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martedì 28 maggio 2019

Patrimoni Culturali e Naturali per la «pace con giustizia»

reparadorwiki: https://es.wikipedia.org/wiki/Archivo:Diablos-3.jpg


La potenza evocativa e memoriale dei patrimoni culturali e naturali può determinare profondi, positivi, impatti, non solo di tipo culturale in senso generale, ma, nello specifico, di carattere sociale.

Com’è noto l’UNESCO, costituita nel 1945, con sede a Parigi, ha come scopo quello di proteggere la scienza e la cultura, promuovere la diffusione dell’istruzione, sollecitare gli Stati a tutelare e promuovere il proprio patrimonio culturale. Nella promozione e diffusione di consapevolezza intorno al valore del patrimonio culturale, la pace, in particolare la «pace positiva», la pace con giustizia, non è un contenuto indifferente.

Nel momento in cui promuove lo sviluppo sociale degli Stati e delle comunità del mondo a partire dalla tutela e dalla conservazione del patrimonio culturale e del patrimonio naturale; quando indica la strada dell’innovazione e dell’apertura al futuro, pur preservando la propria memoria ed i propri saperi; incoraggiando, a partire dalla «messa in comune» del carattere universale del patrimonio culturale, l’espressione della diversità culturale e il dialogo interculturale, la promozione del patrimonio culturale e naturale può diventare, al tempo stesso, un potente mezzo di promozione della pace e dei diritti umani.

Attualmente sono più di mille i patrimoni culturali e naturali riconosciuti dall’UNESCO in oltre due terzi dei Paesi del mondo; per l’esattezza, si tratta in totale, ad oggi, di 1092 siti (845 siti culturali, 209 siti naturali e 38 misti) in 167 Paesi. È noto che l’Italia è il Paese che ospita il maggior numero di patrimoni dell’umanità, con ben 54 siti riconosciuti (di cui 49 siti culturali – 7 dei quali sono «paesaggi culturali» – e 5 siti naturali).

In particolare, per il nostro Paese ma non solo, la definizione di «paesaggio culturale» comincia ad essere particolarmente importante, dal momento che i paesaggi culturali costituiscono i «paesaggi che rappresentano le «creazioni congiunte dell’uomo e della natura», e illustrano l’evoluzione di una società e del suo insediamento, nel tempo, sotto l’influenza di vincoli o di opportunità presentate, all’interno e all’esterno, dall’ambiente naturale e da spinte culturali, economiche e sociali. La loro protezione può contribuire alle tecniche di uso sostenibile del territorio ed al mantenimento della diversità biologica».

Nel bacino del Mediterraneo, i Balcani ospitano una quantità notevole di patrimoni: tre in Albania, tra cui la splendida Butrinto; tre in Bosnia, con la storica città di Mostar, già devastata dalla guerra; dieci in Croazia, con Split (Spalato), Dubrovnik (Ragusa), Parenzo (Poreč); il meraviglioso complesso storico – culturale e archeo – naturalistico di Ohrid, in Macedonia del Nord; quattro in Montenegro, con la regione delle Bocche di Cattaro; cinque in Serbia, tra i quali gli stupefacenti monumenti medievali e bizantini del Kosovo: il monastero di Dečani, il patriarcato di Peć, il monastero di Gračanica e il complesso della Bogorodica Ljeviška a Prizren.

A proposito di guerra, peraltro, è ormai universalmente noto come, specialmente nel contesto del conflitto etno-politico, laddove le matrici identitarie vengono manipolate e strumentalizzate ai fini della violenza, non solo il patrimonio culturale, con il suo portato semantico e simbolico, viene spesso precipitato nella spirale della guerra, ma, in particolare, viene fatto oggetto di azione sistematica, brutale, di vandalizzazione e di distruzione: sono non meno di 1700 i siti culturali, monumentali e religiosi, alcuni dei quali patrimoni mondiali UNESCO, distrutti o danneggiati durante il ciclo di guerre nella ex Jugoslavia degli anni Novanta, nel corso dell’aggressione della NATO contro la Serbia nel 1999 o nei violenti pogrom del 2004 in Kosovo.

Se è vero che, per un verso, l’arte e la cultura possono costituire un terreno positivo per favorire la riappropriazione condivisa e il reciproco riconoscimento, quindi la ricomposizione e, in prospettiva, la riconciliazione; è non meno vero, peraltro, che la guerra devasta e distrugge, e la tutela del patrimonio rappresenta anche la difesa della storia e della memoria, delle culture e dei saperi di una comunità. 

