Si
tratta di equipe
civili
professionali, composte di volontari e professionisti, in grado di
agire “sul” conflitto con compiti di analisi, prevenzione e
allarme preventivo e “nel” conflitto con compiti di
inter-posizione, separazione dei contendenti, ripristino dei canali
di comunicazione e di relazione,
ricostruzione
della fiducia ed empatia, mediazione nel conflitto, gestione
costruttiva, tutela dei diritti umani, educazione alla «pace
positiva»,
riconciliazione. Promossi dalle Nazioni
Unite
e sollecitati dall'Unione
Europea,
attendono ormai da anni il riconoscimento
formale
nel quadro
legislativo
italiano. Riconoscimento che dovrebbe valere tanto per la figura e il profilo professionale dell'operatore di pace quanto per la mission e l'operatività stessa dei Corpi Civili di Pace in azione.
giovedì 23 agosto 2012
Una Festa e un Convegno per i Corpi Civili di Pace
Il Tema
Promossa dalle Associazioni facenti parte della “IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) - Rete CCP (Corpi Civili di Pace)”, la rassegna dal titolo “Un Po’ di Pace” e' strutturata nella forma di un vero e proprio evento-festa dei Corpi Civili di Pace, in svolgimento il 25 e 26 Agosto, presso il Parco per la Pace, area ex Dal Molin, a Vicenza, concepita ed articolata come momento di illustrazione e di promozione delle iniziative e delle sperimentazioni concrete che la Rete sta sviluppando nella prospettiva della realizzazione di Corpi Civili di Pace e come occasione di confronto e di elaborazione intorno alle proposte che maggiormente animano la sensibilità della comunità di Vicenza, a partire dalla valorizzazione del Parco per la Pace, dalla partecipazione democratica ai temi del lavoro per la pace positiva e i diritti umani, e, nello specifico, dal coinvolgimento civico e istituzionale intorno alla proposta, di estremo rilievo ed interesse, di un “Centro per la Previsione e la Prevenzione dei Conflitti Armati e per la Formazione e la Preparazione dei Corpi Civili di Pace”.
Promossa dalle Associazioni facenti parte della “IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) - Rete CCP (Corpi Civili di Pace)”, la rassegna dal titolo “Un Po’ di Pace” e' strutturata nella forma di un vero e proprio evento-festa dei Corpi Civili di Pace, in svolgimento il 25 e 26 Agosto, presso il Parco per la Pace, area ex Dal Molin, a Vicenza, concepita ed articolata come momento di illustrazione e di promozione delle iniziative e delle sperimentazioni concrete che la Rete sta sviluppando nella prospettiva della realizzazione di Corpi Civili di Pace e come occasione di confronto e di elaborazione intorno alle proposte che maggiormente animano la sensibilità della comunità di Vicenza, a partire dalla valorizzazione del Parco per la Pace, dalla partecipazione democratica ai temi del lavoro per la pace positiva e i diritti umani, e, nello specifico, dal coinvolgimento civico e istituzionale intorno alla proposta, di estremo rilievo ed interesse, di un “Centro per la Previsione e la Prevenzione dei Conflitti Armati e per la Formazione e la Preparazione dei Corpi Civili di Pace”.
I Contenuti
A tal proposito, puo' essere utile ricordare alcune sollecitazioni che vanno in questa direzione. In primo luogo, l’impegno per la costruzione di un vero “luogo di pace” negli spazi sdemanializzati ex Dal Molin, andando ben oltre la logica delle mere compensazioni e animando invece una prospettiva di piena fruizione, partecipazione e ri-appropriazione civica dello spazio pubblico nell’ottica della promozione della pace, della riaffermazione della nonviolenza e della tutela dei diritti umani, come segnalato anche nella occasione del Convegno Internazionale “La prevenzione dei conflitti armati e la formazione dei corpi civili di pace”, tenuto a Vicenza dal 3 al 5 Giugno 2011 e proposto dall’Assessorato alla Pace del Comune congiuntamente alla Rete CCP in collaborazione col Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi sui Diritti della Persona e dei Popoli dell’Universita' di Padova e “Transcend – Peace Developement Environment Network”, fondato da Johan Galtung, padre della moderna peace-research e tra i massimi teorici ed esperti mondiali della risoluzione costruttiva dei conflitti.
