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venerdì 25 novembre 2016

Accogliere per Includere

Il Museo della Memoria "21 Ottobre" di Kragujevac, in Serbia. Il Museo commemora uno dei più tragici eccidi nazisti commessi nel territorio della ex Jugoslavia, quando, tra il 18 e 21 ottobre, 1941, tremila persone, tra cui perfino bambini rastrellati dalle scuole, furono sterminati nell'area. All'ingresso compare uno dei momumenti del parco, le tre "Sudjaje", figura tipica della mitologia slava, corrispondenti alle "Parche" della mitologia classica e romana, le divinità che sovrintendono alla nascita e tessono il destino degli uomini, rappresentano, all'ingresso del "memorial park", il destino delle persone qui commemorate.


Anche quest'anno, come di consueto, tra le varie città impegnate, anche a Napoli si è “celebrata” la ricorrenza della Giornata della Tolleranza, lo scorso 16 Novembre. Declinata quest'anno nel senso di una vera e propria “Giornata della Tolleranza e dell'Accoglienza”, essa è stata, in effetti, molto più di una mera “celebrazione” o “commemorazione”, bensì, alla fine, si è trasformata in una bella e partecipata occasione di confronto e di dialogo, appassionato e orizzontale, sui grandi temi che dilaniano le nostre coscienze e che impegnano il nostro agire: conflitti, migrazioni, esclusioni.

Grazie all'impegno profuso dalle associazioni coinvolte, in primis l'IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) - Rete CCP (Corpi Civili di Pace), l'Associazione “Culture e Memorie - Lidia Menapace”, e l'Associazione ospitante, “Sisto Riario Sforza”, con il supporto del Consolato Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il pomeriggio e la serata, trascorsi insieme, nella splendida cornice della Chiesa di San Tommaso a Capuana, nel cuore del Centro Antico, Patrimonio UNESCO, della Città di Napoli, si sono rivelati un'occasione utile per “onorare”, senza dubbio, i contenuti della Dichiarazione UNESCO, ma anche per rilanciare ulteriori energie ed impegni.

Proprio dall'UNESCO, infatti, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Istruzione, la Scienza e la Cultura, è partita, ormai più di venti anni fa, la iniziativa della “Dichiarazione sul Principio di Tolleranza”, che l'organizzazione ha adottato in occasione della Conferenza Generale del 16 Novembre 1995, e con la quale essa ha inteso ed intende lanciare un richiamo, un monito e una chiamata all'impegno, tanto alle autorità quanto ai popoli, ad agire e mobilitarsi per gli ideali e i valori della convivenza: una convivenza declinata in senso attivo, fonte di eguaglianza e inclusione.

Non a caso, infatti, come recita in Preambolo, «l’attuale crescita dell’intolleranza, della violenza, del terrorismo, della xenofobia, del nazionalismo aggressivo, del razzismo, dell’antisemitismo, dell’esclusione, della emarginazione e della discriminazione, nei confronti delle minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche, dei rifugiati, dei lavoratori e dei migranti, degli immigrati e dei gruppi vulnerabili», nonché «l’aumento degli atti di violenza e di intimidazione ai danni di persone che esercitano la propria libertà di opinione e di espressione» costituiscono comportamenti «che minacciano il consolidamento della pace e della democrazia, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, e che costituiscono altrettanti ostacoli allo sviluppo». Sin dall'inizio, cioè, sono individuati esplicitamente, nei grandi e tragici capitoli della discriminazione, del fanatismo, dell'intolleranza, dell'antisemitismo e del razzismo, i mali che, tra gli altri, alimentano conflitti e segregazioni e attraversano imperiosamente il nostro tempo, imponendo una risposta civile e sociale.

Ma non c'è solo questo: c'è, in particolare, da attrezzare una risposta, che non può non basarsi sul terreno educativo, della formazione delle giovani generazioni e della maturazione delle coscienze, e non può, al tempo stesso, non alimentarsi di percorsi effettivi e concreti di eliminazione delle diseguaglianze e di contrasto alla povertà in tutte le sue forme, nella consapevolezza, ribadita peraltro anche da numerosi passaggi della conferenza in S. Tommaso, che la pace non possa essere declinata come un ideale irenico e astratto, né possa limitarsi alla sola, fin troppo comoda e funzionale, «assenza della guerra», ma debba essere invece declinata in una maniera più completa ed esigente, come costruzione di relazioni sociali improntate alla libertà e alla giustizia, insieme, come superamento delle condizioni materiali e sociali che alimentano la separazione nelle nostre società, come occasione, e cioè in positivo, di «pace positiva», di costruzione attiva della pace.

