venerdì 15 maggio 2026

A proposito della PdL per una Difesa civile non armata e nonviolenta

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Il lancio della Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci, si muove sul duplice binario di sollecitare l’opinione pubblica a una più matura presa di consapevolezza intorno all’importanza di una difesa civile, di carattere non militare, per il nostro Paese e, nel contesto di questo obiettivo, di promuovere una raccolta di firme per una proposta di legge finalizzata alla “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”.

Come indicano i promotori, la proposta “muove da un presupposto costituzionale preciso: il dovere di difesa della Patria sancito dall’art. 52 della Costituzione può essere adempiuto anche attraverso strumenti civili, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 1985. Gli articoli 2 e 11 della Costituzione disegnano un concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone e delle istituzioni democratiche, non sulla forza militare. Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con Protezione civile e Servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6‰ IRPEF senza oneri aggiuntivi”.

Come tutte le proposte, il testo di legge, come da pregi, tra cui avere rilanciato in forma pubblica il tema di una difesa non esclusivamente militare e quindi dell’importanza, ad essa collegata, dell’impegno sociale e della partecipazione popolare, ad esempio attraverso lo strumento dei Corpi civili di pace, ai fini della difesa, nel senso del contrasto alla guerra, della prevenzione dei conflitti armati e della promozione della pace, così non è esente da limiti e lacune. Nell’articolato, tre punti, in particolare, meritano, al di là delle questioni tecnico-procedurali, di essere letti con attenzione.

Il primo. In base all’art. 1 c. 1 della proposta di legge, la difesa civile non armata e nonviolenta è “intesa come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche”. Questa formulazione ha il merito di essere immediata, ma ha al tempo stesso il difetto di essere incompleta e potenzialmente passibile di interpretazioni distorsive. Le attività previste dal comparto della difesa civile non armata e nonviolenta non si limitano, infatti, alla prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, ma comprendono anche la risoluzione positiva, la trasformazione positiva e, in prospettiva, il trascendimento dei conflitti.

Si tratta di ambiti ben noti agli studi per la pace, sui quali si possono già raccogliere significative esperienze progettuali svolte sul campo in contesti di conflitto e post-conflitto, e sui quali un’elaborazione significativa da parte delle forze della società civile organizzata orientata nel senso della pace, dei diritti e della nonviolenza si è già ampiamente soffermata, come indica anche il documento del Tavolo Interventi Civili di Pace su “Identità e criteri degli Interventi Civili di Pace italiani”, che specifica come l’intervento civile si configuri come “azione civile, non armata e nonviolenta di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti. L'obiettivo degli interventi è la promozione di una pace positiva, intesa come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e benessere sociale”.

Questo ci porta al secondo punto. La proposta di legge istituisce, all’interno del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace (art. 1 c. 3 l. a), inseriti nell’ambito del Servizio civile universale e destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. La proposta riduce cioè questo strumento essenziale ai fini dell’implementazione della difesa civile non armata e nonviolenta al rango di una delle attività del Servizio civile universale, limitato, com’è noto, ai giovani volontari e volontarie di età compresa tra i 18 e i 28 anni.

È noto, anche in questo caso, tanto dalla letteratura scientifica, quanto dalle esperienze progettuali, che i Corpi civili di pace sono sostanzialmente altra cosa, vale a dire squadre di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, attivandosi su “richiesta leggibile” della società civile locale, con compiti di costruzione di condizioni di pace positiva e profili di attività che pure, tra gli altri, il documento dedicato agli Interventi civili di pace si incarica di articolare e approfondire. Non solo, dunque, giovani volontari, ma operatori e operatrici preparati, formati e addestrati a intervenire in contesti di crisi, conflitto, emergenza e in quadri operativi caratterizzati da straordinaria complessità.

Il loro profilo, quindi, non può essere ridotto ad esercizio superficiale, spontaneistico, volontaristico, né tantomeno può essere sfigurato facendone una specie di “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati, di volta in volta, dagli Stati europei o della Nato in questo o quel contesto di crisi e di conflitto. Un limite, in questo senso, è rintracciabile anche nella soluzione organizzativa stessa di inquadrare (art. 1 c. 2), il comparto della difesa civile presso la Presidenza del Consiglio, all’interno di un Dipartimento ad hoc, al quale sono attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia.  

Non dunque, ad esempio, un’Agenzia, vale a dire un ente o un'organizzazione dotata di autonomia gestionale nell'ambito della pubblica amministrazione, a cui sono attribuite funzioni tecnico-operative; ma un Dipartimento, cioè un’articolazione funzionale, di cui il Presidente del Consiglio si avvale per le funzioni di indirizzo e coordinamento, sottoposto al Segretario generale o affidato alla responsabilità di un Sottosegretario o Ministro senza portafoglio.