A tal proposito, puo' essere utile ricordare alcune sollecitazioni che vanno in questa direzione. In primo luogo, l’impegno per la costruzione di un vero “luogo di pace” negli spazi sdemanializzati ex Dal Molin, andando ben oltre la logica delle mere compensazioni e animando invece una prospettiva di piena fruizione, partecipazione e ri-appropriazione civica dello spazio pubblico nell’ottica della promozione della pace, della riaffermazione della nonviolenza e della tutela dei diritti umani, come segnalato anche nella occasione del Convegno Internazionale “La prevenzione dei conflitti armati e la formazione dei corpi civili di pace”, tenuto a Vicenza dal 3 al 5 Giugno 2011 e proposto dall’Assessorato alla Pace del Comune congiuntamente alla Rete CCP in collaborazione col Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi sui Diritti della Persona e dei Popoli dell’Universita' di Padova e “Transcend – Peace Developement Environment Network”, fondato da Johan Galtung, padre della moderna peace-research e tra i massimi teorici ed esperti mondiali della risoluzione costruttiva dei conflitti.
In secondo luogo, il rilievo che tale proposta viene ad assumere in questo momento, rilievo che la Festa del 25 e 26 Agosto intende portare al massimo della caratterizzazione, soprattutto in quanto il tema della cooperazione internazionale torna all’attualita' dell'agenda politica, sociale e istituzionale, sia per il piano di riforma della l. 49/1987 sia per il convegno nazionale convocato dal Ministero della Cooperazione e dell’Integrazione per il prossimo 1-2 Ottobre a Milano, senza considerare il punto di sintesi e di avanzamento estremamente significativo conseguito dalla Rete CCP, insieme con le altre realtà del movimento italiano per la pace e la nonviolenza, nell'ambito del Tavolo “Interventi Civili di Pace”, con l’approvazione di un documento di profilo, criterio e standard, dal titolo: “Identita' e Criteri degli Interventi Civili di Pace Italiani”, sottoscritto da decine di associazioni, organizzazioni e comitati e presentato a margine dell’importante Convegno “La Pace al Tempo delle Crisi” (Forum Nazionale delle organizzazioni della società civile sui temi della pace), tenuto a Roma l'8-9 e 10 Giugno.
Collegata a questo, diventa quindi decisiva e strategica la questione delle sperimentazioni per i Corpi Civili di Pace: basti ricordare almeno il nostro progetto, come “Operatori di Pace - Campania”, dal titolo “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, approvato dal Comune di Napoli, nonche' il progetto del Comitato Pace Convivenza e Solidarieta' “Danilo Dolci” dal titolo “Le donne di Krusha per lo sviluppo di Comunità”, approvato dalla Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia. Si tratta di attivazioni assai significative e positive, sia perche' sempre più attraverso gli Enti Locali passa il ruolo di costruzione di rapporti di reciprocita' tra le comunita', sia percha' sempre più spesso gli Enti Locali sono attori o protagonisti di iniziative di cooperazione decentrata, di solidarieta' internazionale e di “city diplomacy” nel senso del lavoro di pace positiva, della protezione dei diritti umani ovunque nel mondo, a partire dai propri territori, nonche' per una societa' piu' giusta e solidale, basata sui principi della nonviolenza e della partecipazione. Non dimentichiamo la possibilita', proprio a partire da tali presupposti, di un gemellaggio del Comune di Vicenza con altri Comuni (a partire dal Comune di Napoli) proprio sul tema del peacekeeping civile non armato e nonviolento e i Corpi Civili di Pace. Ne' trascuriamo l’eventualita', opportuna e significativa, che il Comune stesso possa accendere un fruttuoso partenariato, in veste di capofila o in sinergia con altri Enti ed Organismi Istituzionali, per la presentazione di un progetto per i Corpi Civili di Pace e in particolare per il centro vicentino per la prevenzione dei conflitti e la formazione dei CCP, nel quadro dei programmi regionali ed europei per la cooperazione e la formazione.