Lo ribadisce, in un passaggio successivo, ancora la Dichiarazione, quando puntualizza che non si può intendere il “principio di tolleranza” come “concessione”, “accondiscendenza”, “compiacenza”; bensì sottolinea, all'art. 1, che «la tolleranza è un atteggiamento attivo, animato dal riconoscimento dei diritti universali della persona umana e delle libertà fondamentali dell’altro. In nessun caso la tolleranza potrà essere invocata per giustificare attentati a tali virtù fondamentali». In questo senso, attivo, essa può porsi a fondamento delle società democratiche e pluralistiche e concorrere alla prevenzione della violenza e alla costruzione di un ordine fondato appunto su “pace con giustizia”.

Poco più avanti, entrando maggiormente nel concreto, nell'art. 4, la Dichiarazione sancisce inoltre l'impegno «a realizzare programmi di ricerca nell’ambito delle scienze sociali e di educazione alla tolleranza, ai diritti umani e alla non-violenza. È necessario accordare maggiore attenzione al miglioramento della formazione degli insegnanti, dei programmi di insegnamento, del contenuto dei manuali e di altri tipi di materiale pedagogico, incluse le nuove tecnologie, per formare cittadini solidali e responsabili, aperti alle altre culture, capaci di apprezzare il valore della libertà, rispettosi della dignità degli esseri umani e delle loro differenze e capaci di prevenire i conflitti».

Difficile, pertanto, declinare la “tolleranza” senza il “conflitto”: conflitto che sia occasione di sviluppo e di progresso, di crescita e di maturazione di rapporti sociali più liberi e più giusti, insieme, e che, pertanto, non può e non deve degenerare in violenza catastrofica o distruttiva, ma semmai aprire orizzonti di autentica trasformazione sociale. Questo aspetto ha, in fondo, legato tra di loro le due comunicazioni di apertura, del pomeriggio in S. Tommaso a Capuana, a cura di Modestino Caso e di Gianmarco Pisa, quando è stato messo l'accento, ricordando l'impegno della Associazione “Sisto Riario Sforza”, sull'esigenza di rispondere fattivamente ai bisogni degli ultimi della società e di contrastare la povertà dilagante, non solo nelle periferie, ma, ormai, sempre più drammaticamente fin nel cuore dei centri urbani delle nostre metropoli capitalistiche (l'Associazione ospita, tra l'altro, anche un centro di ascolto e di supporto ed uno studio medico per i più poveri).

O quando è stata richiamata all'attenzione la minaccia della guerra, che, attraversando imperiosa il Mediterraneo, entra sempre più drammaticamente nelle porte di casa, alimentando le migrazioni dal Sud e dall'Est, contribuendo alla militarizzazione dei nostri territori e del nostro spazio pubblico, drenando risorse e radicalizzando la povertà (si è fatto riferimento, tra gli altri, al progetto PRO.ME.T.E.O., «PROductive MEmories to Trigger and Enhance Opportunities», in corso di svolgimento in alcuni territori della ex Jugoslavia, in particolare in Kosovo, dove il tema della “memoria collettiva” e quello dei “luoghi della memoria” possono diventare non solo occasione di riappropriazione ma anche terreno di convivenza, opportunità di reciprocità e di inclusione sociale).

Uno degli spunti del confronto è stata, infatti, anche la presentazione del volume, anch'esso legato ai percorsi costruttivi di articolazione di iniziative e di corpi civili di pace in Kosovo (iniziative sociali, non governative, per la prevenzione della violenza e la trasformazione dei conflitti), dal titolo La Pagina in Comune, pubblicato per i tipi di “Ad Est dell'Equatore”, in cui i due piani, infatti, si intersecano e si combinano: le eredità e le conseguenze dei tragici conflitti nei Balcani e in particolare della guerra del Kosovo (1999), la dinamica e le iterazioni del meccanismo della povertà e della separazione, che ancora attraversano la regione, come hanno messo in evidenza anche i contributi al dialogo delle professoresse Rosanna Morabito e Armida Filippelli, laddove la guerra, lungi dal risolvere i problemi, prevenire le violazioni dei diritti umani, impedire una catastrofe umanitaria, non ha fatto altro che congelare, fissare e radicalizzare quelle contraddizioni: distruzione del tessuto della convivenza e congelamento di un clima, nella regione, di separazione quando non di ostilità nei rapporti inter-etnici; riduzione degli spazi della solidarietà, anche a livello internazionale, e aumento della povertà e della esclusione (il Kosovo, oggi, è, secondo le statistiche, la regione più povera d'Europa, con un tasso di disoccupazione superiore al 35%, una disoccupazione giovanile superiore al 60%, una drammatica condizione di povertà che riguarda, ormai, più del 30% della popolazione e decine di migliaia di persone letteralmente scappate, specie negli ultimi tre anni).