Oggi, sottoposto a ripetute minacce di ingerenza e di aggressione, ancora una volta da parte degli Stati Uniti, è il Venezuela Bolivariano ad essere preso di mira e, con esso, è il suo patrimonio culturale e naturale ad essere esposto: le splendide architetture coloniali della città di Coro, il complesso di architettura contemporanea della Città Universitaria di Caracas, i «Diavoli Danzanti» di Corpus Christi e lo storico Carnevale di Callao.

La conferenza sul tema «Patrimoni Culturali e Naturali» si tiene giovedì 16 maggio, a partire dalle ore 10.00, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, con la presenza, tra gli altri, di Elena Coccia, Consigliera Delegata alla Cura del Patrimonio Culturale e rete dei Siti UNESCO della Città Metropolitana di Napoli, e la presentazione del mio volume “Paesaggi Kosovari 1998-2018”, edito da Multimage, Firenze, 2018.

giovedì 7 marzo 2019

"Paesaggi Kosovari 1998-2018" a Napoli: 16 Marzo, Libreria Tamu

multimage.org/libri/paesaggi-kosovari-1998-2018


Il volume "Paesaggi Kosovari 1998-2018. Il patrimonio culturale come risorsa di progresso e opportunità per la pace" (Multimage, Firenze, 2018) nasce dalla ricerca-azione per Corpi Civili di Pace, nei Balcani, in particolare in Kosovo, e sviluppa un itinerario di carattere sociale e culturale, quest'anno 2019 ricorrendo i venti anni della Guerra del Kosovo. 

La Guerra del Kosovo ha rappresentato un vero e proprio spartiacque: concretizza per la prima volta, nella sua formulazione contemporanea, il paradigma della "guerra umanitaria" ed inaugura una nuova modalità di concezione della guerra stessa, in cui la caratterizzazione etno-politica può intervenire a giustificare, strumentalizzando la dinamica etnica e manipolando le narrazioni culturali, interventi militari o vere e proprie aggressioni. 

L'azione degli operatori e operatrici civili di pace punta ad un lavoro di tessitura e di ricomposizione dei rapporti sociali: sviluppa, in sinergia con gli operatori e le operatrici locali, una modalità di intervento "sul" e "nel" conflitto, abitando lo scenario del conflitto dalla parte delle vittime delle violenze e delle violazioni e attraversando la dinamica di conflitto con un approccio orientato al superamento delle conseguenze della violenza e alla trasformazione dello scenario, all'insegna, al contempo, della pace e della giustizia. 

E' anche una azione di ricomposizione e di comunicazione: di messa in condivisione, di costruzione di ponti, di lettura e di interpretazione del conflitto e del contesto. Per quello parliamo spesso di ricerca-azione: una metodologia che ci riporta alla lezione di un maestro degli studi per la pace, Alberto l'Abate, che abbiamo fatto nostra, come operatori e operatrici di pace, che ci mantiene in costante ascolto, del conflitto e delle sue "griglie di lettura" e del contesto con le sue contraddizioni e le sue ambivalenze. 

Negli scenari del conflitto, le risorse sociali e i patrimoni culturali possono assumere una importanza estremamente significativa. Precipitati nella spirale della violenza, quando vengono fatti oggetto di distruzione e di vandalizzazione, perché identificati come segni culturali o matrici identitarie del "nemico", essi possono tuttavia veicolare una memoria collettiva e rappresentare un determinato complesso di eventi e di relazioni, o trasferire un patrimonio di senso attraverso le epoche. 

Se da una parte i Balcani sono da sempre luogo di conflitti e di attraversamenti, essi sono anche, d'altra parte, lo scenario in cui sono state sperimentate, storicamente, esperienze politiche e culturali di grandissima rilevanza, nel senso della pace e della giustizia, ma anche ed in particolare nel senso dell'inclusione e dell'incontro tra i popoli e le culture. Nel senso della convivenza. Il contesto multi-culturale della ex Jugoslavia: sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti .... 

Il volume, con la ricerca-azione che lo sostanzia, rappresenta anche una riflessione sui patrimoni culturali, sia materiali sia intangibili, in termini di sedimenti di memoria e di valore culturale universale al di là e oltre le divisioni socio-culturali e le barriere etniche. Il nesso tra pace e giustizia, migrazioni e inclusione diventa allora significativamente evidente: nell'incontro con l'altro maturano le condizioni dello sviluppo dei rapporti sociali e l'impegno per l'inclusione e per l'accoglienza. 

