venerdì 15 maggio 2026

A proposito della PdL per una Difesa civile non armata e nonviolenta

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Il lancio della Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci, si muove sul duplice binario di sollecitare l’opinione pubblica a una più matura presa di consapevolezza intorno all’importanza di una difesa civile, di carattere non militare, per il nostro Paese e, nel contesto di questo obiettivo, di promuovere una raccolta di firme per una proposta di legge finalizzata alla “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”.

Come indicano i promotori, la proposta “muove da un presupposto costituzionale preciso: il dovere di difesa della Patria sancito dall’art. 52 della Costituzione può essere adempiuto anche attraverso strumenti civili, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 1985. Gli articoli 2 e 11 della Costituzione disegnano un concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone e delle istituzioni democratiche, non sulla forza militare. Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con Protezione civile e Servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6‰ IRPEF senza oneri aggiuntivi”.

Come tutte le proposte, il testo di legge, come da pregi, tra cui avere rilanciato in forma pubblica il tema di una difesa non esclusivamente militare e quindi dell’importanza, ad essa collegata, dell’impegno sociale e della partecipazione popolare, ad esempio attraverso lo strumento dei Corpi civili di pace, ai fini della difesa, nel senso del contrasto alla guerra, della prevenzione dei conflitti armati e della promozione della pace, così non è esente da limiti e lacune. Nell’articolato, tre punti, in particolare, meritano, al di là delle questioni tecnico-procedurali, di essere letti con attenzione.

Il primo. In base all’art. 1 c. 1 della proposta di legge, la difesa civile non armata e nonviolenta è “intesa come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche”. Questa formulazione ha il merito di essere immediata, ma ha al tempo stesso il difetto di essere incompleta e potenzialmente passibile di interpretazioni distorsive. Le attività previste dal comparto della difesa civile non armata e nonviolenta non si limitano, infatti, alla prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, ma comprendono anche la risoluzione positiva, la trasformazione positiva e, in prospettiva, il trascendimento dei conflitti.

Si tratta di ambiti ben noti agli studi per la pace, sui quali si possono già raccogliere significative esperienze progettuali svolte sul campo in contesti di conflitto e post-conflitto, e sui quali un’elaborazione significativa da parte delle forze della società civile organizzata orientata nel senso della pace, dei diritti e della nonviolenza si è già ampiamente soffermata, come indica anche il documento del Tavolo Interventi Civili di Pace su “Identità e criteri degli Interventi Civili di Pace italiani”, che specifica come l’intervento civile si configuri come “azione civile, non armata e nonviolenta di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti. L'obiettivo degli interventi è la promozione di una pace positiva, intesa come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e benessere sociale”.

Questo ci porta al secondo punto. La proposta di legge istituisce, all’interno del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace (art. 1 c. 3 l. a), inseriti nell’ambito del Servizio civile universale e destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. La proposta riduce cioè questo strumento essenziale ai fini dell’implementazione della difesa civile non armata e nonviolenta al rango di una delle attività del Servizio civile universale, limitato, com’è noto, ai giovani volontari e volontarie di età compresa tra i 18 e i 28 anni.

È noto, anche in questo caso, tanto dalla letteratura scientifica, quanto dalle esperienze progettuali, che i Corpi civili di pace sono sostanzialmente altra cosa, vale a dire squadre di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, attivandosi su “richiesta leggibile” della società civile locale, con compiti di costruzione di condizioni di pace positiva e profili di attività che pure, tra gli altri, il documento dedicato agli Interventi civili di pace si incarica di articolare e approfondire. Non solo, dunque, giovani volontari, ma operatori e operatrici preparati, formati e addestrati a intervenire in contesti di crisi, conflitto, emergenza e in quadri operativi caratterizzati da straordinaria complessità.

Il loro profilo, quindi, non può essere ridotto ad esercizio superficiale, spontaneistico, volontaristico, né tantomeno può essere sfigurato facendone una specie di “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati, di volta in volta, dagli Stati europei o della Nato in questo o quel contesto di crisi e di conflitto. Un limite, in questo senso, è rintracciabile anche nella soluzione organizzativa stessa di inquadrare (art. 1 c. 2), il comparto della difesa civile presso la Presidenza del Consiglio, all’interno di un Dipartimento ad hoc, al quale sono attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia.  

