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martedì 24 settembre 2019

Del 21 Settembre, la Giornata per la Pace

ZKS, VIII Congress - Ljubljana, 1978
MIJ, Dizajn za Novi Svet - Belgrado, 2016

La Giornata Internazionale per la Pace, che si è celebrata, come ogni anno, lo scorso 21 Settembre, è uno dei momenti cruciali per riflettere sulla situazione e le prospettive dello scenario internazionale, per confermare e consolidare l’impegno, di tutti e di ciascuno, nella lotta contro la guerra e per la costruzione della pace, per condividere idee ed ipotesi di lavoro, lungo le quali incamminarci, in una prospettiva di futuro. Sono, del resto, queste le motivazioni di fondo che stanno alla base della risoluzione 36/67 della Assemblea Generale delle Nazioni Unite (30 Novembre 1981), che, istituendo la Giornata per la Pace, ha chiesto a tutti e tutte, popoli e Stati, «di rafforzare gli ideali di pace e di alleviare le tensioni e le cause dei conflitti», intendendo, allo stesso tempo, l’impegno contro la guerra e per la pace, non solo come una vocazione “morale”, ma specificamente come un impegno “fattivo”, al quale tutti e tutte siamo chiamati. L’occasione è pertanto preziosa per riflettere sullo stato del pianeta e per sollecitare ad un rinnovato impegno nella direzione del rilancio del ruolo delle Nazioni Unite, della comunità internazionale complessivamente intesa, nella prevenzione della guerra e nella costruzione della pace, per dirla con Johan Galtung, «a partire dalle cause», rimuovendo e contrastando, attivamente, le diseguaglianze e le ingiustizie, l’oppressione e lo sfruttamento, e, come ha recentemente richiamato il Segretario Generale, Antonio Guterres, in apertura del summit delle Nazioni Unite contro il surriscaldamento climatico, lo stravolgimento dell’equilibrio eco-sistemico, che, unito all’iper-sfruttamento delle risorse energetiche, costituisce uno dei fattori oggi più allarmanti di sperequazione e di tensione, di guerra e di conflitti.  

Anche per questo è molto importante recuperare e rilanciare, nel contesto di un nuovo multipolarismo e di una riforma del sistema stesso delle Nazioni Unite, che vada verso un maggiore bilanciamento dei rapporti di forza, una più accentuata democraticità dell’organizzazione, una più coinvolgente partecipazione di popoli e comunità, il ruolo delle Nazioni Unite, della comunità internazionale complessivamente intesa, nella prevenzione dei conflitti armati e nella costruzione della «pace positiva». L’Agenda per la Pace, «An Agenda for Peace. Preventive diplomacy, peace-making and peace-keeping», il Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite del 1992, esplicitamente richiede che ufficiali di polizia civile, osservatori civili dei diritti umani, specialisti civili per i profughi, i rifugiati e l’aiuto umanitario abbiano lo stesso ruolo dei militari, siano considerati altrettanto se non maggiormente decisivi nelle misure di protezione dei diritti umani e di costruzione della pace, siano attori cruciali per il peace-keeping ed il peace-building. 

Come infatti ricordano i panel dedicati delle Nazioni Unite, «il peace-keeping delle Nazioni Unite sostiene i Paesi sconvolti dai conflitti nel creare condizioni per una pace duratura»; tale peace-keeping ha alcuni specifici punti di forza, quali «legittimità, condivisione delle responsabilità e la capacità di dislocare effettivi provenienti da tutto il mondo, integrati con operatori di pace (peacekeeper civili) nel contesto di mandati multi-dimensionali». Tra questi: la prevenzione dei conflitti, vale a dire le «misure diplomatiche volte a prevenire che le tensioni degenerino in conflitti violenti», quali l’allerta tempestiva, la documentazione, e l’analisi dei dati-sentinella, potenziali spie di conflitto; quindi, il peace-making, vale a dire le «misure tese a portare le parti in conflitto a giungere alla negoziazione di un accordo», anche attraverso iniziative diplomatiche, ufficiali o popolari; infine, il peace-building, vale a dire le «misure tese a rafforzare le capacità locali di gestione dei conflitti e di prevenzione delle escalation» a livello sociale ed istituzionale. 

