media. L'importanza di essere operatori di pace e a favore della smilitarizzazione dei territori non è certo argomentazione gradita ai soliti circuiti informativi. “Quando si parla di pace, e anche di nonviolenza, ci si ferma spesso solo agli aspetti generali, di principio, morali”.

Francesco Pugliese, insegnante ed autore del testo, si occupa da anni di pacifismo ma soprattutto di opposizione popolare alla guerra. Il libro ripropone la memoria di una guerra che non va dimenticata, ricordando anche i numerosi operatori di pace italiani che sono stati presenti con la loro significativa solidarietà, senza precedenti, verso le popolazioni, soprattutto nell'aiuto e nel soccorso alle vittime.
 
ll dibattito fra i presenti, che ne è scaturito, ha raccolto ed evidenziato l'importanza di partire con una sorta di “educazione alla pace” da sviluppare con l'aiuto delle istituzioni scolastiche per divenire costruttori di pace. L'esigenza è quella di “declinare” l'impegno per la pace nei termini di una mobilitazione, al tempo stesso, per la pace e contro la guerra.
 
Alla presentazione del libro hanno partecipato il sindaco di Nova Milanese, Rosaria Longoni, assieme all'Assessore alla Cultura ed anche la nostra delegazione padernese del PRC Casaletti. “È attraverso la memoria che si supera la vendetta e si trascende il perdono, si stabiliscono le coordinate sociali, infine si progetta la riconciliazione e si definisce la convivenza” (Gianmarco Pisa).