Non dunque, ad esempio, un’Agenzia, vale a dire un ente o un'organizzazione dotata di autonomia gestionale nell'ambito della pubblica amministrazione, a cui sono attribuite funzioni tecnico-operative; ma un Dipartimento, cioè un’articolazione funzionale, di cui il Presidente del Consiglio si avvale per le funzioni di indirizzo e coordinamento, sottoposto al Segretario generale o affidato alla responsabilità di un Sottosegretario o Ministro senza portafoglio.

Peraltro, l’indirizzo espresso dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la 119/2015, vale a dire che “il dovere di difesa della Patria non si risolve solo in attività finalizzate a contrastare o prevenire un’aggressione esterna, ma può comprendere anche attività di impegno sociale non armato; accanto alla difesa militare, che è solo una delle forme di difesa della Patria, può dunque ben collocarsi un’altra forma di difesa, che si traduce nella prestazione di servizi rientranti nella solidarietà e nella cooperazione a livello nazionale ed internazionale”, dovrebbe portare piuttosto a una riforma complessiva del sistema della difesa e alla riconfigurazione del Ministero della Difesa stesso, coerente con le due funzioni costituzionali, la difesa militare e la difesa civile, quest’ultima, in base a quanto sin qui evidenziato, organizzata nella forma della Difesa popolare di carattere civile e nonviolento. 

Il che allude direttamente al terzo punto: la sua distinzione e la sua autonomia dalla difesa militare, pur nel quadro complessivo, costituzionalmente definito, della difesa del Paese. L’art. 1 c. 1 indica infatti che “la difesa civile, non armata e nonviolenta [è] complementare alle forme di difesa militare”: e qui è grave che non si specifichi al tempo stesso che sia anche autonoma dalle forme di difesa militare pur nel quadro generale definito dalla Costituzione; indicare cioè che si tratti semplicemente di modalità complementare alla difesa militare rischia di privare la difesa civile non armata e nonviolenta proprio della sua specificità e della sua caratterizzazione e rischia di ridurla, come si accennava, a una delle funzioni del cosiddetto coordinamento civile-militare (Cimic) o a una vera e propria “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati in guerra. 

Non andrebbe dimenticato, cioè, che l’obiettivo di queste misure è la promozione della pace positiva, una pace che non preveda solo la fine delle ostilità e la cessazione della violenza, ma anche la promozione di una democrazia effettiva, la giustizia sociale e la promozione di «tutti i diritti umani per tutti e per tutte».

lunedì 11 maggio 2026

L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace

Napoli, riapre la sezione “Simón Bolívar” della Biblioteca Nazionale.


Biblioteca Nazionale di Napoli, Martedì 12 maggio 2026, ore 16.00

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli e la Biblioteca Nazionale di Napoli annunciano la riapertura della sezione venezuelana “Simón Bolívar”, in occasione del 26° anniversario dalla sua fondazione.

I legami tra il Venezuela e l’Italia affondano le loro radici in un’epoca precedente all’Unità d’Italia. Nata il 17 marzo 1856, la sede del Consolato Generale a Napoli è la rappresentanza diplomatica venezuelana più antica d’Europa, da sempre un solido ponte per lo scambio commerciale, culturale e per la fraterna amicizia tra i nostri popoli da 170 anni; un traguardo di storia condivisa che rinnova il nostro impegno istituzionale con incontri importanti come questi.

L’appuntamento che apre il Ciclo Letterario 2026 si terrà martedì 12 maggio alle ore 16:00 presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Interverranno il Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Javier José Gómez Betancourt, e la Direttrice della Biblioteca Nazionale, Silvia Scipioni.

Durante l’incontro sarà presentato il libro “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del Monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della Pace” di Gianmarco Pisa.

La sezione “Simón Bolívar” è stata fondata il 21 giugno 2000 grazie alla collaborazione tra il Consolato e la Biblioteca Nazionale. Custodisce un patrimonio di circa 4.000 volumi e 100 testate giornalistiche su temi scientifici, storici e culturali.

Con la sua riapertura, la sezione torna a essere uno spazio di dialogo e fratellanza, dove riscoprire la storia condivisa che da quasi due secoli unisce Italia e Venezuela e dove studiosi e appassionati possono approfondire l’identità e il patrimonio universale venezuelano.
 