Peraltro, l’indirizzo espresso dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la 119/2015, vale a dire che “il dovere di difesa della Patria non si risolve solo in attività finalizzate a contrastare o prevenire un’aggressione esterna, ma può comprendere anche attività di impegno sociale non armato; accanto alla difesa militare, che è solo una delle forme di difesa della Patria, può dunque ben collocarsi un’altra forma di difesa, che si traduce nella prestazione di servizi rientranti nella solidarietà e nella cooperazione a livello nazionale ed internazionale”, dovrebbe portare piuttosto a una riforma complessiva del sistema della difesa e alla riconfigurazione del Ministero della Difesa stesso, coerente con le due funzioni costituzionali, la difesa militare e la difesa civile, quest’ultima, in base a quanto sin qui evidenziato, organizzata nella forma della Difesa popolare di carattere civile e nonviolento. 

Il che allude direttamente al terzo punto: la sua distinzione e la sua autonomia dalla difesa militare, pur nel quadro complessivo, costituzionalmente definito, della difesa del Paese. L’art. 1 c. 1 indica infatti che “la difesa civile, non armata e nonviolenta [è] complementare alle forme di difesa militare”: e qui è grave che non si specifichi al tempo stesso che sia anche autonoma dalle forme di difesa militare pur nel quadro generale definito dalla Costituzione; indicare cioè che si tratti semplicemente di modalità complementare alla difesa militare rischia di privare la difesa civile non armata e nonviolenta proprio della sua specificità e della sua caratterizzazione e rischia di ridurla, come si accennava, a una delle funzioni del cosiddetto coordinamento civile-militare (Cimic) o a una vera e propria “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati in guerra. 

Non andrebbe dimenticato, cioè, che l’obiettivo di queste misure è la promozione della pace positiva, una pace che non preveda solo la fine delle ostilità e la cessazione della violenza, ma anche la promozione di una democrazia effettiva, la giustizia sociale e la promozione di «tutti i diritti umani per tutti e per tutte».

lunedì 11 maggio 2026

L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace

Napoli, riapre la sezione “Simón Bolívar” della Biblioteca Nazionale.


Biblioteca Nazionale di Napoli, Martedì 12 maggio 2026, ore 16.00

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli e la Biblioteca Nazionale di Napoli annunciano la riapertura della sezione venezuelana “Simón Bolívar”, in occasione del 26° anniversario dalla sua fondazione.

I legami tra il Venezuela e l’Italia affondano le loro radici in un’epoca precedente all’Unità d’Italia. Nata il 17 marzo 1856, la sede del Consolato Generale a Napoli è la rappresentanza diplomatica venezuelana più antica d’Europa, da sempre un solido ponte per lo scambio commerciale, culturale e per la fraterna amicizia tra i nostri popoli da 170 anni; un traguardo di storia condivisa che rinnova il nostro impegno istituzionale con incontri importanti come questi.

L’appuntamento che apre il Ciclo Letterario 2026 si terrà martedì 12 maggio alle ore 16:00 presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Interverranno il Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Javier José Gómez Betancourt, e la Direttrice della Biblioteca Nazionale, Silvia Scipioni.

Durante l’incontro sarà presentato il libro “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del Monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della Pace” di Gianmarco Pisa.

La sezione “Simón Bolívar” è stata fondata il 21 giugno 2000 grazie alla collaborazione tra il Consolato e la Biblioteca Nazionale. Custodisce un patrimonio di circa 4.000 volumi e 100 testate giornalistiche su temi scientifici, storici e culturali.

Con la sua riapertura, la sezione torna a essere uno spazio di dialogo e fratellanza, dove riscoprire la storia condivisa che da quasi due secoli unisce Italia e Venezuela e dove studiosi e appassionati possono approfondire l’identità e il patrimonio universale venezuelano.
 
La scheda del libro è disponibile al seguente collegamento:
https://www.multimage.org/libri/piu-eterno-del-bronzo-educazione-alla-cultura-e-semantica-del-monumento 
 

giovedì 23 aprile 2026

Arte Pace e Nonviolenza

Arte, pace e nonviolenza
Conferenza presso la Fondazione Emanuele Parrino, Palermo
Interventi:

Maria Antonietta Malleo, docente di storia dell'arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo, rappresentante dell'IFOR presso l'UNESCO:
"Arte e nonviolenza nella primavera araba"

Gianmarco Pisa, formatore e operatore di pace, segretario IPRI-CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace - Corpi Civili di Pace):
"Patrimoni culturali e Corpi civili di pace in contesti di crisi e di conflitto"

Delia Russo, artista multidisciplinare, arteterapeuta ArTeA a modello polisegnico®, antropologa dell'arte presso Milano-Bicocca, fondatrice gentilgesto®:
"Gentilgesto, l'arte si fa nella relazione".