In questa strategia, che si dipana, a partire dagli anni Novanta, sino ai giorni nostri, numerosi tasselli hanno confermato il ruolo cruciale degli operatori civili nei percorsi di prevenzione della violenza e trasformazione dei conflitti. Nel 1995, la risoluzione 50/49 dell’Assemblea Generale sulla partecipazione dei «Caschi Bianchi» nell’aiuto umanitario, nella cooperazione per lo sviluppo e nella ricostruzione «incoraggia azioni … tese a mettere a disposizione del sistema delle Nazioni Unite corpi volontari nazionali come Caschi Bianchi, al fine di fornire risorse umane specializzate per l’aiuto umanitario in casi di emergenza e di riabilitazione». Nel 1999, la raccomandazione 47/99 del Parlamento Europeo al Consiglio dell’UE propone l’istituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo in forma di un contingente minimo, flessibile e facilmente dispiegabile, con compiti quali (art. 2): «arbitrato, mediazione e costruzione della fiducia tra le parti; aiuto umanitario, reintegrazione (disarmo e smobilitazione di ex-combattenti), riabilitazione, ricostruzione e monitoraggio; osservazione, monitoraggio e miglioramento della situazione dei diritti umani».

È più che mai il caso, all’indomani della Giornata della Pace 2019, di rilanciare dunque questo impegno: a maggior ragione dopo l’approvazione della risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite («Giovani e Pace») che esplicitamente afferma «l’importante ruolo dei giovani nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti e come attori cruciali per la sostenibilità e il successo degli sforzi per il peace-keeping ed il peace-building»: una nuova leva per rafforzare, oggi, l’impegno per la pace. 

giovedì 15 settembre 2016

#lapaceèunafesta

Il Comune di Monteforte Irpino, in collaborazione con la Confederazione Islamica Italiana, l'IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) - Rete CCP (Corpi Civili di Pace), l'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) Avellino, l'Associazione Culture e Memorie “Lidia Menapace”, wwwitalia, ildialogo.org - periodico di cultura, politica e dialogo inter-religioso, organizza l'evento pubblico


Monteforte verso Assisi: #lapaceèunafesta


in occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la Pace


La Giornata Internazionale per la Pace del 21 Settembre è l'occasione nella quale le Nazioni Unite invitano tutte le persone, le popolazioni e i governi del mondo a riflettere sul significato della pace, ad aderire ai principi della nonviolenza nella risoluzione delle controversie ed a rispettare il cessate il fuoco per la fine delle ostilità e la promozione della pace, in particolare, una “pace con giustizia”.
La giornata è stata istituita con la risoluzione 36/67 della Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1981 ed è stata confermata, come giornata internazionale della pace, della nonviolenza e del cessate il fuoco, ancora una volta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 55/282 del 2001, fissando la ricorrenza al 21 settembre. Per tutte e tutti noi, si tratta di una occasione doppiamente significativa, alla vigilia dell'importante appuntamento della Marcia Perugia - Assisi della Pace e della Fraternità, il 9 Ottobre, promossa da Tavola per la Pace e Rete della Pace.

Mercoledì 21 settembre 2016, ore 19.00

Atrio - Casa Comunale - Monteforte Irpino
Via Loffredo


Saluti di: Costantino Giordano, Sindaco di Monteforte Irpino;
Salvo Meli, Consigliere Comunale delegato alle Politiche Giovanili, Pari Opportunità, Diritti Civili.

