martedì 8 marzo 2016

Contro la Guerra. Con Alternative concrete.

Bo Yaser (Opera propria) [CC BY-SA 3.0] attraverso Wikimedia Commons

«Il lavoro delle Nazioni Unite per raggiungere un accordo solido e stabile sul Governo [in Libia] è ancora in pieno svolgimento. Abbiamo bisogno di una soluzione equilibrata e duratura. Solo a quel punto potremo valutare - sulla base della richiesta di un governo legittimato - un impegno italiano, che comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari. Dunque questo non è il tempo delle forzature, ma della prudenza, dell'equilibrio e del buon senso».

Così scrive il presidente del consiglio nella sua e-news del 5 marzo. Non sono d'accordo, perché non basta; e di fronte all'orribile precipizio della guerra, dire che non basta, equivale a dire che non va bene. Non è sufficiente una soluzione equilibrata, prudente, eventualmente - solo formalmente - legittima. È necessario impegnarsi a non intervenire militarmente, a ribadire in tutte le sedi che l'azione militare non è un'opzione percorribile, che non si può rispondere al caos (esacerbato dalle nostre guerre) con la guerra (con la quale si pretende di porre argine al caos).

Ricordate la notevole relazione di Carlo Galli a “Cosmopolitica”?: in primo luogo, «il compito della sinistra oggi è convivere con il conflitto per superarlo; con una volontà di pace che non entri nella logica, obsoleta e ipocrita, della “guerra giusta” e che non cerchi di “esportare la democrazia” con la guerra, sapendo che è la giustizia che previene e neutralizza la guerra»; in secondo luogo, «noi vogliamo essere la sinistra che fa passare il “caos” in “cosmo”, il disordine in ordine, con la politica, in modo che si possa dire, con il Poeta, che nell'immensa città del sole, il caos, finalmente cosmo, con l'umana compagnia, gli uomini, “tutti fra sé confederati”» (G. Leopardi, “La Ginestra”).

Abbiamo il compito, allora, di attenerci rigorosamente e di pretendere altrettanto rigoroso rispetto dell'art. 11 della Costituzione Repubblicana; respingere l'idea e la pratica della “pacificazione”, l'imposizione di un ordine o di una pace decisa o pretesa da noi; rispettare senza deroghe la autodeterminazione, la libera scelta dei popoli in ordine alle forme del loro sviluppo e del loro progresso. Dunque, prendendo ancora spunto da quella relazione, vi è bisogno di una “grande politica”: e nello scenario internazionale, di diplomazia, cooperazione, convergenza tra i popoli.

Non occorre, come pure è stato detto e scritto, una forza "che imponga il cessate il fuoco a tutte le parti in lotta"; si tratterebbe a tutti gli effetti di una operazione di "peace-enforcing": una misura controversa, secondo una parte consistente del dibattito internazionale al di fuori della legalità internazionale, in ogni caso con un chiaro carattere assertivo e di ingerenza. Diverso sarebbe il caso di un intervento di polizia internazionale, ma deve essere richiesto dalle autorità locali legittime, vedere l'esplicito consenso delle parti in causa e prevedere una cornice stabile di legalità internazionale; quest'ultima può essere prevista solo dalle Nazioni Unite.

Ribadire: ONU, non NATO. Per la sua composizione, per il suo comando e per la sua dottrina, la NATO è un dispositivo di aggressione a tutti gli effetti. Esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno in questo scenario e, aggiungo, ciò di cui semmai dovremmo richiedere il superamento.

La "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" non obbliga ad alcun intervento di pacificazione dall'esterno, viceversa stabilisce, sin nel Preambolo, che i diritti umani siano protetti da "norme giuridiche" e conferma, all'art. 22, che la realizzazione dei diritti può avvenire solo "attraverso le sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ciascuno Stato".