Oggetto della discussione, la più recente pubblicazione di Gianmarco Pisa, "Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace" (Multimage, Firenze 2026).

La scheda del libro è qui:
https://www.multimage.org/libri/piu-eterno-del-bronzo-educazione-alla-cultura-e-semantica-del-monumento

L'evento è promosso da:
Fondazione Emanuele Parrino, Comunità dell'Arca di Lanza del Vasto ODV, Officina Siciliana di Nonviolenza.

lunedì 5 gennaio 2026

Declaración de IPRA sobre el Intervencionismo y Venezuela


IPRA, Asociación Internacional de Investigación para la Paz

5 de enero de 2026 




Declaración de IPRA sobre el Intervencionismo y Venezuela

Nosotros, los Secretarios Generales de la Asociación Internacional de Investigación para la Paz (IPRA), Marité Muñoz y Rajib Timalsina, comprendemos la necesidad actual de denunciar la terrible situación que vive la comunidad internacional. IPRA lleva más de sesenta años trabajando con investigadores académicos y operadores de paz de todos los continentes en un proceso de construcción de la paz en todo el mundo. Eso es lo que intentamos construir y enseñar, y muchos de nuestros miembros y colegas han perdido la vida en el proceso. Esas muertes, en parte, fueron resultado de la ira de personas que creen en la necesidad de mantener sus negocios de fabricación de armas: en algunos casos disfrazados de legales, y en otros casos en apoyo directo del crimen organizado.

En los últimos años, se han iniciado y mantenido numerosas guerras para extraer recursos naturales de ciertos territorios, con el vano pretexto de “proteger la libertad y la democracia”. Estas son excusas que enmascaran otras realidades; hay muchos ejemplos del siglo XX y muchos más de este siglo. Civiles mueren, acusados ​​de quién sabe qué, civiles que solo quieren vivir en paz con justicia social y disfrutar de su territorio. Tantas y diversas personas quieren y necesitan defender su identidad, su religión, su paz y, como dijimos, la justicia social necesaria para mantener a sus comunidades seguras - y no pueden. No pueden porque otros no lo permiten, aquellos que parecen no comprender que la paz es posible y necesaria.

Por lo tanto, en los últimos años, podemos nombrar una multitud de países que fueron ocupados y invadidos siempre por las mismas naciones, siempre por los mismos países, siempre por los mismos líderes. Palestina es el ejemplo más claro del año pasado; también tenemos a Sudán, que ha estado ocupado durante mucho tiempo, y, desde ayer, a Venezuela, que, independientemente de nuestra ideología, no debe estar sujeto a forma de ocupación y debe poder resolver todos sus asuntos internos de forma independiente. Hay otros países que no han sido invadidos ni bombardeados, pero que aún sufren estas situaciones de forma más velada, como las intervenciones económicas y culturales, etc. En América Latina, podemos citar a Honduras como un ejemplo, pero hay muchos otros.

En nombre de IPRA y de toda nuestra Secretaría, tenemos claro, independientemente de nuestra geografía y nuestra ideología: IPRA no apoya ningún ataque a la soberanía ni a la sociedad de ningún país. IPRA no apoya que un país simplemente pretenda extraer los recursos naturales de otro, mientras mueren personas inocentes que necesitan cuidados. Los ataques indiscriminados de Estados Unidos contra Venezuela, como cualquier otra intervención de esta naturaleza, jamás serán apoyados.

Siempre protestaremos contra estas intervenciones.

Esto es lo que creemos.