Anche gli interventi di Maria Teresa Iervolino e di Lucia Vecchione hanno ribadito, non solo i contenuti sociali, ma anche quelli educativi, maieutici e pedagogici, del lavoro per l'accoglienza e l'inclusione; e nelle sue conclusioni la Console Generale a Napoli del Venezuela, Amarilis Gutiérrez Graffe, illustrando due originali contributi video sulla pluralità delle minoranze etniche e delle culture ancestrali in Venezuela, ha ricordato il valore cruciale di una democrazia «plurale e sociale», capace di alimentare, nell'eguaglianza tra le differenze etniche e culturali, inclusione e giustizia.

venerdì 11 novembre 2016

La Giornata della Tolleranza

La Giornata della Tolleranza, che, ogni anno, su iniziativa delle Nazioni Unite, si celebra il 16 Novembre, è un'occasione preziosa, specie nel nostro tempo, in Europa e non solo, per confrontarsi sui fenomeni epocali delle migrazioni e delle segregazioni (sociali, etniche, culturali) e alimentare iniziativa e mobilitazione sui temi della “pace con giustizia”, della inclusione e della accoglienza.

Indetta ormai più di venti anni fa, a seguito della adozione, da parte dell'UNESCO, della “Dichiarazione sul Principio di Tolleranza”, in occasione della Conferenza Generale del 16 Novembre 1995, essa intende costituire un richiamo alle autorità e ai popoli ad agire e mobilitarsi per gli ideali e i valori della convivenza.

Sono state le stesse Nazioni Unite, raccogliendo il messaggio dei popoli e delle organizzazioni più avanzate della società civile, a denunciare le minacce e i pericoli che sono alla base dell'urgenza e della necessità di un richiamo così forte, cui tutti e tutte dobbiamo sentirci impegnati: «l’attuale crescita dell’intolleranza, della violenza, del terrorismo, della xenofobia, del nazionalismo aggressivo, del razzismo, dell’antisemitismo, dell’esclusione, dell’emarginazione e della discriminazione nei confronti delle minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche, dei rifugiati, dei lavoratori e dei migranti, degli immigrati e dei gruppi vulnerabili», nonché «l’aumento degli atti di violenza e di intimidazione ai danni di persone che esercitano la propria libertà di opinione e di espressione, comportamenti, questi, che minacciano il consolidamento della pace e della democrazia, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, e che costituiscono altrettanti ostacoli allo sviluppo».

Per questo, la Dichiarazione cui facciamo riferimento, non intende il “principio di tolleranza” come concessione, accondiscendenza, compiacenza; bensì sottolinea, al suo art. 1, che «la tolleranza è, prima di tutto, un atteggiamento attivo, animato dal riconoscimento dei diritti universali della persona umana e delle libertà fondamentali dell’altro. In nessun caso la tolleranza potrà essere invocata per giustificare attentati a tali virtù fondamentali». In questo senso, attivo e dinamico, essa può porsi a fondamento delle società democratiche e pluralistiche e concorrere fattivamente alla prevenzione della violenza e alla costruzione di un ordine fondato sulla “pace con giustizia”.

Non a caso, nell'art. 4, essa sancisce l'impegno «a realizzare programmi di ricerca nell’ambito delle scienze sociali e di educazione alla tolleranza, ai diritti umani e alla non-violenza. A questo scopo, è necessario accordare maggiore attenzione al miglioramento della formazione degli insegnanti, dei programmi di insegnamento, del contenuto dei manuali e dei corsi e di altri tipi di materiale pedagogico, incluse le nuove tecnologie educative, per formare cittadini solidali e responsabili, aperti alle altre culture, capaci di apprezzare il valore della libertà, rispettosi della dignità degli esseri umani e delle loro differenze e capaci di prevenire i conflitti o di risolverli con mezzi non-violenti».

Per questi motivi, su iniziativa delle Associazioni “Sisto Riario Sforza”, Culture e Memorie - “Lidia Menapace”, Istituto Italiano di Ricerca per la Pace - Rete Corpi Civili di Pace (IPRI - Rete CCP), col supporto del Consolato Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela, anche quest'anno si tiene un convegno sui temi della “pace con giustizia”, dell'accoglienza e dell'inclusione.

