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lunedì 29 marzo 2021

“Fermiamo la Guerra!”


ZhengZhou, CC BY-SA 3.0, commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38588191

 
Convocata con il duplice obiettivo di rappresentare contenuti di analisi e documentazione utili per animare e rilanciare iniziativa sulle grandi questioni della lotta contro la guerra e per la pace, e di consolidare relazioni e convergenze nell’ottica di fare rete e promuovere unità tra le diverse realtà della variegata galassia pacifista, antimilitarista e nonviolenta, l’assemblea online “Fermiamo la Guerra!” (27 marzo) è stata un’occasione preziosa, in questo tempo difficile, per fare il punto e rilanciare proposte di attivazione.

L’assemblea ha illustrato i contenuti di una recente, importante, elaborazione collettiva, vale a dire il Dossier “Fermiamo la Guerra”, cui hanno contribuito, insieme, le reti e i comitati dell’antimilitarismo napoletano e campano, vale a dire il Comitato di lotta per la Salute Mentale - Napoli, il Comitato BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele) Campania, il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio - Campania, la Campagna «Napoli Città di Pace», e la Rete Contro la Guerra e il Militarismo.

Non si tratta solo di una raccolta di contenuti di analisi e documentazione su militarismo, complesso militare industriale e dinamica delle spese e degli investimenti militari, nel nostro Paese e non solo, ma anche di uno strumento di rete e di iniziativa - come indica l’opuscolo - per riprendere «la mobilitazione per contrastare il crescente militarismo», per opporsi «alla militarizzazione dei territori diventata ancora più invasiva con i lockdown» e per contrastare «questo sistema basato sullo sfruttamento dell’essere umano e della natura».

L’opuscolo è quindi uno strumento analitico e pratico «contro la guerra e per la pace» e nasce (anche) dall’esigenza di creare convergenza e superare frammentazione, uno dei problemi di lunga data dell’universo, complessivamente inteso, in tutte le sue articolazioni, antimilitarista, pacifista e nonviolento, ribadendo l’importanza dell’impatto politico e, pertanto, del creare, al tempo stesso, unità e movimento. Gli attivisti e le attiviste delle reti coinvolte provengono da diverse esperienze e da diversi retroterra, cristiani, marxisti, pacifisti, antimilitaristi, nonviolenti, ma ciò non ha rivelato, per quanto complesso, impossibile giungere ad una riflessione condivisa e ad una elaborazione congiunta che si è tradotta in questa redazione collettiva.

«Tutto è interconnesso»: la correlazione tra capitalismo, militarismo e patriarcato è un luogo fondamentale del pensiero delle donne e dei movimenti per l’alternativa e a una figura storica del socialismo europeo, Jean Jaurès, si deve la celebre affermazione per la quale «il capitalismo porta la guerra come le nuvole portano la tempesta». Come richiamato nel dossier, «questo sistema permette al 10% della popolazione mondiale di consumare il 90% dei beni prodotti: un mondo dove i pochi ricchi diventano straricchi a spese di miliardi di impoveriti. Secondo i dati delle Nazioni Unite, due miliardi di persone soffrono di insicurezza alimentare. [...]

«Duemila super-ricchi detengono una ricchezza superiore a quella posseduta da 4.5 miliardi di impoveriti e 3.8 miliardi di questi devono accontentarsi dell’1% della ricchezza». Solo in relazione alle spese militari del nostro Paese, citando il dossier, «la manovra finanziaria per il 2021 ... ha destinato al bilancio della difesa ben 24.5 miliardi € (+ 6.9% sul 2020). Di questi ca. 4.3 miliardi dedicati all’ammodernamento e al rinnovo dello strumento militare». Inoltre, «l’Italia è il nono esportatore mondiale di armi e copre il 2.1% delle esportazioni globali».

Oggi, nel quadro del «governo della pandemia», il dispositivo militare è giunto ad attraversare ambiti sempre più vari della scena pubblica, dalla logistica alla sanità, passando per il controllo del territorio; ed è militare il vertice della struttura «per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 e per l’esecuzione della campagna vaccinale nazionale». Una impostazione che, com’è ben noto, non ha mancato di sollevare, da più parti, critiche e interrogativi.

Ciò riporta alle basi materiali e, in definitiva, al modello di sviluppo: non c’è pacifismo che non sia collegato alla iniziativa ecologista e al conflitto sociale. Il pacifismo, cioè, come «parte di un ciclo di protesta più ampio di cui il movimento per i diritti civili, il movimento studentesco, il movimento delle donne e quello ambientalista costituivano altri, importanti, elementi». L’opuscolo richiama «gli effetti devastanti della guerra e degli apparati militari sull’ambiente e sull’integrità degli ecosistemi. [...] Il solo consumo di carburante nelle guerre USA «antiterrorismo», dal 2011 al 2017, è costato, in termini di emissioni, ben 1.2 miliardi di tonnellate di gas serra».

E, sotto il profilo sociale, i fattori di accumulazione legati al complesso militare-industriale si impongono «non come devianza accidentale dell’ordine costituito, bensì come un derivato inevitabile della organizzazione sociale e produttiva della realtà in cui viviamo». Per questo, non si tratta solo di dare sostanza allo slogan: meno spese militari - più spese sociali e sanitarie; si tratta anche di partire proprio da queste parole d’ordine per immaginare e sperimentare un diverso modello di sviluppo libero dallo sfruttamento e dalla guerra.
 

martedì 8 marzo 2016

Contro la Guerra e per la Pace. Appunti

sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/Nowar-Roma-2003.jpg

E' trascorsa una settimana, il gruppo di lavoro su “Guerra e Disarmo” di "Cosmopolitica!" ha proposto un suo terreno di confronto. Interrogativi, riflessioni e contributi sono stati pubblicati e i/le compagni/e e gli/le attivisti/e sono impegnati sui propri territori nelle iniziative che via via stanno maturando.