Marité Muñoz, Secretaria General de IPRA
Rajib Timalsina, Secretario General de IPRA

IPRA United Nations Office, c/o Secretary General Emeritus Matt Meyer, 309 Park Place, Brooklyn NY 11238 USA - www.iprapeace.com

Dichiarazione dell'IPRA sull'interventismo e il Venezuela

IPRA, International Peace Research Association

Associazione Internazionale di Ricerca per la Pace

5 gennaio 2026



Dichiarazione dell'IPRA sull'interventismo e il Venezuela

Noi, Segretari Generali dell'International Peace Research Association (IPRA) - Marité Muñoz e Rajib Timalsina - comprendiamo l'attuale necessità di denunciare la terribile situazione che la comunità internazionale sta vivendo. L'IPRA lavora da oltre sessant'anni con ricercatori accademici e operatori di pace di ogni continente per un processo di costruzione della pace in tutto il mondo. Questo è ciò che cerchiamo di costruire e di insegnare, e molti dei nostri membri e colleghi sono stati uccisi in questo percorso. Queste morti, in parte, sono state il risultato della furia di persone che credono nella necessità di mantenere i loro affari legati alla produzione di armi: in alcuni casi mascherata da attività legale, in altri casi a diretto sostegno della criminalità organizzata nelle sue diverse forme.

Molte guerre negli ultimi anni sono state iniziate e sostenute allo scopo di estrarre risorse naturali da determinati territori, con il vano pretesto di “proteggere la libertà e la democrazia”. Queste non sono altro che scuse che mascherano ben altre realtà. Sono molti gli esempi nel XX secolo e ancora molti altri in questo secolo. Civili muoiono, accusati di chissà cosa, civili che vogliono solo vivere in pace con giustizia sociale e vivere serenamente nel proprio territorio. Popoli numerosi e diversi desiderano e vogliono difendere la propria identità, la propria religione, la propria pace e, come abbiamo detto, la giustizia sociale necessaria per garantire la sicurezza delle loro comunità - e non possono farlo. Non possono farlo, perché altri non lo permettono, quelli che sembrano non intendere che la pace è possibile e necessaria.

Negli ultimi anni, possiamo nominare una moltitudine di paesi che sono stati occupati e invasi sempre dalle stesse nazioni, sempre dagli stessi paesi, sempre dagli stessi leader. La Palestina potrebbe essere l'esempio più eclatante nel corso dell’ultimo anno; e poi anche il Sudan, che è stato occupato a lungo, e - da ieri - il Venezuela, che, a prescindere dalle nostre ideologie, non doveva subire questa forma di occupazione e deve poter risolvere autonomamente tutte le proprie questioni interne. Ci sono altri paesi che non sono stati invasi o bombardati, ma che comunque subiscono situazioni analoghe in forma più velata, sotto forma, ad esempio, di ingerenze economiche e culturali, e così via. Ancora in America Latina, possiamo citare l'Honduras come esempio, ma ce ne sono molti altri.

A nome dell'IPRA e di tutto il nostro Segretariato, intendiamo essere chiari, al di là della geografia e dell'ideologia, su un punto: l'IPRA respinge qualsivoglia attacco alla sovranità e diretto contro la popolazione di qualsiasi paese. L'IPRA respinge la tesi per cui un paese miri a estrarre le risorse naturali di un altro paese, mentre muoiono persone innocenti che necessitano di ogni tipo di cure. Gli attacchi indiscriminati degli Stati Uniti contro il Venezuela, come ogni altro tipo di intervento della medesima natura, non saranno mai sostenuti.

Manifesteremo sempre contro questi interventi.

Questo è ciò che pensiamo.

Marité Muñoz, Segretario Generale dell'IPRA

Rajib Timalsina, Segretario Generale dell'IPRA

IPRA United Nations Office, c/o Secretary General Emeritus Matt Meyer, 309 Park Place, Brooklyn NY 11238 USA - www.iprapeace.com

mercoledì 24 dicembre 2025

"Nulla può fermare il corso della storia"

Dichiarazione del XXV Vertice dei Capi di stato e di governo dell'ALBA
Caracas, 14 dicembre 2025 

Verso la commemorazione del centenario della nascita del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz

"Nulla può fermare il corso della storia" 


Noi, Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America - Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) [1], riuniti il ​​14 dicembre 2025, ispirati dall'esempio di dignità rivoluzionaria e dalla difesa incrollabile della sovranità del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, nel quadro della commemorazione del centenario della sua nascita nel 2026, alla vigilia del Bicentenario del Congresso Anfizionico di Panama e in un contesto di crescenti minacce alla pace e alla stabilità dell'America Latina e dei Caraibi:

Onoriamo la storia e l'eredità del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, precursore fondatore dell'organizzazione, insieme al leader bolivariano Hugo Chávez Frías, grande interprete dei sogni di José Martí per il popolo cubano, latinoamericano e caraibico.

Riaffermiamo il nostro incrollabile impegno a continuare ad approfondire la Dottrina Bolivariana, una linea di pensiero e azione incompatibile con ogni forma di egemonia, dominio o tutela imperiale, che costituisce il pilastro fondamentale che ha ispirato i Comandanti Fidel Castro Ruz e Hugo Chávez Frías a fondare questa Alleanza ventuno anni fa, come espressione del progetto storico, profondamente umanista e antimperialista, che unisce i popoli della Nostra America.

