lunedì 26 febbraio 2018

Un centro culturale serbo a Prishtina, Kosovo

Saint Nicholas Church, Prishtina, Kosovo, by Eraalickaj, commons.wikimedia.org/wiki/File:Saint_Nicholas_Orthodox_Church_in_Prishtina,_Kosovo.JPG


Apre a Prishtina, con l’obiettivo dichiarato di preservare la cultura, i costumi e le tradizioni della comunità serba del Kosovo, che oggi ammonta a non più di una trentina di persone in città, il Centro Culturale Serbo, nei locali della Chiesa di San Nicola, nel centro storico del capoluogo kosovaro, poco distante dal Museo Etnografico Emin Gjiku. La stessa Chiesa di San Nicola rappresenta, peraltro, un «luogo della memoria» per i Serbi della città e della regione. 

La Chiesa, infatti, è stata più volte presa di mira e ripetutamente attaccata dal 2002 in avanti; durante i numerosi attacchi l’ingresso principale è stato danneggiato e le finestre sono andate distrutte. Si tratta di una piccola, storica, chiesa, costruita nel 1830 sulle fondamenta del vecchio monastero serbo-ortodosso di San Nicola, ed è legata a una, tuttora presente sebbene sempre più remota, «memoria collettiva» dei Serbi del Kosovo, dal momento che è l’ultima chiesa serbo-ortodossa rimasta attiva nel capoluogo kosovaro fino ai pogrom anti-serbi del marzo 2004, che finirono col cancellare le ultime tracce di presenza serba in città. Restaurata grazie anche a fondi UE, è rientrata in funzione solo nel 2010.
 
In occasione della storica apertura è stata inaugurata, nei locali del centro culturale, una mostra di fotografie e cartoline sul tema della «Vecchia Prishtina» e una mostra di opere pittoriche. «I pittori serbi oggi sarebbero felici di essere qui con noi, nella città in cui hanno vissuto, creato, esposto le loro opere. Molti di loro hanno organizzato atelier e hanno visto distruggere le loro composizioni. Questa mostra, attraverso la loro creatività, segna il ritorno simbolico degli artisti serbi in città», questo il commento, riportato dagli organi di informazione, dello storico dell’arte Nebojša Jevtić. 

Il Centro Culturale Serbo, che intende organizzare per il futuro dibattiti e mostre, incontri e conferenze, è stato aperto per offrire un punto di riferimento culturale per tutti i serbi del Kosovo, come ha riferito il vescovo della diocesi di Raška e Prizren, Teodosije, che ha partecipato all’inaugurazione e benedetto i locali dello spazio culturale. «Per riunire le persone in amore, unità e armonia», sono state le sue parole. E ancora: «Per promuovere e preservare ciò che è sacro e degno, ciò che i nostri antenati hanno creato e consegnato a noi, e che noi stessi, a nostra volta, siamo chiamati a mantenere e preservare per le future generazioni. Per inviare da qui un messaggio di pace e di unità».
 
All’apertura del Centro Culturale hanno partecipato il vice direttore dell’Ufficio Serbo per il Kosovo, Dušan Kozarev, il Segretario di Stato del Ministero dell’Economia, Branimir Stojanović, il sindaco di Gračanica. «Questo è un pezzo simbolico nel grande mosaico del ritorno della presenza serba a Prishtina», ha riferito alla stampa locale Dušan Kozarev. Ha aggiunto che oggi il popolo serbo lotta per gli stessi valori del 1804, quando ha combattuto per la giustizia, l’onestà, la verità, chiaro riferimento, storico e  simbolico, alla prima rivolta serba, scoppiata proprio nel 1804 e proseguita sino al 1813, quando i serbi insorsero contro l’oppressione ottomana, e «il diritto ad una vita normale per tutti». 

«Questo è un luogo simbolico nel grande mosaico del ritorno dei serbi a Prishtina», aggiungendo, ancora con toni evocativi, «i serbi mancano a Prishtina e Prishtina manca ai serbi. Prishtina non è Prishtina senza la presenza serba e la cultura serba». Il Centro Culturale Serbo a Prishtina si propone dunque di essere un luogo di incontro e di scambio, non solo del popolo serbo, ma anche con le comunità vicine, «con tutti i vicini, indipendentemente dal loro nome e cognome» e con ospiti e amici provenienti da tutto il mondo.
 