Il Programma
Tutto questo ed altro e', dunque, tema di riflessione e di approfondimento in occasione della Festa vicentina, della quale si illustra di seguito il programma:
SABATO 25 Agosto 2012
ore 17.00 - 20.00:
Convegno Nazionale Corpi Civili di Pace: dai Balcani al Medioriente passando per Vicenza
.Sperimentazioni e Testimonianze dai Balcani al Medioriente, passando per Vicenza
.Riflessione e Impegno traguardando il futuro: il progetto per Vicenza ed una scuola permanente nella forma di un Centro per la Prevenzione dei Conflitti e i Corpi Civili di Pace
.Situazione ed Aggiornamenti dalla Siria: analisi e proposte di intervento nonviolento
Interventi progetti discussioni con approfondimenti seminariali dedicati ai progetti dei Corpi Civili di Pace: “Raccogliere la Pace in Palestina” con il Tavolo I.C.P., “Sostegno alle Donne di Krushe in Kosovo” col Comitato “D. Dolci” e “Corpi Civili di Pace in Kosovo” con Operatori di Pace - Campania.
ore 20.15 - 21.15:
Cena conviviale
.Cena su prenotazione
ore 21.30 - 22.30:
Bagno di Gong
.Vibrazioni di cambiamento
LUOGO: Parco per la Pace, Hangar n.3 e sede “Rugby Vicenza”
DOMENICA 26 agosto 2012
ore 16.00:
Apertura festa
.Anguria, banchetti e giochi liberi
ore 17.00 - 18.00:
Giochiamo assieme
.Rugby, Tiro con l'arco e Attività ludiche e sportive
ore 18.00 - 18.30:
Da Marzabotto a Nagasaki, vite che rinascono
.L'albero dei cachi di Nagasaki a Vicenza
.Testimonianza da una sopravvissuta di Marzabotto e il progetto degli Alberi di Pace
.Piantumazione di una Quercia di Marzabotto
ore 18.45 - 19.30:
Una nota di Pace, cantiamo assieme a Bepi de Marzi
ore 20.00 - 21.00:
Cena conviviale
.Cena su prenotazione
Tutto questo ed altro e', dunque, tema di riflessione e di approfondimento in occasione della Festa vicentina, della quale si illustra di seguito il programma:
SABATO 25 Agosto 2012
ore 17.00 - 20.00:
Convegno Nazionale Corpi Civili di Pace: dai Balcani al Medioriente passando per Vicenza
.Sperimentazioni e Testimonianze dai Balcani al Medioriente, passando per Vicenza
.Riflessione e Impegno traguardando il futuro: il progetto per Vicenza ed una scuola permanente nella forma di un Centro per la Prevenzione dei Conflitti e i Corpi Civili di Pace
.Situazione ed Aggiornamenti dalla Siria: analisi e proposte di intervento nonviolento
Interventi progetti discussioni con approfondimenti seminariali dedicati ai progetti dei Corpi Civili di Pace: “Raccogliere la Pace in Palestina” con il Tavolo I.C.P., “Sostegno alle Donne di Krushe in Kosovo” col Comitato “D. Dolci” e “Corpi Civili di Pace in Kosovo” con Operatori di Pace - Campania.
ore 20.15 - 21.15:
Cena conviviale
.Cena su prenotazione
ore 21.30 - 22.30:
Bagno di Gong
.Vibrazioni di cambiamento
LUOGO: Parco per la Pace, Hangar n.3 e sede “Rugby Vicenza”
DOMENICA 26 agosto 2012
ore 16.00:
Apertura festa
.Anguria, banchetti e giochi liberi
ore 17.00 - 18.00:
Giochiamo assieme
.Rugby, Tiro con l'arco e Attività ludiche e sportive
ore 18.00 - 18.30:
Da Marzabotto a Nagasaki, vite che rinascono
.L'albero dei cachi di Nagasaki a Vicenza
.Testimonianza da una sopravvissuta di Marzabotto e il progetto degli Alberi di Pace
.Piantumazione di una Quercia di Marzabotto
ore 18.45 - 19.30:
Una nota di Pace, cantiamo assieme a Bepi de Marzi
ore 20.00 - 21.00:
Cena conviviale
.Cena su prenotazione
martedì 10 gennaio 2012
Una SWOT per la Bosnia ... sullo sfondo, il Kosovo
Mersiha Behluovic consegna alla “Carovana di Pace” un quadro disincantato e interessante nello stesso tempo di quella che è la situazione reale della Bosnia Erzegovina e soprattutto ci offre alcuni spunti ed indicazioni utili sulle prospettive del Paese, nella direzione della trasformazione positiva del contesto del post-conflitto locale, a partire soprattutto dai suoi punti di forza (strengths):
1) la ri-composizione della Bosnia Erzegovina come Stato e soggetto di diritto nell’ambito nella Comunità Internazionale;
2) la vigenza del principio di status quo come presupposto per una convivenza reciprocamente accettabile;
3) gli aspetti positivi dell’attivazione in termini di “community building” della società civile “internazionale”.