Nel contesto della presentazione del volume di Gianmarco Pisa, La Pagina in Comune, Edizioni “Ad Est dell'Equatore”, 2015, nella splendida cornice della Chiesa di San Tommaso a Capuana, Via dei Tribunali, 216, Napoli, si confrontano: Lucia Vecchione, Associazione “Sisto Riario Sforza”; Maria Teresa Iervolino, Associazione Culture e Memorie “Lidia Menapace”; Armida Filippelli, Docente di Lettere e Filosofia, Dirigente Scolastico nei Licei; Rosanna Morabito, Docente di Lingua e Letteratura Serba e Croata, Università Orientale di Napoli; Amarilis Gutiérrez Graffe, Console Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela. È previsto il saluto di apertura di Modestino Caso, Presidente della Associazione “Sisto Riario Sforza” e riflessioni finali, in conclusione, di Elena Coccia, Presidente della Commissione Cultura, Consiglio Comunale, Napoli.

Linkto: Pressenza Italia

venerdì 3 giugno 2016

Luoghi della Memoria per la Pace

www.facebook.com/lapaginaincomune
     Il lavoro collettivo sviluppato dagli studenti del Liceo Classico “Galluppi” di Catanzaro, a monte della conferenza dedicata al volume sui temi della “memoria” e della “pace” dal titolo La Pagina in Comune (Ad Est dell'Equatore, Napoli, 2015), nell'ambito della XIV edizione della Fiera del Libro Gutenberg (quest'anno dedicata a “Demoni e Meraviglie”), è stato un lavoro strutturato e prezioso. Un lavoro così ben sviluppato e riccamente articolato da avere cambiato i connotati della conferenza stessa, che si è sempre più allontanata dal cliché della relazione dell'autore e domande del pubblico, per diventare piuttosto un forum di confronto e co- elaborazione, con gli studenti che hanno illustrato le loro riflessioni e condiviso la loro lettura del testo, e l'autore che ha poi offerto una serie di approfondimenti e di rimandi su alcuni punti specifici dell'opera.
    L'opera in questione è un lavoro abbastanza singolare: La Pagina in Comune, infatti, non è solo un testo, piuttosto sintetico e denso, intorno al nesso “memoria” e “pace” che, a partire da alcuni luoghi della memoria, materiali (come i luoghi monumentali presenti a Prishtina ed a Mitrovica, in Kosovo, o come i luoghi della socialità condivisa come la Kulla e, nelle case tradizionali, la Oda albanese, nella quale si radunano i familiari e gli ospiti e si esibiscono i valori del dialogo, del rispetto e dell'onore, della dignità e dell'ospitalità, che pure continuano a giocare un ruolo importante nella regione) o immateriali (come, tra gli altri, i contenuti di valore racchiusi in alcuni codici tradizionali, come nel caso del Kanun albanese, ed in alcune pratiche rituali, come nella celebrazione serbo-ortodossa della “slava”, il santo della casa), ricostruisce il senso emergente di questi luoghi e il sedimento di “cultura” e di “memoria” in esso racchiuso, che può svolgere un ruolo importante nella ricostruzione dei legami sociali e, in definitiva, della “pace positiva”.
    La Pagina in Comune è anche il documento di una ricerca-azione intorno alla percezione del post-conflitto kosovaro, nella quale non si sono solo indagati i motivi storici e sociali che hanno reso tali giacimenti culturali così interessanti ai fini del lavoro di pace, ma si sono anche effettuate delle indagini su un campione di 120 persone, soprattutto giovani, intorno alla loro percezione del conflitto, alle motivazioni del perdurante post-conflitto, con tutto il suo portato di divisione e separazione, di rottura dei legami sociali e debolezza della garanzia dei diritti, e alle condizioni di una possibile ricomposizione sociale (che gli studenti hanno prontamente individuato, recuperando il contenuto delle risposte dei giovani kosovari, nelle quali si punta l'attenzione sulla fragilità economica, la disoccupazione diffusa e la mancanza di prospettive, sulla carenza di occasioni di incontro, condivisione e reciprocità inter-etnica e multi-culturale, sulla inadeguatezza delle élite locali, spesso, in Kosovo, compromesse con la guerra e il portato di una lunga, dolorosa, stagione di violenza).
