martedì 29 settembre 2015

Premio della Nonviolenza e Corpi Civili di Pace

Campidoglio, Sala della Protomoteca

Venerdì, 2 Ottobre 2015 ore 09.00 

ROMA... SPAZIO ALLA NONVIOLENZA!



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Comunicato Stampa

L'evento finale della IV edizione del Premio della Nonviolenza si svolge a Roma durante le celebrazioni della Giornata Internazionale della Nonviolenza, voluta nel 2007 dall’ONU nell’anniversario della nascita di Gandhi. 

“La Nonviolenza è la forza più grande a disposizione dell’Umanità” affermava il Mahatma Gandhi; ma la nonviolenza ha bisogno di far conoscere le sue potenzialità, relegata come è da questa società a fenomeno di costume, dall’alto valore etico e morale, ma poco usata nel risolvere i conflitti.

I Promotori - “Mondo Senza Guerre e Senza Violenza” e Greenpeace - incoraggiano e sostengono azioni che danno risalto alla capacità risolutiva della nonviolenza e contribuiscono al rafforzamento di questa consapevolezza nella coscienza di tutti, con particolare attenzione ai giovani. In questa IV edizione il Premio sarà ospitato a Roma, nella Protomoteca, la sala prestigiosa del Campidoglio.

Quest’anno, oltre a un riconoscimento a Livia Parisi per i reportage di AssoPacePalestina, saranno presentati i finalisti della sezione Action per i progetti ("La scuola dei diritti umani", la campagna "Un’altra difesa è possibile" e il Progetto P.U.L.S.A.R. - Project on Understanding and Linkages to Serbs and Albanians Reconcile), le scolaresche della Enrico Fermi di Macerata e della Bodoni - Paravia di Torino che partecipano ad Action Scuole, Erminia Scaglia e Stefania Daneluzzo che con le loro foto concorrono alla sezione Gandhi.

I vincitori delle tre sezioni sono stati scelti da una votazione avvenuta nel mese di settembre sulla pagina Facebook del Premio alla quale si può accedere dal sito www.premiodellanonviolenza.it

“Siamo molto orgogliosi della partecipazione che - sostengono gli organizzatori - mai come in questa edizione abbraccia veramente tutt’Italia, da Como a Palermo, da Torino a Napoli, non dimenticando Macerata e naturalmente Roma, che ospita l’evento”.

Comitato Promotore, Premio della Nonviolenza: info@premiodellanonviolenza.it
Evento FB: www.facebook.com/events/1470158923293778

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Per approfondimenti dedicati al progetto P.U.L.S.A.R. per Corpi Civili di Pace in Kosovo e alla ricerca-azione, per i tipi di Ad Est dell'Equatore, dal titolo "La Pagina in Comune":

www.corpicivilidipace.com
www.adestdellequatore.com/2015/05/la-pagina-in-comune-gianmarco-pisa
www.facebook.com/lapaginaincomune

domenica 20 settembre 2015

Giornata della Pace 2015: “l'Arte contro l'Oblio”