Condanniamo con la massima fermezza l'obiettivo dichiarato della Strategia per la Sicurezza Nazionale del governo degli Stati Uniti, recentemente pubblicata, volta a riaffermare e rafforzare l'obsoleta e storicamente sconfitta Dottrina Monroe.

Condanniamo l'atto di pirateria commesso dal governo degli Stati Uniti con il sequestro e la confisca illegali di una petroliera venezuelana nel Mar dei Caraibi. Questo atto viola il diritto internazionale e attenta alla sovranità della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Rendiamo omaggio al popolo venezuelano che, consapevole della propria forza storica, ha dimostrato ancora una volta una profonda resilienza di fronte alle avversità e, con coraggio e consapevolezza, ha difeso la propria dignità e il diritto di determinare liberamente il proprio destino.

Chiediamo la rimozione di Cuba dall'arbitraria e fasulla lista dei presunti stati sponsor del terrorismo, compilata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Mettiamo in risalto gli sforzi e i risultati del Governo di Riconciliazione Nazionale del Nicaragua nella costruzione di un'economia sovrana, interconnessa con altri popoli e nazioni in lotta, e con poteri sovrani e rispettosi, che sta diventando realtà grazie al coraggio e alla formidabile laboriosità del Popolo Rivoluzionario di un Nicaragua, una volta di più, libero, sempre più cristiano, sempre più socialista e sempre più solidario.

Esigiamo la cessazione immediata di tutte le minacce militari contro qualsiasi paese della Nostra America e ribadiamo la piena validità della Proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, adottata nel Secondo Vertice della CELAC a L'Avana, Cuba, nel gennaio 2014.

Riaffermiamo il nostro impegno a difendere i diritti dei migranti, indipendentemente da nazionalità, cultura, etnia o genere, e chiediamo il rispetto dei protocolli per un rimpatrio sicuro, ordinato, regolare e rispettoso della dignità umana, in conformità con gli accordi bilaterali e multilaterali e le leggi nazionali dei nostri Paesi.

Riconosciamo i progressi dei programmi AGROALBA e ALBA AZUL, volti ad aumentare i livelli di sovranità alimentare e di produzione dei nostri popoli. La loro attuazione ha prodotto risultati significativi che continueremo a promuovere con maggiore impegno nel 2026.

Celebriamo l’avvio delle operazioni della nave Manuel Gual (Nave ALBA), nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda Strategica 2030 dell'ALBA. Costituisce uno strumento fondamentale per la cooperazione e la promozione del commercio equo e solidale e una risorsa inestimabile messa al servizio dei popoli delle nostre Americhe.

Approviamo il Piano d'Azione 2026, volto a raggiungere gli obiettivi stabiliti nell'Agenda Strategica 2030 dell'ALBA. A questo proposito, ribadiamo il nostro impegno a lavorare all'espansione produttiva dei progetti AGROALBA e ALBA AZUL, per la produzione congiunta di agricoltura, pesca e acquacoltura, e a rafforzare i legami logistici della Banca dell’ALBA, con il primo Tavolo d'Affari e il XII Consiglio di Complementazione Economica.

Allo stesso tempo, l’ALBA attiverà nuovi meccanismi permanenti di cooperazione sociale, politica e culturale per rafforzare la coesione del blocco. Ciò include la creazione di un circuito di formazione comunitaria per lo scambio di conoscenze e leadership e la formalizzazione di una task force per la risposta coordinata alle catastrofi.

Il calendario includerà eventi importanti come i VI Giochi Sportivi, la Fiera Internazionale del Turismo (FITALBA) e i Consigli Politici, oltre ad ampliare l'offerta di borse di studio scientifiche, con particolare attenzione allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Queste azioni multidisciplinari mirano a compiere progressi decisivi verso gli obiettivi dell'Agenda Strategica 2030.

Approviamo la creazione della Missione Internazionale per l'Energia e l'Elettricità, composta dai paesi ALBA e da altre nazioni, con l'intento di sostenere la sorella Repubblica di Cuba nel completo ripristino del servizio elettrico in tutto il Paese.