La scheda del libro è disponibile al seguente collegamento:
https://www.multimage.org/libri/piu-eterno-del-bronzo-educazione-alla-cultura-e-semantica-del-monumento 
 

giovedì 23 aprile 2026

Arte Pace e Nonviolenza

Arte, pace e nonviolenza
Conferenza presso la Fondazione Emanuele Parrino, Palermo
Interventi:

Maria Antonietta Malleo, docente di storia dell'arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo, rappresentante dell'IFOR presso l'UNESCO:
"Arte e nonviolenza nella primavera araba"

Gianmarco Pisa, formatore e operatore di pace, segretario IPRI-CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace - Corpi Civili di Pace):
"Patrimoni culturali e Corpi civili di pace in contesti di crisi e di conflitto"

Delia Russo, artista multidisciplinare, arteterapeuta ArTeA a modello polisegnico®, antropologa dell'arte presso Milano-Bicocca, fondatrice gentilgesto®:
"Gentilgesto, l'arte si fa nella relazione".

Oggetto della discussione, la più recente pubblicazione di Gianmarco Pisa, "Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace" (Multimage, Firenze 2026).

La scheda del libro è qui:
https://www.multimage.org/libri/piu-eterno-del-bronzo-educazione-alla-cultura-e-semantica-del-monumento

L'evento è promosso da:
Fondazione Emanuele Parrino, Comunità dell'Arca di Lanza del Vasto ODV, Officina Siciliana di Nonviolenza.

lunedì 5 gennaio 2026

Declaración de IPRA sobre el Intervencionismo y Venezuela


IPRA, Asociación Internacional de Investigación para la Paz

5 de enero de 2026 




Declaración de IPRA sobre el Intervencionismo y Venezuela

Nosotros, los Secretarios Generales de la Asociación Internacional de Investigación para la Paz (IPRA), Marité Muñoz y Rajib Timalsina, comprendemos la necesidad actual de denunciar la terrible situación que vive la comunidad internacional. IPRA lleva más de sesenta años trabajando con investigadores académicos y operadores de paz de todos los continentes en un proceso de construcción de la paz en todo el mundo. Eso es lo que intentamos construir y enseñar, y muchos de nuestros miembros y colegas han perdido la vida en el proceso. Esas muertes, en parte, fueron resultado de la ira de personas que creen en la necesidad de mantener sus negocios de fabricación de armas: en algunos casos disfrazados de legales, y en otros casos en apoyo directo del crimen organizado.

En los últimos años, se han iniciado y mantenido numerosas guerras para extraer recursos naturales de ciertos territorios, con el vano pretexto de “proteger la libertad y la democracia”. Estas son excusas que enmascaran otras realidades; hay muchos ejemplos del siglo XX y muchos más de este siglo. Civiles mueren, acusados ​​de quién sabe qué, civiles que solo quieren vivir en paz con justicia social y disfrutar de su territorio. Tantas y diversas personas quieren y necesitan defender su identidad, su religión, su paz y, como dijimos, la justicia social necesaria para mantener a sus comunidades seguras - y no pueden. No pueden porque otros no lo permiten, aquellos que parecen no comprender que la paz es posible y necesaria.

Por lo tanto, en los últimos años, podemos nombrar una multitud de países que fueron ocupados y invadidos siempre por las mismas naciones, siempre por los mismos países, siempre por los mismos líderes. Palestina es el ejemplo más claro del año pasado; también tenemos a Sudán, que ha estado ocupado durante mucho tiempo, y, desde ayer, a Venezuela, que, independientemente de nuestra ideología, no debe estar sujeto a forma de ocupación y debe poder resolver todos sus asuntos internos de forma independiente. Hay otros países que no han sido invadidos ni bombardeados, pero que aún sufren estas situaciones de forma más velada, como las intervenciones económicas y culturales, etc. En América Latina, podemos citar a Honduras como un ejemplo, pero hay muchos otros.

En nombre de IPRA y de toda nuestra Secretaría, tenemos claro, independientemente de nuestra geografía y nuestra ideología: IPRA no apoya ningún ataque a la soberanía ni a la sociedad de ningún país. IPRA no apoya que un país simplemente pretenda extraer los recursos naturales de otro, mientras mueren personas inocentes que necesitan cuidados. Los ataques indiscriminados de Estados Unidos contra Venezuela, como cualquier otra intervención de esta naturaleza, jamás serán apoyados.