I principi fondamentali dell'ordinamento internazionale restano quelli di auto-determinazione, sovranità popolare, non-ingerenza, non-discriminazione, e come dice l'art. 11 della Costituzione Repubblicana, rifiuto (anzi, perfino "ripudio") della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e, prima ancora, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Per questo, se si tratta di un dovere repubblicano e di un cimento politico, allora è necessario che tutte le articolazioni repubblicane dicano all'unisono “no alla guerra”: respingendo la guerra e l'aggressione e rivendicando con forza la politica e la pace. Il 9 Marzo è in calendario la discussione in Parlamento sulla Libia. Mobilitiamoci. Costruiamo iniziativa, azione, sensibilizzazione. Stendiamo documenti, volantini, ordini del giorno. Diamo una chance alla politica e alla pace. 

Contro la Guerra e per la Pace. Appunti

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E' trascorsa una settimana, il gruppo di lavoro su “Guerra e Disarmo” di "Cosmopolitica!" ha proposto un suo terreno di confronto. Interrogativi, riflessioni e contributi sono stati pubblicati e i/le compagni/e e gli/le attivisti/e sono impegnati sui propri territori nelle iniziative che via via stanno maturando.

Abbiamo tutti e tutte la consapevolezza che il tema della guerra e della pace (della lotta contro la guerra e ogni forma di aggressione; della lotta per la pace e la costruzione di un ordine internazionale di cooperazione e convivenza pacifica tra le nazioni) è decisivo per il profilo politico-culturale della "Sinistra".

Lo è stato nel 1914 quando proprio sul rifiuto della guerra imperialista mondiale si è rotta la Seconda Internazionale e si sono via via rese autonome le forze comuniste e rivoluzionarie. Lo è “mutatis mutandis” oggi, nella temperie di una “terza guerra mondiale” a mille fronti e nel contesto drammatico del Mediterraneo delle guerre e delle migrazioni.

In questo “cimento”, la sinistra ha un compito assai esigente: definire le coordinate con cui leggere lo scenario di guerra nel quale ci troviamo, praticare il terreno della mobilitazione democratica, la più unitaria possibile, contro la guerra e per la pace, individuare delle alternative.

Tra le alternative praticabili, vere e proprie “utopie concrete”, sono state indicate, nella riflessione collettiva, almeno quelle della risoluzione alternativa dei conflitti, della difesa popolare, dei Corpi Civili di Pace (anche qui).

Ma, prima ancora, sono stati sollevati alcuni interrogativi: l'individuazione della super-potenza nord-americana come primo responsabile del precipizio di guerra in corso e delle odierne declinazioni del moderno imperialismo; l'occupazione israeliana dei territori palestinesi e la “questione palestinese” all'interno di un contesto vicino-orientale dai contorni sempre più accesi e sempre più minacciosi; la Siria, in cui precipitano i progetti di destabilizzazione, le ingerenze esterne e il progetto di dominio e di oppressione rappresentato da DAESH e i suoi sponsor.

Anche per questo, il documento preparatorio e buona parte della discussione si sono soffermati su alcuni cardini dell'azione: cooperazione e disarmo; autodeterminazione dei popoli; non ingerenza.

Il compito oggi delle forze avanzate, comunisti, progressisti, in una parola, la Sinistra, è complesso. Si tratta di avanzare idee, proporre contributi, stimolare incontri, virtuali e territoriali, in base alle modalità comunicative e organizzative che verranno condivise; ma anche di condividere proposte di mobilitazione e di iniziativa a livello nazionale e territoriale, rimandando spunti e link.

Si tratta anche, infine, di affrontare tre grandi questioni che attraversano il movimento, nel suo complesso, “per la pace e contro la guerra”: il “posizionamento”, che troppo spesso ha condizionato pratiche e iniziative, alimentando diffidenze e distanze; l “auto-referenzialità”, che troppo spesso ha deformato la comunicazione contro la guerra in analisi ultra-specialistica; e la “frammentazione”, fatta ora di percorsi divergenti, ora di reti pletoriche (due aspetti solo apparentemente in contraddizione).

Partiamo dai contenuti. Dal merito delle piattaforme e dalla capacità di parlare alla più ampia e sincera cittadinanza democratica. Nel cimento della "rigenerazione della sinistra", potrebbe essere un buon modo per ripartire.