Istituita il 30 novembre 1981 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 36/67, allo scopo, com'è affermato nella risoluzione, «di rafforzare gli ideali di pace e di alleviare le tensioni e le cause dei conflitti», la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, è un'occasione di riflessione e di iniziativa, per la pace e contro la guerra, assai preziosa. 
Nell'occasione, essa ricorre all'indomani di una interessante conferenza a tema, presso il Museo di Storia della Jugoslavia, a Belgrado, sul tema “l'Arte contro l'Oblio”, nell'ambito della mostra “Recorded Memories”, tenuta lo scorso 19 settembre. 
Yannis Toumazis* ha introdotto la riflessione indicando che la rappresentazione della violenza nella guerra e nel militare attraverso la fotografia non fa ricorso alla “memoria” come antidoto al nazionalismo ed al militarismo, bensì usa la fotografia come propellente del nazionalismo e del militarismo. 
Dal punto di vista di Cipro, tre sono le angolature di questo orizzonte: Istanbul, Atene e Nicosia. Il Museo Militare a Istanbul si compone di tre sezioni prevalenti: la costituzione della Repubblica Turca di Kemal Atatürk, le sofferenze subite dal popolo turco nel corso dei primi decenni del Novecento e, infine, una sbalorditiva sala “Corea - Cipro”. Vi sono ripercorsi gli eventi del 1963 e del 1974 e la ricostruzione ha un sapore evidentemente glorificante e nazionalista. 
Nel Museo della Lotta di Liberazione Nazionale, a Nicosia, nella parte greca, vi sono numerose tracce ed oggetti dell'epoca degli scontri bi-comunali, della divisione e della successiva iniziativa militare turca, che portò alla divisione dell'isola nel 1974, che perdura tuttora, tra alterni tentativi di riappacificazione e riunificazione, da ormai quarant'anni a questa parte. 
Numerose, sono, qui, le carte di identità di militari greco-ciprioti: esse sono, nel loro insieme, una specie di monumento al “milite non-ignoto” e fanno venire alla mente una serie di domande: perché proprio quei militari, quali siano le circostanze della sottrazione di quelle carte di identità, cosa ha inteso significare la loro cattura e, quindi, la loro esibizione. Gli “oggetti militari da esposizione” rappresentano, in entrambi i casi, chiari esempi di “veicoli della memoria”, declinata come memoria nazionalista (e militare) e memoria divisiva (o della contrapposizione). 



Ad Atene, il Museo della Guerra è, di per sé, non solo per il suo contenuto, un luogo di tale genere di memoria: è stato realizzato durante il regime dei colonnelli e mostra i capisaldi del nazionalismo greco: aspetti della liberazione nazionale dall'Impero Ottomano, le gesta della Grecia durante le guerre mondiali, e, immancabilmente, una sala dedicata a “Cipro”, divisa in una sezione storico-archeologica e una sezione politico-ideologica, con aspetti legati alla presenza cipriota nella liberazione nazionale greca, la liberazione di Cipro dal potere imperiale britannico, mentre non compare nessun riferimento al colpo di stato contro il governo di Makarios, ispirato dalla giunta dei colonnelli, che fu tra le ragioni (pretesti) addotte dal governo turco ai fini della campagna (invasione) dell'isola. 
Tale approccio museologico, riscontrabile, con aspetti e cadenze diverse, in ciascuno dei tre casi, serve, al contempo, a preservare la memoria e a consolidare una sorta di “estensione artificiale” della memoria e, in questo senso, finisce per servire non tanto la “memoria”, quanto piuttosto una “ideologia”, concepita come vera e propria “manipolazione della memoria” stessa. 
Tanto è vero che nomi diversi vengono attribuiti ai medesimi fatti e circostanze: il “colpo” contro Makarios fu un'avventura nazionalista o non piuttosto, come asserito dai suoi ispiratori, un tentativo di “stabilizzazione” del Paese? L'intervento turco a Cipro, una invasione militare o, piuttosto, una “peacekeeping operation”, finalizzata a tutelare la minoranza turco-cipriota dalle violenze dei nazionalisti greco-ciprioti, come asserito, sino a tutt'oggi, dalle autorità e da gran parte dell'opinione pubblica turca? 
Il tema della contrapposizione della memoria, insieme con quello della fragilità della memoria, torna anche nelle relazioni successive. La memoria, viene ricordato, è qualcosa che ha a che fare con il passato ma che, nello stesso tempo, si volge (si proietta) nel futuro. 
Facendo riferimento alla sua installazione di video-arte, Marianna Christofides, illustra il significato della ripresa di un bambino che effettua capriole consecutive lungo tutto il percorso del muro che divide in due la capitale, Nicosia, tra il settore greco-cipriota (Lefkosia) e il settore turco-cipriota (Lefkoşa): l'apparente fissità (impenetrabilità) del muro fa da sfondo all'altrettanto apparente infinità (circolarità) delle capriole del bambino. 