Nella Chiesa di S. Nicola si è tenuta anche una celebrazione in occasione della festa della Candelora, con la benedizione delle candele, che celebra la festività della presentazione al Tempio e la festa della Luce. Anche qui si riscontra una tradizione “orientale”: la festa ebbe origine in Oriente con il nome di «Ipapante», vale a dire «Incontro». Soprattutto nella Gallia, a partire dal VI secolo, si caratterizzò per la solenne benedizione e per la processione delle candele (da cui la designazione di festa delle Luci) che ha dato il nome alla festività.

domenica 18 febbraio 2018

Una voce da Terezín

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Presentazione del libro: 
Una voce da Terezín. Miriam e altri racconti di Ivan Klíma, ed. Mephite;  
Napoli, 2 Febbraio 2018 

Una suggestiva iniziativa culturale ha avuto luogo, lo scorso venerdì 2 febbraio, per l’intero pomeriggio, presso i locali della meravigliosa chiesa settecentesca di S. Tommaso a Capuana, nella zona dei Tribunali, a Napoli, ospitata dalla associazione di volontariato «Sisto Riario Sforza», dedita alla realizzazione di uno studio medico volontario e autogestito per gli indigenti e al sostegno agli ultimi e ai più poveri della società. 

Introdotta dalla presentazione, della bellezza del luogo e delle attività della associazione, a cura del presidente, il dott. Modestino Caso, si è tenuta infatti la presentazione della raccolta di racconti di Ivan Klíma, curati e tradotti dalla dott.ssa Maria Teresa Iervolino, accompagnata, nella presentazione, dalle relazioni di Aristide Donadio, insegnante, e Gianmarco Pisa, operatore di pace, IPRI - Corpi Civili di Pace. 

L’iniziativa è stata anche la preziosa occasione per commemorare la Giornata del 27 Gennaio, Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime della Shoah e del genocidio perpetrato dai nazisti e dai collaborazionisti, in particolare nella Seconda Guerra Mondiale, per riportare all’attenzione dei presenti l’orrore del nazismo e l’unicità del loro disegno di genocidio, di cancellazione delle differenze e di sterminio del popolo ebraico. 

In questo contesto, coerente con il messaggio affinché mai più la barbarie del fascismo, del nazismo e dell’autoritarismo abbia a ripetersi e mai più dittature, colonialismi e genocidi abbiano a manifestarsi in Europa e nel mondo, ha portato i propri saluti alla prestigiosa iniziativa anche la dott.ssa Amarilis Gutierrez Graffe, decano del corpo consolare di Napoli, console generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Oggetto del volume, la vicenda, umana e intellettuale, di Ivan Klíma, che, attraverso i testi qui raccolti e tradotti, fornisce la narrazione di un’esperienza vissuta a Terezín, nel campo di prigionia nazista nella Repubblica Ceca, a sessanta chilometri da Praga, dal quale Klíma è sopravvissuto, diventando poi uno degli scrittori più importanti, vincitore del Premio «Magnesia Litera» 2010, del Novecento letterario boemo.

L’evento letterario è stato anche l’occasione per richiamare l’attenzione dei presenti sull’importanza e sul valore della memoria, in particolare della memoria collettiva, come richiamo a un patrimonio condiviso di valori in cui la comunità si riconosce e in cui si costruisce l’identità storica di una popolazione, al valore della resistenza, umana e intellettuale, alla barbarie, al pericolo del ritorno del fascismo sul suolo europeo. 

È stata richiamata e stigmatizzata la recente proposta di legge del parlamento polacco, oggetto di critiche provenienti da diverse parti, che condanna quanti attribuiscano alla Polonia una qualche corresponsabilità per la Shoah, come pure la nota delle autorità croate circa la recente, suggestiva, mostra inaugurata il 25 gennaio presso il Palazzo delle Nazioni Unite a New York, dal titolo «Jasenovac: il diritto di non dimenticare».

Come la Bielorussia, come testimoniato nell’iniziativa, ha perduto il 25% della sua popolazione nella II Guerra Mondiale, la Grande Guerra Patriottica per i popoli sovietici, così anche la Jugoslavia vide perire circa il 10% della sua popolazione nel conflitto mondiale; e nei territori della ex Jugoslavia, in quella che era all’epoca l’entità-fantoccio, collaborazionista, del cosiddetto «Stato Indipendente di Croazia», si consumarono alcuni tra i massacri più efferati della guerra, il cui epicentro furono il regime degli ustaša e il lager di Jasenovac. 

A proposito della Bielorussia, l’evento di presentazione del volume è stato accompagnato dalla esibizione canora del coro «Spadcina» che, sotto la direzione del m° Rosa Montano, si è esibito sia in canti popolari e tradizionali della cultura bielorussa, sia in canti di resistenza e partigiani, in onore e a tributo della lotta di resistenza e dei partigiani caduti, sui diversi fronti della lotta contro il nazi-fascismo, per la libertà. 

Alcuni brani del volume sono stati inoltre letti dalla dott.ssa Sonia Benedetto. L’iniziativa ha avuto, infine, l’adesione da parte della Associazione «Lidia Menapace - Culture e Memorie», anche essa attiva a Napoli, impegnata, coerentemente con lo spirito della serata, per la solidarietà tra i popoli e per la democrazia.