Il che, tuttavia, non significa nascondere i punti di debolezza (weakness), che non mancano e sono numerosi:
1) l’applicazione di una vera e propria alchimia istituzionale post-Dayton, frammentaria, alienante e respingente;
2) l’interpretazione di un post-Dayton agito in modo tale da consolidare la separazione istituzionale per linee etniche, al punto che oggi è difficile definire la Bosnia effettivamente come uno Stato multi-etnico;
3) infine, la manifestazione di comportamenti istituzionali (non solo da parte delle istituzione serbo-bosniache) spesso ambigui, parassitari o contraddittori.
Fonte: http://www.quickmba.com/strategy/swot
1) la ri-composizione della Bosnia Erzegovina come Stato e soggetto di diritto nell’ambito nella Comunità Internazionale;
2) la vigenza del principio di status quo come presupposto per una convivenza reciprocamente accettabile;
3) gli aspetti positivi dell’attivazione in termini di “community building” della società civile “internazionale”.
Il che, tuttavia, non significa nascondere i punti di debolezza (weakness), che non mancano e sono numerosi:
1) l’applicazione di una vera e propria alchimia istituzionale post-Dayton, frammentaria, alienante e respingente;
2) l’interpretazione di un post-Dayton agito in modo tale da consolidare la separazione istituzionale per linee etniche, al punto che oggi è difficile definire la Bosnia effettivamente come uno Stato multi-etnico;
3) infine, la manifestazione di comportamenti istituzionali (non solo da parte delle istituzione serbo-bosniache) spesso ambigui, parassitari o contraddittori.
Fonte: http://www.quickmba.com/strategy/swot
Enigma Bosnia
La Bosnia - e Sarajevo al suo epicentro - è un enigma, un rompicapo, come molti altri contesti del post-conflitto etno-politico, proprio del nostro tempo, segnati da divisione e frammentazione. Nel duplice incontro (il 13 ed il 14 Agosto) prima con Mersiha Behlulovic poi con l’intero ufficio della Unità Tecnica Locale (UTL) della Cooperazione Italiana a Sarajevo, emerge un quadro sufficientemente chiaro della complessità del contesto, dello scenario e degli attori (gli stake-holders) che si muovo sul teatro bosniaco (e di Sarajevo, in particolare). Ad esempio, partendo dalla dimensione macro, l’assetto istituzionale è un vero e proprio rompicapo post - Dayton (accordo firmato il 14 dicembre 1995) che organizza la Bosnia Erzegovina in due (e mezzo) unità co-costituenti: la prima, la federazione croato-musulmana che occupa il 51% del territorio ed ospita quasi il 60% della popolazione, la seconda, la Republika Srpska, come detto, anche denominata Repubblica Serba di Bosnia, che ne occupa il 49% del territorio e ne ospita quasi il 40% della popolazione e, infine, staccato da quest’ultima non senza aspetti controversi, sia dal punto di vista giuridico sia sotto il profilo territoriale, il cosiddetto “distretto autonomo” (in realtà facente parte dell’entità serba) di Brčko, reso autonomo non tanto per una questione di assetti territoriali od istituzionali, bensì, a quanto si apprende, “semplicemente” per impedire ai serbi il controllo separato dello spazio aereo nord-occidentale.