Il muro di Nicosia, come tutti i muri residuati dai conflitti e dalle contrapposizioni del lungo XX secolo, conserva una fotografia del passato e ricorda che queste fotografie sono anche un tentativo di “limitare”, “confinare” o “manipolare” la memoria, che invece è, per sua natura, fluida, dinamica e cangiante. 
Il confronto con il passato non è in sé, semplicemente, una questione della “memoria”, ma allude continuamente alla posizione che ciascuno e ciascuna di noi decide di assumere in relazione a fatti, eventi e circostanze. Se una “raccolta” museale è, al tempo stesso, un archivio della memoria, allora i musei devono diventare aperti e vivi, luoghi in cui confrontarsi con il passato e prospettare un'immagine positiva per il futuro. 
Come ha ricordato, in chiusura, Nikola Radić Lucati, le raccolte e le mostre nei musei e nei luoghi di cultura, non possono sostituirsi ai media nel raccontare i fatti della realtà o nel creare una opinione pubblica diffusa; le esposizioni, semmai, hanno a che fare con la “rappresentazione” del passato o del presente e la “interpretazione” che l'artista offre di quel passato o di quel presente, ma anche di aspetti e contraddizioni della società. 
Il ruolo dell'arte può dunque servire a costruire una relazione tra l'artista e il pubblico e ad istituire un dialogo dentro la società, come un tentativo di scoprire nuove soluzioni o di aprire nuove vie.

* Info e biografie sugli artisti sono disponibili al sito: www.goethe.de/ins/gr/lp/prj/eri/ein/bsindex.htm .

giovedì 3 settembre 2015

Uno storico accordo: la Comunità dei Serbi del Kosovo

Zajednica Srpskih Opstina by Varjačić Vladimir CC BY 3_0 via Wikimedia Commons

Sebbene l'aggettivo sia perfino abusato, e il suo significato assai impegnativo imponga di disporne con estrema cautela, non c'è dubbio che il 25 Agosto del 2015 abbia rappresentato una giornata storica per la Serbia, per il Kosovo, per il miglioramento delle relazioni bilaterali e della vita quotidiana delle comunità kosovare (gli Albanesi Kosovari e i Serbi del Kosovo) e per un consistente avvicinamento della Serbia all'Unione Europea. 

Con gli accordi firmati in questa data, infatti, è mandato a compimento il più impegnativo, controverso e rilevante tra i punti previsti dagli Accordi di Bruxelles (Bruxelles Agreement), siglati, ormai più di due anni fa, il 19 Aprile del 2013, che prevedevano per la prima volta una piattaforma condivisa per la normalizzazione delle relazioni tra le due entità, la Repubblica di Serbia e il Kosovo, retto da un autogoverno a larga maggioranza albanese, che ha proclamato una propria indipendenza non riconosciuta dalla comunità internazionale ormai più di sette anni fa, il 17 Febbraio del 2008, e che, per il diritto internazionale e le Nazioni Unite, resta la provincia autonoma a maggioranza albanese della Serbia. 

Tale punto riguarda la cosiddetta Comunità dei Comuni Serbi del Kosovo o, in serbo, ZSO (la sigla sta per Zajednica Srpskih Opština, appunto Comunità delle Municipalità Serbe) mentre, in albanese, la dicitura corrente è piuttosto quella di Asociacioni i komunave serbe o Associazione dei Comuni Serbi: al di là delle designazioni, per le quali si farà di seguito riferimento a quella internazionalmente in uso, vale a dire di “Comunità dei Comuni Serbi del Kosovo”, si tratta della vera e propria “architrave” degli Accordi di Bruxelles, e, al tempo stesso, del cuore dell'autonomia serba all'interno del Kosovo, di cui, è bene ricordarlo, su una popolazione di circa due milioni di abitanti, i Serbi costituiscono una minoranza non superiore, secondo stime, al 7-8%, pari a circa 150 mila persone, di cui circa 120 mila all'interno del territorio della costituenda Comunità; una minoranza, al tempo stesso, diffusa sul territorio, con svariati problemi in termini di libertà di movimento, di circolazione e di espressione, ancora, come da più parti segnalato, sottoposta a minacce e vessazioni da parte di estremisti albanesi kosovari, e, inoltre, diffusamente enclavizzata. 