Oggi, mentre nuove minacce militari dell'imperialismo incombono sulla nostra regione, i paesi dell'ALBA riaffermano che il nostro destino è legato al pensiero emancipatorio e all'eredità della lotta di liberazione di Simón Bolívar, all'incrollabile antimperialismo di Augusto César Sandino, allo spirito di Nostra America di José Martí, alla ribellione originaria di Túpac Katari e alla forza d'animo di Juana Azurduy de Padilla, alla leadership sovranista di Edward LeBlanc, all'impegno per l'indipendenza di Sir Vere Cornwall Bird, alla resistenza ancestrale di Joseph Chatoyer, alla mobilitazione popolare di Robert Bradshaw, al progetto popolare di Maurice Bishop e alla lotta per la dignità nazionale di Jean-Baptiste Bideau.

È in questa eredità condivisa che la Dottrina Bolivariana si rafforza come sintesi storica dei popoli in lotta per la loro seconda e definitiva indipendenza, una visione che brilla per il mondo intero. Dichiariamo che la nostra determinazione a lottare in continuità con i loro sogni e per la protezione della regione rimane incrollabile, con la profonda convinzione che:

"La pace sarà il mio rifugio, la mia gloria, la mia ricompensa, la mia speranza, la mia gioia e tutto ciò che è prezioso al mondo".

Citazione del Libertador Simón Bolívar da una lettera al generale Francisco de Paula Santander. Lettera inviata il 23 giugno 1820.


Caracas, 14 dicembre 2025

[1] Repubblica di Cuba, Repubblica Bolivariana del Venezuela, Stato Plurinazionale di Bolivia, Repubblica di Nicaragua, Dominica, Antigua e Barbuda, Saint Vincent e Grenadine, Grenada, Saint Christopher e Nevis, Saint Lucia.


Link: https://cubaminrex.cu/es/declaracion-xxv-cumbre-de-jefes-de-estado-y-de-gobierno-del-alba-caracas-14-de-diciembre-de-2025

lunedì 29 settembre 2025

Una Scuola permanente per Corpi Civili di Pace

 

Come ricordava Alberto L’Abate, “quello che è sicuro è che se le Nazioni Unite avessero a disposizione un corpo internazionale di pace, ben preparato alla nonviolenza, il loro ruolo nella prevenzione dei conflitti e nella loro risoluzione nonviolenta, come richiesto dall’Agenda per la Pace e dallo stesso Segretario Generale, sarebbe molto maggiore ed efficace di quanto sia attualmente”. 

Il sito istituzionale del Comune di Vicenza riporta le dichiarazioni di alcuni tra i principali protagonisti del momento, storico per la città e non solo, dell’inaugurazione del Parco per la Pace. Un parco, nelle parole del sindaco Giacomo Possamai, «nato quindici anni fa da una grande mobilitazione civica, dalla capacità della città di reagire, da un impegno collettivo contro la militarizzazione. Oggi che dopo tanti anni arriviamo ad aprirlo, è importante che quel testimone venga raccolto, che quel significato venga preservato, perché questo parco, che è insieme straordinaria infrastruttura verde e pensiero collettivo sulla pace, rappresenta una delle più grandi opportunità per il futuro della nostra città. Una storia da continuare a scrivere insieme: amministratori, associazioni e cittadini». La storia del parco è nota, ed esemplare, una lotta sociale di grande impatto e di portata locale e nazionale, al tempo stesso contro la militarizzazione del territorio e per la liberazione di spazi civici di fruizione collettiva, un caso esemplare, appunto, di democrazia negli spazi e attraverso gli spazi. 

Al 2004 risale la richiesta statunitense di ampliare la base militare di Vicenza; al 2006, dopo la valutazione del progetto da parte del Comitato misto paritetico regionale, la notizia diventa finalmente di pubblico dominio e scatta la mobilitazione dei cittadini e delle cittadine di Vicenza; dal 2007 il presidio permanente No Dal Molin e l’insieme delle realtà civiche e associative del territorio inaugurano una vera e propria mobilitazione permanente contro la base e per liberare, con finalità sociale, gli spazi destinati all’ampliamento della base stessa; si susseguono eventi e mobilitazioni, la manifestazione del 17 febbraio 2007 (centocinquantamila persone), i festival No dal Molin del 2007, 2008 e 2009, l’occupazione simbolica della Basilica Palladiana (marzo 2007) e della Prefettura (gennaio 2008), dell'area dell'aeroporto civile (gennaio 2009). 