Fonte: http://www.balcanionline.it/archivio/distretto-Brcko.aspx
Fonte: http://www.balcanionline.it/archivio/distretto-Brcko.aspx
Se regge come Stato indipendente e come attore della Comunità Internazionale (aspetto, peraltro, da non sottovalutare, considerate le devastazioni e le conseguenze del conflitto), la Bosnia Erzegovina, tuttavia, difficilmente sembra reggere come organismo (sociale, comunitario, istituzionale) unitario. Ciascuna delle due entità maggioritarie co - costituenti, infatti, ha un proprio Presidente (come testimonia, giusto per citare un esempio, il monumentale Palazzo Presidenziale a Banja Luka), proprio premier e propri ministri. Le funzioni amministrative, di sicurezza e di polizia sono autonome, mentre presidenza e governo federale sono collegiali e la presidenza è assunta a turno e a rotazione (tra bosniaci musulmani, croati e serbi). Il che significa che, tra livello federale ed ambiti autonomi, come ricorda Mersiha, si conta qualcosa come 126 ministri (!): ad esempio, il governo federale, da solo, conta nove ministri, tre per ciascuna delle tre entità costituenti. Alla spasmodica cifra di 126 si arriva sommando le cariche ministeriali afferenti a tutti i diversi livelli della complessa ripartizione amministrativa del Paese, dal momento che le singole repubbliche sono articolate in distretti (cantoni) ed ogni distretto ha un suo consiglio ed una sua giunta autonomi. Una pletora, sostanzialmente burocratica ed inefficiente, davanti la quale non sai se fa premio l’applicazione di una mera operazione di ingegneria istituzionale o la volontà di lasciare che, nella sostanza, tutto rimanga com’è, mascherando dietro la cortina fumogena istituzionale della composizione federale la volontà delle comunità di continuare a vivere come dopo la guerra, da separati in casa.
Fonte: http://www.state.gov/www/regions/eur/bosnia/bosagree.html
Fonte: http://www.state.gov/www/regions/eur/bosnia/bosagree.html
Istruzioni di Pace
Il lavoro di ri-composizione civile orientato alla pace si mostra nei Balcani particolarmente complesso, proprio perché deve sfidare una sorta di “ambivalenza costitutiva” tra imbeviture di immagini del sacro e della guerra, che rendono la cultura dell’identità e del conflitto (e dell’identità basata sul conflitto) particolarmente radicata da queste parti; e, d’altra parte, profonde radici di comunità e tessuti di relazione, ricchi, articolati e profondi. Ecco perché, anche il lavoro promosso dalla “Carovana di Pace”, di ri-cognizione e di collegamento nell’ambito della presa di consapevolezza per un servizio civile di pace locale, è chiamato a confrontarsi con questa levatura della sfida: da un lato, demistificare il portato di violenza che tracima dalla cultura dell’identità nazionale, anche attraverso la scoperta dell’altro come con-simile e non come nemico, e quindi ri-umanizzando e de-traumatizzando le parti; dall’altro, sviluppare la comunità, consolidando le capacità locali per la pace e promuovendo libertà, democrazia e partecipazione a livello locale. Appunto, costruendo ponti e valicando muri, come deve essere proprio dello spirito e della missione dell’operatore nonviolento di pace, nel profilo che ne disegnava Alexander Langer.
Cosa vuol dire, del resto, “affare interno” e “competenza esclusiva”, quando si parla di entità co-costituenti e se tutti, a parole, sono per il ri-congiungimento e la ri-conciliazione? Nei Balcani tutto, anche le parole, può avere un duplice significato o una valenza di ambiguità: non tutto ciò che si manifesta, è come sembra. Lo stesso, talvolta, si può registrare con il paesaggio. Se Pale ci sorprende per i suoi tesori paesaggistici e naturalistici incastonati, come un piccolo tesoro, sui monti dei Balcani occidentali, Prijedor ci affascina per la ricchezza dei suoi riferimenti storici e perla suggestione dei suoi luoghi di interesse paesaggistico. Prijedor è luogo importante della vicenda bosniaca e tappa decisiva della Carovana di Pace; per di più è lo spazio di esercizio di una vera e propria “triangolazione” del conflitto bosniaco, dapprima quello serbo-croato del 1991-1993 (con i Croati che attaccano le città serbe di confine e vi sfollano gli espulsi, in territorio bosniaco, con la forza delle armi portate dalla micidiale e devastante “Operazione Tempesta” dalle Krajine croate); poi quello serbo-bosniaco del 1992-1995, tra le rivendicazioni contrapposte dei bosniaci, riferite alla integrità del proprio progetto indipendentista e separatista, e dei serbi, riferite all’esigenza inderogabile di accogliere in qualche luogo i rifugiati serbi dalle altre guerre locali e dalle altre operazioni militari. Eppure, ultimo vertice della “triangolazione”, Prijedor è anche crocevia della riconciliazione possibile, luogo di rientri diffusi e di pratiche ri-conciliative importanti.
Fonte: http://www.ansa.it/balcani/bosnia/bosnia.shtml
Fonte: http://www.ansa.it/balcani/bosnia/bosnia.shtml
... tra Fate e Leggende ...