    Coordinati dalla dirigente del Liceo, Elena De Filippis, orientati nel loro itinerario di ricerca dalla docente, Claudia Pulice, i giovani interlocutori, protagonisti della rassegna, hanno affrontato, nel loro percorso, tutti i nodi salienti della narrazione da loro affrontata, se di narrazione, in senso generale, si può parlare, non trattandosi di ricostruzione narrativa o di finzione letteraria, bensì di saggistica, di uno studio, cioè, a partire dalla ricerca-azione poc'anzi segnalata, intorno alle possibilità offerte dal lavoro di pace a sfondo culturale in un contesto post-conflitto come l'odierno Kosovo, nel cuore dei Balcani. In prima battuta, l'interesse dei partecipanti si è rivolto ai presupposti della ricerca, incardinata all'interno della progettazione di cooperazione internazionale svolta dagli operatori di pace, che sviluppano un itinerario progettuale nel senso di costruire reciproche competenze, quali operatori professionali impegnati nelle situazioni di conflitto e post-conflitto, con compiti di prevenzione della violenza e di moderazione della escalazione, ma anche di individuazione delle cause della violenza e di potenziamento dei fattori di pace locali. Ovviamente, per progetti che si sviluppano su piccola scala, che non coinvolgono imponenti strutture e non impegnano ingenti finanziamenti, non è possibile stimolare tutti i fattori locali di pace, tra i quali peraltro, senza dubbio, vanno annoverati i potenziali dello sviluppo economico e di un ambiente favorevole ad un lavoro dignitoso per tutti i kosovari.
    È possibile tuttavia, muovendosi sul terreno culturale, interrogare altri fattori, che appunto, sedimentando il terreno complesso della memoria e della cultura, possono segnalare tanto i potenziali di rischio e di minaccia alla condivisione e alla coesistenza, quanto i potenziali della relazione e della reciprocità. Il retaggio della storia di convivenza incorporato nella Jugoslavia Socialista e, per diversi aspetti, l'esperienza di un socialismo con caratteri di apertura e di autogestione, caso singolare nella storia dei paesi di “socialismo realizzato” dell'Europa centro-orientale; la lunga narrazione della “fratellanza ed unità” ed il carattere nonviolento originario dello stesso movimento nazionale dell'auto-determinazione kosovara; le caratteristiche del tessuto locale, insieme con il ruolo sociale dell'accoglienza, dell'ospitalità e del perdono che pure permangono, con tutto il loro portato di ambiguità e di ambivalenza, nelle strutture profonde delle comunità locali, sono alcuni di questi fattori, che provano ad esprimere le condizioni di aderenza dell'iniziativa al contesto (nella sua dimensione storica, sociale, culturale) ed a rappresentare le condizioni di fattibilità per una azione votata al “culture-oriented peace-building”, che interroga i giacimenti culturali per la costruzione della pace positiva.
    Questo percorso, lungo la falsariga della narrazione racchiusa nel volume, si è svolto all'interno di percorsi pubblici di attivazione: dapprima, con il progetto P.U.L.S.A.R. (Project on Understanding and Linkages to Serbs and Albanians Reconcile), con il sostegno della Tavola Valdese, quindi, nella fase attuale, con il progetto PRO.ME.T.E.O. (Productive Memories to Trigger and Enhance Opportunities), con il sostegno del Comune di Napoli, che pure aveva, anni prima, sostenuto, con il progetto dei “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, la prima sperimentazione di un ente locale esplicitamente dedicata ai Corpi Civili di Pace in zona di conflitto. Innestare il concetto del “culture-oriented peace-building” all'interno dello spazio di azione proprio dei Corpi Civili di Pace significa, in Kosovo, anzitutto riflettere sulla sua ricchezza sociale, culturale, comunitaria: su un Kosovo, sorprendentemente, molto più come luogo di bellezze o di scoperte, attraversato da un singolare dinamismo giovanile e associativo e ricco di giacimenti memoriali, che come luogo di guerra e di divisione, costantemente schiacciato nel mortificante cliché di un “eterno dopoguerra” o del “buco nero” d'Europa.