Nella consultazione popolare autogestita del 5 ottobre 2008, dei 25 mila votanti (quasi il 30% degli aventi diritto al voto nel Comune di Vicenza), la quasi totalità (il 95%) si esprime contro la realizzazione della nuova base militare statunitense. Una mobilitazione di grande impatto e di lunga durata che registra una svolta il 7 luglio 2011: la creazione di un'area verde ad est della base e una serie di altre opere civili. Non si tratta di una pura e semplice “compensazione”, bensì di una vittoria della lotta contro la base Usa, contro la guerra e contro la militarizzazione, il primo passo di quello che finalmente è stato inaugurato come “Parco per la Pace”. Come hanno sottolineato gli attivisti e le attiviste, infatti, il Parco per la Pace è molto più di uno spazio verde: è rigenerazione urbana, memoria collettiva e futuro sostenibile, uno spazio finalmente restituito alla città, con la partecipazione attiva a vario titolo di circa quaranta tra gruppi, organizzazioni e associazioni, con tre grandi vocazioni: pace, nonviolenza, socialità; sport per tutti e per tutte; ambiente, sostenibilità, natura. 

Proprio nel quadro della sua vocazione alla pace, memore delle lunghe lotte democratiche e antimilitariste che hanno portato alla liberazione degli spazi della ex base, è stato organizzato, nelle giornate della inaugurazione degli scorsi 27 e 28 settembre, un laboratorio dedicato alla realizzazione, in questi spazi, di una Scuola permanente per Corpi Civili di Pace, attraverso tre momenti, a cura delle associazioni SiAmo Vicenza e Mir Vicenza: un laboratorio di tecniche di azione diretta nonviolenta, per costruire risposte alla violenza diretta, culturale e strutturale, all’ingiustizia e alla guerra, riprendendo in questo le lezioni dei grandi pionieri della ricerca-azione per la pace, a partire da Johan Galtung e, in Italia, Alberto L’Abate; un laboratorio progettuale per una Scuola per Corpi Civili di Pace a Vicenza; un incontro divulgativo sui temi della soluzione creativa e nonviolenta dei conflitti con testimonianze ed esperienze concrete in aree di conflitto e guerra. 

Si tratta della prosecuzione e dello sviluppo di una vera e propria memoria di lotta e di impegno contro la guerra e per la pace. Dal 3 al 5 giugno 2011 Vicenza ha ospitato infatti il Convegno internazionale sulla prevenzione nonviolenta dei conflitti armati e la formazione dei Corpi Civili di Pace, promosso dall'Assessorato alla Pace del Comune di Vicenza insieme con l'Associazione IPRI Rete CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace - Rete Corpi Civili di Pace), in collaborazione con il Centro diritti umani dell'Università di Padova e la Rete Transcend, che ha visto il 5 giugno la lectio magistralis di Galtung e il 4 giugno il Seminario di studio dedicato alla realizzazione a Vicenza di un Centro per la previsione e la prevenzione dei conflitti armati e per la formazione di Corpi Civili di Pace. 

Dal 17 al 19 aprile 2015 sempre a Vicenza si è svolta la Rassegna ColtiVIamoci, dedicata a Principi e buone prassi sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti - Dal livello locale al livello internazionale, e in più momenti, sino ad oggi, si sono svolte attività e iniziative legate ai temi, propri dei CCP, della prevenzione della violenza, della proposta costruttiva, e della trasformazione positiva dei conflitti. Non meno importanti le pubblicazioni legate a queste sperimentazioni, dagli Studi di fattibilità agli Atti del Convegno

D’altra parte, come ricordava Alberto L’Abate, “quello che è sicuro è che se le Nazioni Unite avessero a disposizione un corpo internazionale di pace, ben preparato alla nonviolenza, il loro ruolo nella prevenzione dei conflitti e nella loro risoluzione nonviolenta, come richiesto dall’Agenda per la Pace e dallo stesso Segretario Generale, sarebbe molto maggiore ed efficace di quanto sia attualmente” (reteccp.org/biblioteca/nonvio/labate/maremoto1.html). Occorrono cioè strumenti autonomi di società civile di lotta contro la guerra e costruzione della pace. Nelle guerre e nella spirale delle grandi violazioni che caratterizzano il nostro tempo, un monito più urgente e attuale che mai.  