La Serbia Centrale costituisce un itinerario poco battuto dal turismo di massa e dall’internazionalismo del “main-streaming”, e tuttavia molto interessante, per rendere efficace e comprensibile una compiuta esplorazione delle istanze di differenziazione e di convergenza tra i popoli e le comunità slave del Sud e, di conseguenza per una autentica e piena comprensione dell’anima culturale e nazionale del popolo serbo. Si tratta di una esplorazione - chiave nel senso del “confidence building” e del “peace service”, se consideriamo che è proprio la tradizione nazionale e nazionalistica di una certa Serbia profonda ad inibire le pulsioni euro-file e la propensione al pieno conseguimento di pace altrove presente, e se ricordiamo che questa (la terra a crocevia tra Kragujevac, Kraljevo e Čačak) è la terra delle mille leggende di fate e di streghe della tradizione balcanica e delle mille battaglie dei popoli slavi contro gli Ottomani, che hanno profondamente plasmato la memoria di una cultura condivisa ed il senso di una identità nazionale profonda.
Fonte: http://www.scribd.com/doc/3525744/Mijatovitch-Serbian-Fairy-Tales-
Fonte: http://www.scribd.com/doc/3525744/Mijatovitch-Serbian-Fairy-Tales-
La Città Bianca
Serbia. La Carovana vi giunge il giorno 6 Agosto, in quattro, aspettando l’arrivo della quinta partecipante, in rotta su Trieste, per il giorno 8 Agosto, dopo un viaggio nella Serbia del Nord e, in particolare, nella Vojvodina, la “terra del rifugio” per i Serbi che vi si insediarono, sin dal XV secolo, per sfuggire agli attacchi da Sud dell’esercito ottomano. La Vojvodina è uno dei capoluoghi della Serbia multi-etnica, con la sua forte minoranza ungherese, seguita dalle comunità romena e rutena, e poi con lo splendore della sua capitale, Novi Sad, che però il nostro itinerario di pace fa appena in tempo ad intravedere. Così la Carovana riprende il treno: dopo il “deserto di Pannonia”, le vaste pianure steppiche della Vojvodina, ecco la “città bianca” accogliere la nostra missione, dapprima Novi Beograd, quindi Beograd, una città stupenda, nella sua complessa stratificazione urbanistica tipo “hub”, per la sincera ospitalità dei suoi abitanti, per il carattere giovanile del suo stile cosmopolita. Appena giunti nell’Ostello della Gioventù, inizia subito l’esplorazione delle meraviglie, delle sorprese e dei tesori di questa sorprendente capitale d’Europa.
Belgrado è “città della memoria” per eccellenza, segno iconico ed urbanistico della ricorsività delle memorie e della icasticità ed essenzialità dei vissuti personali e collettivi, basi per un lavoro di pace su cui costruire, pezzo dopo pezzo, le architravi della de-mistificazione degli immaginari, della depurazione dei ricordi e della de-traumatizzazione psico-sociale delle comunità. Si tratta, a ben vedere, di istanze fondamentali della cosiddetta “IntegrAzione PsicoSociale”, quale vettore del superamento post-traumatico del post-conflitto. Basta percorrerne i luoghi salienti per averne chiaro un riscontro: i due edifici ancora sventrati dalle bombe, evidentemente poco “intelligenti”, della N.A.T.O. della primavera 1999, di fronte al Ministero degli Affari Esteri, le Ambasciate degli Stati Uniti e della Croazia addirittura murate, senza porte né finestre, ed il clamoroso Mausoleo del 25 Maggio (con la tomba di Tito, padre della Yugoslavia Socialista), luogo di celebrazione della memoria ed istanza della identità trans-nazionale, jugoslava, degli Slavi del Sud.