Abbiamo tutti e tutte la consapevolezza che il tema della guerra e della pace (della lotta contro la guerra e ogni forma di aggressione; della lotta per la pace e la costruzione di un ordine internazionale di cooperazione e convivenza pacifica tra le nazioni) è decisivo per il profilo politico-culturale della "Sinistra".

Lo è stato nel 1914 quando proprio sul rifiuto della guerra imperialista mondiale si è rotta la Seconda Internazionale e si sono via via rese autonome le forze comuniste e rivoluzionarie. Lo è “mutatis mutandis” oggi, nella temperie di una “terza guerra mondiale” a mille fronti e nel contesto drammatico del Mediterraneo delle guerre e delle migrazioni.

In questo “cimento”, la sinistra ha un compito assai esigente: definire le coordinate con cui leggere lo scenario di guerra nel quale ci troviamo, praticare il terreno della mobilitazione democratica, la più unitaria possibile, contro la guerra e per la pace, individuare delle alternative.

Tra le alternative praticabili, vere e proprie “utopie concrete”, sono state indicate, nella riflessione collettiva, almeno quelle della risoluzione alternativa dei conflitti, della difesa popolare, dei Corpi Civili di Pace (anche qui).

Ma, prima ancora, sono stati sollevati alcuni interrogativi: l'individuazione della super-potenza nord-americana come primo responsabile del precipizio di guerra in corso e delle odierne declinazioni del moderno imperialismo; l'occupazione israeliana dei territori palestinesi e la “questione palestinese” all'interno di un contesto vicino-orientale dai contorni sempre più accesi e sempre più minacciosi; la Siria, in cui precipitano i progetti di destabilizzazione, le ingerenze esterne e il progetto di dominio e di oppressione rappresentato da DAESH e i suoi sponsor.

Anche per questo, il documento preparatorio e buona parte della discussione si sono soffermati su alcuni cardini dell'azione: cooperazione e disarmo; autodeterminazione dei popoli; non ingerenza.

Il compito oggi delle forze avanzate, comunisti, progressisti, in una parola, la Sinistra, è complesso. Si tratta di avanzare idee, proporre contributi, stimolare incontri, virtuali e territoriali, in base alle modalità comunicative e organizzative che verranno condivise; ma anche di condividere proposte di mobilitazione e di iniziativa a livello nazionale e territoriale, rimandando spunti e link.

Si tratta anche, infine, di affrontare tre grandi questioni che attraversano il movimento, nel suo complesso, “per la pace e contro la guerra”: il “posizionamento”, che troppo spesso ha condizionato pratiche e iniziative, alimentando diffidenze e distanze; l “auto-referenzialità”, che troppo spesso ha deformato la comunicazione contro la guerra in analisi ultra-specialistica; e la “frammentazione”, fatta ora di percorsi divergenti, ora di reti pletoriche (due aspetti solo apparentemente in contraddizione).

Partiamo dai contenuti. Dal merito delle piattaforme e dalla capacità di parlare alla più ampia e sincera cittadinanza democratica. Nel cimento della "rigenerazione della sinistra", potrebbe essere un buon modo per ripartire.

domenica 27 aprile 2014

...per una ripresa del movimento per la pace e contro la guerra

pressenza.com/it/2014/04/arena-pace-disarmo-fotoreportage
La vicenda ucraina rappresenta solo l’anello più recente di una catena di avvenimenti della politica internazionale in direzione di una crescente conflittualità tra le principali potenze mondiali la cui evoluzione dovrebbe far scattare più di un campanello di allarme tra gli attivisti ed i pacifisti conseguenti. 
La competizione non si svolge più solo con gli strumenti della finanza o della diplomazia ma sempre più spesso attraverso l’uso delle armi. Che siano inviate ai propri alleati locali nei paesi che si intende destabilizzare o usate direttamente dai propri eserciti di occupazione, dipende dai rapporti di forza momentanei e da valutazioni di opportunità.  
I rumori di guerra si avvicinano in maniera crescente al centro dell’area europea ma tutto questo non sembra ridare vitalità a quel movimento contro la guerra che di fronte all’aggressione all’Iraq del 2003 seppe portare in piazza milioni di persone per denunciare la natura brigantesca di quella invasione anche se si mascherava dietro le insegne della missione umanitaria e del ripristino della legalità internazionale.  
Eppure noi siamo convinti che siamo entrati in una fase in cui il confronto tra le grandi potenze non può rimanere più confinato in aree geografiche limitate ma è destinato a sfociare in uno scontro a tutto campo in cui si vanno accumulando le condizioni per un conflitto mondiale generalizzato che solo una opposizione radicale in tutti i paesi coinvolti può arrestare.  
Questo testo vuole essere un invito alla riflessione collettiva per indagare le ragioni di tale latitanza e provare a ritrovare le motivazioni per una opposizione senza se e senza ma ai crescenti interventi militari comunque vengano giustificati e mascherati. 
Qui il testo completo del documento.