Siempre protestaremos contra estas intervenciones.

Esto es lo que creemos.

Marité Muñoz, Secretaria General de IPRA
Rajib Timalsina, Secretario General de IPRA

IPRA United Nations Office, c/o Secretary General Emeritus Matt Meyer, 309 Park Place, Brooklyn NY 11238 USA - www.iprapeace.com

Dichiarazione dell'IPRA sull'interventismo e il Venezuela

IPRA, International Peace Research Association

Associazione Internazionale di Ricerca per la Pace

5 gennaio 2026



Dichiarazione dell'IPRA sull'interventismo e il Venezuela

Noi, Segretari Generali dell'International Peace Research Association (IPRA) - Marité Muñoz e Rajib Timalsina - comprendiamo l'attuale necessità di denunciare la terribile situazione che la comunità internazionale sta vivendo. L'IPRA lavora da oltre sessant'anni con ricercatori accademici e operatori di pace di ogni continente per un processo di costruzione della pace in tutto il mondo. Questo è ciò che cerchiamo di costruire e di insegnare, e molti dei nostri membri e colleghi sono stati uccisi in questo percorso. Queste morti, in parte, sono state il risultato della furia di persone che credono nella necessità di mantenere i loro affari legati alla produzione di armi: in alcuni casi mascherata da attività legale, in altri casi a diretto sostegno della criminalità organizzata nelle sue diverse forme.

Molte guerre negli ultimi anni sono state iniziate e sostenute allo scopo di estrarre risorse naturali da determinati territori, con il vano pretesto di “proteggere la libertà e la democrazia”. Queste non sono altro che scuse che mascherano ben altre realtà. Sono molti gli esempi nel XX secolo e ancora molti altri in questo secolo. Civili muoiono, accusati di chissà cosa, civili che vogliono solo vivere in pace con giustizia sociale e vivere serenamente nel proprio territorio. Popoli numerosi e diversi desiderano e vogliono difendere la propria identità, la propria religione, la propria pace e, come abbiamo detto, la giustizia sociale necessaria per garantire la sicurezza delle loro comunità - e non possono farlo. Non possono farlo, perché altri non lo permettono, quelli che sembrano non intendere che la pace è possibile e necessaria.

Negli ultimi anni, possiamo nominare una moltitudine di paesi che sono stati occupati e invasi sempre dalle stesse nazioni, sempre dagli stessi paesi, sempre dagli stessi leader. La Palestina potrebbe essere l'esempio più eclatante nel corso dell’ultimo anno; e poi anche il Sudan, che è stato occupato a lungo, e - da ieri - il Venezuela, che, a prescindere dalle nostre ideologie, non doveva subire questa forma di occupazione e deve poter risolvere autonomamente tutte le proprie questioni interne. Ci sono altri paesi che non sono stati invasi o bombardati, ma che comunque subiscono situazioni analoghe in forma più velata, sotto forma, ad esempio, di ingerenze economiche e culturali, e così via. Ancora in America Latina, possiamo citare l'Honduras come esempio, ma ce ne sono molti altri.

A nome dell'IPRA e di tutto il nostro Segretariato, intendiamo essere chiari, al di là della geografia e dell'ideologia, su un punto: l'IPRA respinge qualsivoglia attacco alla sovranità e diretto contro la popolazione di qualsiasi paese. L'IPRA respinge la tesi per cui un paese miri a estrarre le risorse naturali di un altro paese, mentre muoiono persone innocenti che necessitano di ogni tipo di cure. Gli attacchi indiscriminati degli Stati Uniti contro il Venezuela, come ogni altro tipo di intervento della medesima natura, non saranno mai sostenuti.

Manifesteremo sempre contro questi interventi.

Questo è ciò che pensiamo.

Marité Muñoz, Segretario Generale dell'IPRA

Rajib Timalsina, Segretario Generale dell'IPRA

IPRA United Nations Office, c/o Secretary General Emeritus Matt Meyer, 309 Park Place, Brooklyn NY 11238 USA - www.iprapeace.com