Anche Belgrado, infine, rappresenta, come Trieste e più che Budapest, un “crocevia”: insieme, il punto di approdo e il punto di transito. I contenuti dell’approdo sono noti: la stessa, cosiddetta, “strada delle ambasciate”, dov’è dislocata anche l’Ambasciata Italiana, denota intero il carico di ostilità, esclusione e separazione che resta inevitabilmente associato ai conflitti balcanici degli Anni Novanta (soprattutto in riferimento ai conflitti con la Croazia del 1993 e con la N.A.T.O. del 1999, esemplarmente rappresentati dalla configurazione medesima delle ambasciate croata e statunitense); la “strada del potere”, che culmina nella Piazza della Repubblica, costituisce l’icona di una certa auto-consapevolezza nell’esercizio del governo, del potere e del comando, e porta intero il gravame di una storia nella quale l’elemento nazionale serbo si è sempre, a torto o ragione, ritenuto l’architrave del processo storico e della configurazione istituzionale degli Slavi del Sud; infine, il Mausoleo del 25 Maggio, ancor più che la stessa Tomba di Tito, è importante perché serba la memoria dell’unità dei popoli jugoslavi (ancora oggi, secondo recenti statistiche, l’8% della popolazione serba si definisce “jugoslava”) e della fraternità tra il popolo jugoslavo e i popoli del mondo, all’epoca d’oro del NAM (il Movimento dei Paesi Non-Allineati) e del cosiddetto movimento di Bandung (dal nome della Conferenza nella quale si celebrò la nascita del movimento terza-forzista, perché autonomo rispetto ai blocchi contrapposti, dei Non Allineati).
La porta dei Balcani
L’impostazione flessibile della Carovana di Pace nei Balcani consente quella “esplorazione molteplice” adatta a fare scorgere le diverse sfaccettature dell’universo di pace, comunque presente nella realtà balcanica, da una quantità impressionante di punti di vista diversi. Il che si rivela vero sin dall’approdo, nel momento in cui quattro dei partecipanti alla carovana scelgono di entrarvi attraverso la “porta del Nord”, Budapest, mentre la quinta partecipante sceglie, per così dire, la sua “porta naturale”, Trieste, città di incontro e crocevia per eccellenza. Ciò consente, come ovvio, due angolature e due prospettive in partenza molto singolari: la prima più adeguata a porre in luce i Balcani in tutta la loro ricca complessità, da Budapest a Sarajevo, passando per Belgrado, giusto per citare solo le capitali; la seconda, più efficace invece nel rivelare i cosiddetti “snodi di attraversamento”, Trieste quale crocevia di popoli, culture e passaggi, il confine nord-orientale quale “limes” per eccellenza, carico di storia e di storie.
Budapest, intanto. La Carovana vi si ferma il primo giorno, ospiti di un contatto locale che mette a disposizione del gruppo di progetto il suo appartamento, a due passi dalla stazione ferroviaria principale. Budapest appare, contemporaneamente, città di cultura, di turismo e di memoria, che sa alternare, come molte città dell’Est europeo, un centro monumentale sfarzoso e ricchissimo, ad una periferia popolare, insieme con i quartieri limitrofi la stazione, in pieno stile real-socialista. Budapest, oggi, è però anche altro: capitale di uno Stato morso profondamente dalla crisi economica e finanziaria internazionale, in pieno default economico e commerciale, testimoniato perfino dall’inflazione galoppante e dalla impressionante svalutazione della moneta locale, che costringe a correggere a penna, al rialzo, perfino i prezzi indicati sui biglietti del bus. Una città, comunque, sempre splendida nella sua ambivalenza di una Buda remota e verde e di una Pest attraente e turistica; una città la cui anima è il Danubio, “fiume d’Europa”, per dirla con Magris, il cui corso getta ponti e attraversa i confini di tutta la Mitteleuropa, che la nostra stessa Carovana avrebbe poi seguito verso l’interno, via Novi Sad, fino a Belgrado, prima vera tappa dell’itinerario di pace.
Come Budapest, anche Trieste (Trst in sloveno) è città di storia e di memoria. Statuto speciale e porto mercantile dell’impero asburgico, è la porta d’Oriente per eccellenza, in un tempo ed uno spazio, simile all’oggi, in cui l’Oriente si fa, insieme, luogo fantastico e remoto, albergo di speranze e di paure. Se la tratta da Budapest a Belgrado via Novi Sad solca l’itinerario dell’antico e leggendario Orient Express, Trieste ha saputo storicamente interpretare in maniera ineguagliabile il suo ruolo di passante, e tuttora continua a farlo, tra gli universi mediterraneo, germanico e slavo. Attraversare la penisola in treno fino a Trieste e da lì in bus fino a Belgrado significa non solo “seguire” le rotte dei traffici economici e commerciali, ma soprattutto “addentrarsi” nell’anima slava multiforme e variegata, ripercorrendo le orme di Italo Svevo, Claudio Magris e Paolo Rumiz, scoprendo i Balcani “alle porte di casa” e le frontiere del Mediterraneo orientale come luogo di scambio, di contaminazione e di meticciato.