L'accordo raggiunto, a due anni dagli accordi originari e a circa un anno dall'inizio delle trattative sul punto, è frutto di una difficile mediazione, tra i rappresentati del governo serbo e dell'auto-governo kosovaro (nella fase finale le trattative sono state condotte in prima persona dai due “premier”, il premier serbo Aleksander Vucic e il primo ministro dell'autogoverno kosovaro, Isa Mustafa), sotto la mediazione, come di consueto, dell'Alto Rappresentante della Politica Estera dell'Unione Europea, Federica Mogherini, a Bruxelles. L'accordo raggiunto ha una portata effettivamente storica: prevede che la Comunità sia formata dalle dieci Municipalità a maggioranza serba del Kosovo (Kosovska Mitrovica, Zvecan, Zubin Potok, Leposavic, Gracanica, Strpce, Novo Brdo, Ranilug, Partes e Klokot), di cui solo due aree dotate di continguità territoriale (quella del Kosovo Settentrionale, con le Municipalità di Kosovska Mitrovica, Zvecan, Zubin Potok, Leposavic, e quella del Kosovo Orientale, tra i Distretti di Kamenica e Gjilane, vale a dire le Municipalità di Novo Brdo e Ranilug), per una superficie complessiva di circa 1200 km quadrati pari a circa l'11% dell'intera estensione del Kosovo. 

Da quanto si apprende, sia da fonti giornalistiche sia da riscontri dalla regione, l'accordo raggiunto consegna alla Comunità o ZSO una vera e propria autonomia (ovvero una “autonomia ampia ed effettiva”) nei campi dello sviluppo locale, dell'economia locale, delle infrastrutture di pertinenza locale, della istruzione e della sanità e, inoltre, assegna alla Comunità medesima una propria autonomia giudiziale, nel senso di avviare la costituzione di un “panel” di giudici a maggioranza serba nell'ambito della Corte di Appello di Pristina, per trattare le questioni giudiziarie relative alle municipalità serbe, e una “divisione” della medesima Corte di Appello da costituirsi a Kosovska Mitrovica, vale a dire quel settore della Municipalità di Mitrovica, a nord del fiume Ibar e separato dal resto della città dal noto “Ponte di Austerlitz” o “Ponte Principale”, abitato a larghissima maggioranza dai Serbi, il resto della città essendo invece ad amplissima maggioranza albanese. 

Non è forse un caso, che la “gestione” del ponte di Mitrovica sia entrata a pieno titolo anche nel confronto negoziale del 25 Agosto, raggiungendo, anche in questo caso, un accordo, per il quale si prevede che il ponte sia condiviso nella sua interezza tra le diverse comunità e aperto al libro passaggio pedonale, laddove oggi è ancora ostruito di fatto, dal cosiddetto “Parco della Pace”, in sostituzione delle precedenti barricate. 

Inoltre, l'autonomia della Comunità, o ZSO, è completata dall'istituzione delle figure del Presidente, dell'Assemblea, del Consiglio, e, inoltre, sarà dotata di un proprio stemma e di una propria bandiera, e sarà finanziata direttamente da Belgrado senza ulteriore aumento di tassazione. Qualcuno potrebbe obiettare che si ripete in Kosovo, con la stipula di questo accordo, un “modello bosniaco” in sedicesimo e che, pur riconoscendo il quadro legale vigente e l'integrità territoriale del Kosovo, l'accordo renda di fatto il Kosovo Serbo uno “Stato nello Stato”. 

Si tratta indubbiamente di una mediazione, forse della soluzione più efficace per garantire, con il riconoscimento dell'autonomia e dell'autodeterminazione, in un quadro legale, delle minoranze etniche, una prospettica di convivenza e coabitazione alle diverse comunità su quello che è il loro, comune, territorio.