Alcuni riferimenti: 

Gianmarco Pisa, Corpi civili di pace. Esistono? Chi sono? Cosa fanno?, ebook:
https://www.librerie.coop/libri/9788899050207-corpi-civili-di-pace-multimage 

Nanni Salio, La difesa popolare nonviolenta, online: 
https://www.reteccp.org/biblioteca/nonvio/vari/salio2.html 

Francesco Tullio, Le Organizzazioni Non Governative e la trasformazione dei conflitti. Le operazioni di pace nelle crisi internazionali. Analisi, esperienze, prospettive, Edizioni Associate/Editrice Internazionale, Roma 2002, con una presentazione online: 
https://www.pacedifesa.org/2005/04/26/le-ong-e-la-trasformazione-dei-conflitti 

Antonino Drago, Difesa popolare nonviolenta. Premesse teoriche, principi politici e nuovi scenari, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2006; una recensione di Enrico Peyretti è disponibile online: 
https://www.peacelink.it/pace/a/21848.html 

Alberto L’Abate, Giovani e Pace. Ricerche e formazione per un futuro meno violento, n. e. Multimage, Firenze, 2025: https://multimage.org/libri/giovani-e-pace 

Immagine: Peace by Nick Youngson Alpha Stock Images CC BY-SA 3.0. 

domenica 31 agosto 2025

Contro la campagna di aggressione e le misure coercitive unilaterali ai danni della Repubblica Bolivariana del Venezuela

 
Il Venezuela denuncia alle Nazioni Unite gli ultimi e più pericolosi sviluppi della politica di persecuzione degli Stati Uniti. 

Foto: Xavier Granja Cedeño - Cancilleria Ecuador, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons


La Repubblica Bolivariana del Venezuela comunica che, attraverso la sua Missione Permanente presso le Nazioni Unite (ONU), ha consegnato lo scorso 28 agosto una comunicazione ufficiale al Segretario Generale, António Guterres, in cui denuncia i più recenti e pericolosi sviluppi della politica di persecuzione del Governo degli Stati Uniti contro il Paese.

«In questa comunicazione, il governo venezuelano ha ribadito che queste aggressioni da parte del governo degli Stati Uniti si sono intensificate negli ultimi anni, attraverso la promulgazione e l'applicazione illegale di misure coercitive unilaterali, campagne diffamatorie, disprezzo e giuridicizzazione con fini politici verso le nostre legittime istituzioni, hanno oggi raggiunto un livello di ostilità e minaccia senza precedenti, soprattutto a seguito della recente mobilitazione di forze militari statunitensi nei Caraibi.

«Ha suscitato particolarmente allarma la presenza di cacciatorpediniere e di un incrociatore lanciamissili, nonché dal dispiegamento di un sottomarino con capacità nucleare. Questa è la prima volta nella storia che mezzi militari con capacità nucleare vengono introdotti in America Latina e nei Caraibi; un'azione che viola apertamente il Trattato di Tlatelolco, uno strumento che ha sancito la denuclearizzazione della nostra regione nel 1968 e che obbliga gli Stati Uniti d'America, in virtù dei Protocolli I e II, di cui sono parte contraente, a rispettare la dichiarazione della Nostra America Latina e dei Caraibi come Zona Libera da Armi Nucleari, dal Rio Grande alla Terra del Fuoco.

«Queste operazioni militari statunitensi costituiscono inoltre una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dell'articolo 2.1, sull'uguaglianza sovrana degli Stati; dell'articolo 2.3, sulla risoluzione pacifica delle controversie; dell'articolo 2.4, sul divieto della minaccia o dell'uso della forza; e l'articolo 2.7, relativo al principio di non intervento negli affari interni degli Stati. Ignorano inoltre palesemente la Proclamazione della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), che ha dichiarato la nostra regione "Zona di Pace" nel 2014.

«Denunciamo al mondo con la massima fermezza che l'introduzione di una componente nucleare nei Caraibi minaccia la stabilità emisferica, erode la fiducia nel regime internazionale di non proliferazione e disarmo e mette a rischio la pace e la sicurezza sia regionale che internazionale.

«La Repubblica Bolivariana del Venezuela ribadisce il suo costante impegno nei confronti del diritto internazionale, della soluzione pacifica delle controversie e del rispetto della sovranità delle nazioni e dei popoli. Allo stesso tempo, sollecita nuovamente al Segretario Generale delle Nazioni Unite ad assumere, nell'ambito delle sue competenze e responsabilità, la difesa attiva dei valori e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, esortando con forza il Governo degli Stati Uniti d'America a cessare una volta per tutte le sue azioni e minacce ostili e a rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica del Venezuela.

«La storia e i popoli del mondo non accetterebbero l'inazione della comunità internazionale di fronte a una minaccia di questa portata. Il Venezuela, fedele ai precetti della sua Diplomazia Bolivariana di Pace, ribadisce di non rappresentare una minaccia per nessuno. La vera minaccia alla stabilità della regione è la presenza militare e nucleare degli Stati Uniti nei Caraibi. Infine, sottolineiamo che il nostro Paese e il nostro popolo non accetteranno mai l'imposizione della forza o la violazione dei loro diritti inalienabili, incluso il diritto alla libera autodeterminazione».

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