Una (tarda) premessa di metodo
Tra le numerose modalità attraverso le quali si può esplorare e percorrere il “sentiero della pace” vi è certamente quella del “contact” (o “network”) building, vale a dire la costruzione di contatti e la realizzazione di reti. Tale modalità consiste nello sviluppo, nella ricerca e nel consolidamento di una serie di contatti “chiave” funzionali, in primo luogo, alla conoscenza delle realtà di pace attive nei contesti-obiettivo e, di conseguenza, alla verifica di fattibilità in ordine alla costruzione di proficue ipotesi di attivazione e di percorribili partenariati strategici. Il tutto, essenzialmente, allo scopo di consolidare tali realtà di pace attive “in loco” quali autentiche capacità locali di pace (“Local Capacities for Peace”), in linea con le indicazioni strategiche provenienti dal progetto e dalla metodologia “Do No Harm” che, nella elaborazione originaria di Mary Anderson, recava la medesima denominazione.
In tale scopo, sono contenute insieme, la premessa ed il traguardo dell’azione, intendendo utilizzare, per la prima volta ai fini dei nostri scopi, il lessico proprio della nonviolenza alla quale la Carovana di Pace, attraverso l’applicazione degli approcci della trasformazione positiva, si informa. La premessa consiste nell’ articolare, rafforzare e promuovere (nel senso dell’ “empowerment”, vale a dire “capacitazione”), dentro le cosiddette “local capacities for peace”, le altrettanto importanti “peace constituencies”, vale a dire quegli “enzimi di pace”, costitutivamente presenti anche dentro le società post-conflitto, capaci di attivare od orientare il dibattito pubblico verso una più matura e conseguente consapevolezza di pace ovvero di ri-pristinare e ri-attivare processi di educazione civica e ri-costruzione della fiducia (“confidence building”) necessari al lavoro di trasformazione positiva (costruttiva) dei conflitti.
Il traguardo è ugualmente ambizioso, dal momento che richiede a tutti gli attori impegnati di provare a costruire una vera e propria “infrastruttura di pace”, luoghi di relazione e canali di attività orientati alla ripresa del dialogo, della fiducia e della collaborazione sociale nelle realtà lacerate e divise dall’insorgenza del conflitto. La realizzazione di questa “infrastruttura di pace” non può limitarsi al semplice, seppur importante, “intervento civile di pace”, ma deve provare a consolidare, con le realtà del partenariato locale, un vero e proprio Servizio Civile di Pace, magari articolato in forza dell’azione di addestrati e professionali Corpi Civili di Pace. Si tratta di una “rete strutturata per il peace-building”, capace di attivare la leva della trasformazione nonviolenta, mediante la proposta di azioni diversificate ed integrate, quali: “empowerment”, “confidence building” (costruzione della fiducia), peace education (educazione alla pace), HR monitoring (monitoraggio dei Diritti Umani) e, fondamentalmente, “capacity building” (“costruzione” della comunità locale attraverso il rafforzamento delle capacità esistenti, come illustrato dalle applicazioni riferite alle cosiddette “Tecnologie per l’accesso e per l’autonomia”).
Fonte:
... una Carovana di Pace nei Balcani
La Carovana di Pace nei Balcani ha coinvolto il personale dell’Associazione “Operatori di Pace – Campania”, composta di peace-keeper civili professionisti dotati di qualifica FSE della Regione Campania per operatori di pace, e partecipanti al corso di formazione alla gestione dei conflitti A.C.H.I.E.V.E. (Alternative Conflict Handling to Inhibit Emergencies and Volunteering Empower) nell’ambito dei Bandi CSV “Formazione”.
La Carovana ha sviluppato una esplorazione, tra il 5 e 19 agosto 2009, tra la Serbia, la Bosnia e la Croazia, dei luoghi del post-conflitto della ex Jugoslavia degli anni Novanta, allo scopo di maturare conoscenza e sviluppare rete con realtà di società civile di pace in loco, con l’obiettivo di promuovere partenariati e verificare la fattibilità dell’insediamento di Corpi Civili di Pace , in linea con l'elaborazione dei Tavoli dedicati, quali il Tavolo "Interventi Civili di Pace" e la Rete IPRI - Corpi Civili di Pace.
Bibliografia sul lavoro culturale per la trasformazione dei conflitti
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