    Non a caso, un ulteriore aspetto che, nella loro ricerca, gli studenti hanno sollevato è stato quello dei “luoghi della memoria”, facendo riferimento, come indicato anche nel volume, alla ricerca seminale di Pierre Nora e dei suoi Les Lieux de Mémoire (1984-1992), con cui si è dato impulso ad un filone di ricerca particolarmente vivo e stimolante. Il luogo della memoria resta associato, infatti, alla “memoria collettiva”, secondo due ipotesi di ricerca: da un lato, i luoghi della memoria (che possono essere, peraltro, materiali o immateriali, luoghi fisici o figurati) come “istanze” in cui si condensano stratificazioni di memoria (intesa come memoria collettiva) profonde, dotate cioè di una “eccedenza semantica”, il cui valore trascende il senso in sé del luogo e si arricchisce del valore aggiunto di un patrimonio riconosciuto; luoghi, cioè, che la comunità riconosce come salienti in quanto propri, perché vi si attribuiscono significati profondi o perché vi si sono svolti eventi importanti; dall'altro, la “memoria collettiva” come patrimonio di acquisizioni in cui la comunità si riconosce ed in cui rinviene i giacimenti della propria identità, a sua volta molteplice e cangiante, anche in relazione alle manipolazioni che le élite esercitano sulle trame delle memorie come legittimazione di nuove narrazioni.
    I Balcani e, in particolare, il Kosovo, sono ricchi di “luoghi della memoria” e, al di là di questi, sono luogo in cui il rovesciamento e la manipolazione delle memorie collettive si sono esercitati con particolare intensità, circostanza, quest'ultima, che li accomuna a diversi altri contesti di post-conflitto: qui la memoria dei “vinti” (tra cui le minoranze etniche e gli attivisti nonviolenti) è stata sostituita da una memoria dei “vincitori”, fondata sul mito della guerriglia armata e della violenza separatista, dalle cui file peraltro proviene una parte consistente dell'attuale gruppo dirigente (si vedano, a titolo di esempio, i mausolei della guerriglia). Non che manchi un'altra tradizione, più antica e, quindi, difficile da recuperare, ma non per questo meno vivace ed autentica: la tradizione dell'ospitalità e dell'inclusione che si concretizza in altri luoghi di rilievo, ulteriore aspetto, quest'ultimo, su cui gli studenti hanno focalizzato la propria attenzione, la Oda albanese (la sala delle riunioni e degli incontri degli uomini, al cui centro trovavano posto il braciere, uno o più tappeti, gli oggetti simbolici e gli arredi domestici, spesso anche una “qibla”, ad indicare la direzione della Mecca), piuttosto che la Kulla sud-balcanica (i fortini, le residenze fortificate dotate di cortile, alte e tozze, dai muri spessi e solidamente fortificate, in un singolare sincretismo di edificio residenziale diffuso tra l'Albania, la Serbia meridionale, il Montenegro) o, per i serbi, l'importanza del Monastero, come centro della vita comunitaria.
    In una successiva relazione, gli studenti hanno messo a fuoco un ulteriore tema della ricerca che, peraltro, rimanda all'intervista a Mirjana Menković, direttrice del Museo Etnografico di Belgrado, secondo la quale si avverte molto più l'esigenza, anziché di memoriali o epitomi celebrativi, di istituzioni culturali efficaci e di luoghi educativi adeguati, non solo ai fini della “trasmissione” della memoria presso le giovani generazioni, ma anche nel senso della “rivitalizzazione” delle memorie come base per una narrazione culturale ricca di senso e, almeno relativamente, immune dalle manipolazioni della propaganda. Se, infatti, la memoria collettiva è una base identitaria forte, essa può essere ripercorsa criticamente, come, ad esempio, è possibile fare attraverso il Kanun, il codice consuetudinario albanese, che, pur essendo portato di tradizioni ancestrali e retaggi patriarcali, profondamente regressivi, tuttavia mette in luce ideali e valori dotati di una proiezione fortemente costruttiva, dalla dignità, all'onore, alla promessa (la besa). Questi patrimoni immateriali, messi in luce nella ricerca e ricapitolati dagli studenti, mostrano, sovente, al di là dell'attinenza con le culture tradizionali e la vitalità sociale della regione, sfaccettature culturali particolarmente composite e ricche, come nella tradizione del Djurdjevdan (la festa di S. Giorgio, vera e propria “festa della primavera” trans-culturale)  o nella tradizione della Slava (la celebrazione del santo della casa, una eredità pre-cristiana scaturita dal culto del dio, tra i vari dei, protettore della casa), oggi patrimonio mondiale immateriale UNESCO dell'umanità.
    Anche qui si rinviene un passaggio trans-culturale ed anche questo aspetto è stato sollevato dagli studenti: non mancando di dedicare un accenno all'odierna, drammatica ed epocale, vicenda delle migrazioni e degli esodi lungo la “rotta balcanica”, lungo la quale si intrecciano e si confondono le epopee migratorie della povertà e della guerra, e aprendo un ulteriore, esigente, sguardo in prospettiva sulla regione e l'Europa tutta. 