Moderatrice: dott.ssa Eleonora Davide, giornalista

Interventi di:

Giovanni Capobianco – Presidente Provinciale ANPI Avellino
Massimo Abdallah Cozzolino – Segretario Generale Confederazione Islamica Italiana
Maria Teresa Iervolino – Associazione Culture e Memorie "Lidia Menapace"
Domenica Marianna Lomazzo – Consigliera Regionale di Parità
Gianmarco Pisa – Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Rete Corpi Civili di Pace
Giovanni Sarubbi – direttore www.ildialogo.org

Ospite: Avv. Romina Amicolo – Coordinatrice Centro Antiviolenza Ambito A02

Intermezzi Musicali a Cura dell’Associazione “Neafonè”

La serata sarà introdotta dalla proiezione di un filmato (15 min.) sulla Marcia Perugia-Assisi. L'evento è in preparazione della Marcia Perugia - Assisi, domenica 9 ottobre 2016, per la quale è programmata la partenza da Monteforte Irpino, luogo di ritrovo Piazza Umberto I, alle ore 06.30.

Link utili:

ildialogo.org

reteccp.org

retedellapace.it

perlapace.it

perugiassisi.org


Manifesto e Comunicato (a cura de ildialogo.org)

domenica 20 settembre 2015

Giornata della Pace 2015: “l'Arte contro l'Oblio”


Istituita il 30 novembre 1981 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 36/67, allo scopo, com'è affermato nella risoluzione, «di rafforzare gli ideali di pace e di alleviare le tensioni e le cause dei conflitti», la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, è un'occasione di riflessione e di iniziativa, per la pace e contro la guerra, assai preziosa. 
Nell'occasione, essa ricorre all'indomani di una interessante conferenza a tema, presso il Museo di Storia della Jugoslavia, a Belgrado, sul tema “l'Arte contro l'Oblio”, nell'ambito della mostra “Recorded Memories”, tenuta lo scorso 19 settembre. 
Yannis Toumazis* ha introdotto la riflessione indicando che la rappresentazione della violenza nella guerra e nel militare attraverso la fotografia non fa ricorso alla “memoria” come antidoto al nazionalismo ed al militarismo, bensì usa la fotografia come propellente del nazionalismo e del militarismo. 
Dal punto di vista di Cipro, tre sono le angolature di questo orizzonte: Istanbul, Atene e Nicosia. Il Museo Militare a Istanbul si compone di tre sezioni prevalenti: la costituzione della Repubblica Turca di Kemal Atatürk, le sofferenze subite dal popolo turco nel corso dei primi decenni del Novecento e, infine, una sbalorditiva sala “Corea - Cipro”. Vi sono ripercorsi gli eventi del 1963 e del 1974 e la ricostruzione ha un sapore evidentemente glorificante e nazionalista. 
Nel Museo della Lotta di Liberazione Nazionale, a Nicosia, nella parte greca, vi sono numerose tracce ed oggetti dell'epoca degli scontri bi-comunali, della divisione e della successiva iniziativa militare turca, che portò alla divisione dell'isola nel 1974, che perdura tuttora, tra alterni tentativi di riappacificazione e riunificazione, da ormai quarant'anni a questa parte. 
Numerose, sono, qui, le carte di identità di militari greco-ciprioti: esse sono, nel loro insieme, una specie di monumento al “milite non-ignoto” e fanno venire alla mente una serie di domande: perché proprio quei militari, quali siano le circostanze della sottrazione di quelle carte di identità, cosa ha inteso significare la loro cattura e, quindi, la loro esibizione. Gli “oggetti militari da esposizione” rappresentano, in entrambi i casi, chiari esempi di “veicoli della memoria”, declinata come memoria nazionalista (e militare) e memoria divisiva (o della contrapposizione). 