L'evento presso la Libreria Tamu, a Napoli, in calendario sabato 16 Marzo, diventa così l'occasione per riflettere e per confrontarci su questi ed altri contenuti. Una riflessione corale con cui provare a mettere a fuoco il tema della memoria per superare i "recinti" delle appartenenze escludenti e delineare una prospettiva di convivenza, di condivisione e di pace. 

domenica 9 dicembre 2018

Beni comuni, patrimoni culturali, convivenza

Recentissima pubblicazione per la Multimage di Firenze, casa editrice dei diritti umani, il volume dal titolo «Paesaggi Kosovari. Il patrimonio culturale come risorsa di progresso e opportunità per la pace», è stato presentato il 1° dicembre 2018 presso il Giardino Liberato di Materdei, a Napoli, in una dimensione in cui testo e contesto proveranno a dialogare e interagire costantemente.

Il volume è il risultato di una ricerca-azione sul tema dei patrimoni culturali in contesti di conflitto, contesti che hanno subito la furia della guerra, in particolare della guerra etno-politica, e che attraversano un estenuante post-conflitto, presi nella morsa tra gli interessi delle grandi potenze, che condizionano l’autonomia e lo sviluppo di queste comunità, e la violenza che continua a diffondersi nel tessuto delle relazioni, inoculando il proprio veleno, esasperando le divisioni e le segregazioni sociali, etniche, comunitarie.

Siamo nel cuore dell’Europa, appena al di là della “sponda adriatica” del Mare di Mezzo, dove tanti eventi, importanti e decisivi, per la storia sociale e culturale della vicenda europea si sono dipanati. Siamo nel territorio della ex Jugoslavia, che dopo la vittoria contro il nazifascismo e la liberazione della regione, ad opera delle formazioni partigiane e socialiste di Tito, aveva saputo inaugurare una originalissima via nazionale al socialismo, fatta di autogestione della produzione, federalismo e non-allineamento. Siamo in Serbia, e, in particolare, in Kosovo, dove il paradigma della guerra etno-politica e delle cosiddette “nuove guerre” è stato inaugurato proprio nel 1999.

Ma siamo anche nel contesto di una vibrante attualità. La Serbia, come altri Paesi dei Balcani Occidentali, ciascuno con le proprie forme e nei propri tempi, è alle prese con il proprio, dibattuto e controverso, processo di adesione alla Unione Europea. La Serbia e il Kosovo sono impegnati in un dialogo politico per giungere ad una soluzione della cosiddetta «controversia kosovara», che non si può che auspicare basata su una formula win-win, che sappia guardare ai bisogni della popolazione, piuttosto che agli interessi degli Stati. In Kosovo, e intorno al Kosovo, gravitano non pochi patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO, luoghi e beni culturali di grandissima rilevanza storica e culturale, di bellezza, di memoria del passato e di speranza nei confronti del futuro.

Il Monastero di Dečani; il Patriarcato di Peć; la Chiesa della Bogorodica Ljeviška, la Madre di Dio di Ljeviš, a Prizren; il Monastero di Gračanica, poco distante dal capoluogo, Prishtina; l’antica Stari Ras e lo splendido Monastero di Sopočani, in Serbia, e ancora, poco oltre, lo splendido Monastero di Studenica, sono solo alcuni, quelli all’interno delle liste dell’UNESCO nella zona, tra i patrimoni culturali che continuano ad esercitare un fascino indiscutibile e che spesso portano con sé un messaggio che non si limita a ricordare i fasti del passato e le memorie del tempo che fu, ma può continuare a ispirare un messaggio, un contenuto, positivo, per l’oggi e per il domani.

È importante che questo interrogativo, che la ricerca stessa avanza e rilancia, possa essere affrontato in un luogo così significativo come il “Giardino Liberato” di Materdei a Napoli. Lo stesso Giardino Liberato è, infatti, un patrimonio culturale dove si esercita iniziativa sociale e in cui si tesse la memoria del passato con la prospettiva del futuro. È questo giardino il cuore dello spazio un tempo occupato dal complesso delle Teresiane, restituito alla collettività sin dal 2012 grazie a una iniziativa dal basso di cittadini e cittadine per farne un bene comune, riconosciuto, dalla Città di Napoli, «tra i beni comuni emergenti e percepiti dalla cittadinanza quali ambienti di sviluppo civico e, come tali, strategici».

La scheda del libro e le ulteriori informazioni sono disponibili al link:
http://www.multimage.org/libri/paesaggi-kosovari-1998-2018