martedì 24 maggio 2016

... per la Pace e i Diritti dei Popoli

pressenza.com/it/2016/05/rinnovare-limpegno-della-citta-napoli-la-pace-diritti-dei-popoli

Un invito, per condividere riflessione e partecipazione

Capitale del Mediterraneo, Città della Pace e dell’Accoglienza, la Città di Napoli è quotidianamente sfidata dalle crisi e dai conflitti che attraversano il “Mare di Mezzo”. La degenerazione delle primavere arabe e i nuovi conflitti che dilaniano la Sponda Sud. L’inquietudine di una Europa che si chiude sempre più al suo interno, innalzando muri e barriere, per respingere i profughi e i migranti. In un contesto sempre più violento e sempre più militarizzato, la Città di Napoli ha voluto rilanciare il suo impegno per la cooperazione internazionale e il suo sostegno ai diritti dei popoli: dai Balcani alla Palestina, passando per il Kurdistan, la Mauritania, il Sahara Occidentale, a fianco delle lotte di liberazione e di autodeterminazione, è più che mai tempo di confermare questo impegno, con una rinnovata attenzione per la pace, i diritti dei popoli e la giustizia internazionale.

Per rafforzare la sfida del cambiamento

Rinnovare l’impegno della Città di Napoli per la Pace e i Diritti dei Popoli

In occasione della presentazione della ricerca-azione di Gianmarco Pisa, La Pagina in Comune, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2015, ne discutono con i candidati e le candidate della lista “Napoli in Comune – a Sinistra” con Luigi de Magistris:

Gordon Poole, docente di lingua e cultura anglo-americana, attivista no-war,
Aristide Donadio, formatore per i diritti umani,  Centro Gandhi di Pisa,
Luca Saltalamacchia, avvocato, esperto di diritto internazionale e dei diritti umani,

intervengono:

Daniele Quatrano, candidato al Consiglio Municipale della V Municipalità, Arenella-Vomero,
Chiara Guida, candidata al Consiglio Comunale di Napoli,
Sandro Fucito, assessore uscente al patrimonio e alla cooperazione internazionale, candidato al Consiglio Comunale di Napoli,

partecipano attivisti/e ed associazioni per la pace, i diritti umani e la solidarietà internazionale.

Mercoledì 25 Maggio ore 18.00
Circolo “Che Guevara”, Via Enrico Alvino, 138, Napoli

#indietrononsitorna
http://napolincomune.it

giovedì 5 novembre 2015

I Luoghi della Memoria e la Costruzione della Pace


www.pressenza.com/it/2015/11/giornata-della-tolleranza-16-novembre-napoli


Giornata della Tolleranza, 16 Novembre, Napoli

La Giornata della Tolleranza, 16 Novembre, compie vent'anni, dal momento che la Dichiarazione sui Principi della Tolleranza è stata adottata dall'UNESCO, a Parigi, nel 1995, quale strumento di sensibilizzazione del pubblico ai valori della convivenza.

Nell'occasione, l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli - Sito UNESCO, realizza una conferenza, in cui sarà anche presentata la ricerca-azione dal titolo “La Pagina in Comune”, edita da “Ad Est dell'Equatore”, Napoli, 2015, sui luoghi della memoria e i giacimenti culturali quali luogo dello scambio inter-culturale e della convivenza pacifica.

Si tratta di una sperimentazione attivata anche grazie al protagonismo della Città di Napoli che ha approvato, prima amministrazione locale in Italia, il primo progetto di una città per CCP in zona di conflitto, i “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, con la delibera n. 1029 (20.11.2011).

Approvando la Giornata della Tolleranza, dell'Accoglienza e della Convivenza, con delibera n. 4 (07.03.2012), la Città di Napoli, per iniziativa dell'allora vicepresidente del Consiglio Comunale di Napoli, avv. Elena Coccia, ha inteso coniugare i valori della tolleranza con i principi della salvaguardia della pace e della cultura dei diritti, dei luoghi della memoria e del patrimonio culturale, al fine di promuovere dialogo e convivenza tra popoli, culture, religioni.

La Conferenza del 16 Novembre ospita, nella splendida chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nel centro storico patrimonio UNESCO della Città di Napoli, esperti e intellettuali per confrontarsi con il pubblico sugli argomenti proposti.