Ad Atene, il Museo della Guerra è, di per sé, non solo per il suo contenuto, un luogo di tale genere di memoria: è stato realizzato durante il regime dei colonnelli e mostra i capisaldi del nazionalismo greco: aspetti della liberazione nazionale dall'Impero Ottomano, le gesta della Grecia durante le guerre mondiali, e, immancabilmente, una sala dedicata a “Cipro”, divisa in una sezione storico-archeologica e una sezione politico-ideologica, con aspetti legati alla presenza cipriota nella liberazione nazionale greca, la liberazione di Cipro dal potere imperiale britannico, mentre non compare nessun riferimento al colpo di stato contro il governo di Makarios, ispirato dalla giunta dei colonnelli, che fu tra le ragioni (pretesti) addotte dal governo turco ai fini della campagna (invasione) dell'isola. 
Tale approccio museologico, riscontrabile, con aspetti e cadenze diverse, in ciascuno dei tre casi, serve, al contempo, a preservare la memoria e a consolidare una sorta di “estensione artificiale” della memoria e, in questo senso, finisce per servire non tanto la “memoria”, quanto piuttosto una “ideologia”, concepita come vera e propria “manipolazione della memoria” stessa. 
Tanto è vero che nomi diversi vengono attribuiti ai medesimi fatti e circostanze: il “colpo” contro Makarios fu un'avventura nazionalista o non piuttosto, come asserito dai suoi ispiratori, un tentativo di “stabilizzazione” del Paese? L'intervento turco a Cipro, una invasione militare o, piuttosto, una “peacekeeping operation”, finalizzata a tutelare la minoranza turco-cipriota dalle violenze dei nazionalisti greco-ciprioti, come asserito, sino a tutt'oggi, dalle autorità e da gran parte dell'opinione pubblica turca? 
Il tema della contrapposizione della memoria, insieme con quello della fragilità della memoria, torna anche nelle relazioni successive. La memoria, viene ricordato, è qualcosa che ha a che fare con il passato ma che, nello stesso tempo, si volge (si proietta) nel futuro. 
Facendo riferimento alla sua installazione di video-arte, Marianna Christofides, illustra il significato della ripresa di un bambino che effettua capriole consecutive lungo tutto il percorso del muro che divide in due la capitale, Nicosia, tra il settore greco-cipriota (Lefkosia) e il settore turco-cipriota (Lefkoşa): l'apparente fissità (impenetrabilità) del muro fa da sfondo all'altrettanto apparente infinità (circolarità) delle capriole del bambino. 



Il muro di Nicosia, come tutti i muri residuati dai conflitti e dalle contrapposizioni del lungo XX secolo, conserva una fotografia del passato e ricorda che queste fotografie sono anche un tentativo di “limitare”, “confinare” o “manipolare” la memoria, che invece è, per sua natura, fluida, dinamica e cangiante. 
Il confronto con il passato non è in sé, semplicemente, una questione della “memoria”, ma allude continuamente alla posizione che ciascuno e ciascuna di noi decide di assumere in relazione a fatti, eventi e circostanze. Se una “raccolta” museale è, al tempo stesso, un archivio della memoria, allora i musei devono diventare aperti e vivi, luoghi in cui confrontarsi con il passato e prospettare un'immagine positiva per il futuro. 
Come ha ricordato, in chiusura, Nikola Radić Lucati, le raccolte e le mostre nei musei e nei luoghi di cultura, non possono sostituirsi ai media nel raccontare i fatti della realtà o nel creare una opinione pubblica diffusa; le esposizioni, semmai, hanno a che fare con la “rappresentazione” del passato o del presente e la “interpretazione” che l'artista offre di quel passato o di quel presente, ma anche di aspetti e contraddizioni della società. 
Il ruolo dell'arte può dunque servire a costruire una relazione tra l'artista e il pubblico e ad istituire un dialogo dentro la società, come un tentativo di scoprire nuove soluzioni o di aprire nuove vie.

* Info e biografie sugli artisti sono disponibili al sito: www.goethe.de/ins/gr/lp/prj/eri/ein/bsindex.htm .