La conferenza avrà per tema: I Luoghi della Memoria e la Costruzione della Pace;

è organizzata dall'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli, Sito UNESCO, in collaborazione con gli “Operatori di Pace - Campania”, Associazione Memorie e Culture “Lidia Menapace”, IPRI - Rete CCP (Istituto di Ricerche per la Pace e Rete dei “Corpi Civili di Pace”), con il supporto della Opera Pia “Purgatorio ad Arco” ONLUS e dalla Casa Editrice “Ad Est dell'Equatore”;

e, con la presenza di Lidia Menapace, prevede gli interventi di:

    Maria Teresa Iervolino, cultrice della memoria, boemista,
    Edmond Ҫali, lettore di lingua e letteratura albanese,
    Persida Lazarević, ricercatrice di letteratura serba e croata,
    Andrea de Carlo, docente di lingua e letteratura polacca,
    Rosanna Morabito, docente di lingua e letteratura serbo-croata,
    Pasquale Voza, docente emerito di letteratura italiana,
    Imma Barbarossa, ex deputata, docente di lettere,
    Lidia Menapace, ex senatrice, staffetta partigiana, docente,
    Pino De Stasio, consigliere municipale, poeta,
    Arnaldo Maurino, presidente commissione scuola, Comune di Napoli, e
    Elena Coccia, presidente osservatorio Centro Storico di Napoli, sito UNESCO.

La Conferenza si terrà lunedì 16 Novembre, alle ore 16.00, alla Chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in Via Tribunali 39, Napoli.

Segreteria Organizzativa

Osservatorio Permanente Centro Storico di Napoli, Sito UNESCO,
dott. Gabriele di Napoli - arch. Elena Pagliuca
tel.   0817959827

martedì 29 settembre 2015

Premio della Nonviolenza e Corpi Civili di Pace

Campidoglio, Sala della Protomoteca

Venerdì, 2 Ottobre 2015 ore 09.00 

ROMA... SPAZIO ALLA NONVIOLENZA!



***

 
Comunicato Stampa

L'evento finale della IV edizione del Premio della Nonviolenza si svolge a Roma durante le celebrazioni della Giornata Internazionale della Nonviolenza, voluta nel 2007 dall’ONU nell’anniversario della nascita di Gandhi. 

“La Nonviolenza è la forza più grande a disposizione dell’Umanità” affermava il Mahatma Gandhi; ma la nonviolenza ha bisogno di far conoscere le sue potenzialità, relegata come è da questa società a fenomeno di costume, dall’alto valore etico e morale, ma poco usata nel risolvere i conflitti.

I Promotori - “Mondo Senza Guerre e Senza Violenza” e Greenpeace - incoraggiano e sostengono azioni che danno risalto alla capacità risolutiva della nonviolenza e contribuiscono al rafforzamento di questa consapevolezza nella coscienza di tutti, con particolare attenzione ai giovani. In questa IV edizione il Premio sarà ospitato a Roma, nella Protomoteca, la sala prestigiosa del Campidoglio.

Quest’anno, oltre a un riconoscimento a Livia Parisi per i reportage di AssoPacePalestina, saranno presentati i finalisti della sezione Action per i progetti ("La scuola dei diritti umani", la campagna "Un’altra difesa è possibile" e il Progetto P.U.L.S.A.R. - Project on Understanding and Linkages to Serbs and Albanians Reconcile), le scolaresche della Enrico Fermi di Macerata e della Bodoni - Paravia di Torino che partecipano ad Action Scuole, Erminia Scaglia e Stefania Daneluzzo che con le loro foto concorrono alla sezione Gandhi.

I vincitori delle tre sezioni sono stati scelti da una votazione avvenuta nel mese di settembre sulla pagina Facebook del Premio alla quale si può accedere dal sito www.premiodellanonviolenza.it

“Siamo molto orgogliosi della partecipazione che - sostengono gli organizzatori - mai come in questa edizione abbraccia veramente tutt’Italia, da Como a Palermo, da Torino a Napoli, non dimenticando Macerata e naturalmente Roma, che ospita l’evento”.

Comitato Promotore, Premio della Nonviolenza: info@premiodellanonviolenza.it
Evento FB: www.facebook.com/events/1470158923293778

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Per approfondimenti dedicati al progetto P.U.L.S.A.R. per Corpi Civili di Pace in Kosovo e alla ricerca-azione, per i tipi di Ad Est dell'Equatore, dal titolo "La Pagina in Comune":

www.corpicivilidipace.com
www.adestdellequatore.com/2015/05/la-pagina-in-comune-gianmarco-pisa
www.facebook.com/lapaginaincomune