lunedì 26 maggio 2025

La vittoria della pace e della democrazia, 25 Maggio in Venezuela

Centro di votazione (seggio), 25 Maggio 2025, Caracas. Foto di G. Pisa

Si sono dunque celebrate le elezioni politiche generali in Venezuela, lo scorso 25 maggio, per il rinnovo del Parlamento, l’Assemblea Nazionale, e per l’elezione dei 24 governatori statali, completando così il rinnovo della legislatura, dopo l’elezione alla presidenza della repubblica di Nicolas Maduro lo scorso 28 luglio. Il risultato è quello di una straordinaria e importante, sul piano politico ed elettorale, conferma delle forze bolivariane, raccolte nell’alleanza del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar, centrato intorno al Psuv, il Partito socialista unito del Venezuela, e artefice della continuità e dell’innovazione del processo rivoluzionario bolivariano, socialista e umanista, inaugurato dalla rivoluzione bolivariana e dalla prima presidenza Chavez.

Il Gran Polo Patriottico Simon Bolivar dunque ha ottenuto una nitida vittoria, con l'82,68% dei voti validi per i deputati della lista nazionale, secondo i risultati ufficiali annunciati dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE). Il blocco bolivariano ha ottenuto cioè 4.553.484 voti su un totale di 5.507.324 voti espressi, con un'affluenza alle urne pari al 42,63%, con oltre 5,5 milioni di venezuelani che hanno esercitato il loro diritto di voto in una giornata non facile, anche perché segnata da pessime condizioni metereologiche, da pioggia battente per gran parte della giornata elettorale a Caracas e in numerosi centri, e in condizioni di maggiori difficoltà logistiche nelle aree più remote del Paese, una giornata che, per tutti questi motivi, è stata definita dal CNE "ardua" ma positiva per il sistema elettorale venezuelano che ha confermato tutte le sue caratteristiche, già note agli osservatori e agli analisti internazionali, di trasparenza, affidabilità, sicurezza del voto.

Il bolivarismo conferma quindi l’ampia adesione popolare alla sua visione, alla sua strategia e al suo programma, un dato questo importante anche sotto il versante politico della prospettiva, dal momento che quella che si va ad insediare sarà una legislatura costituente, nella quale si tratterà di procedere sulla strada della innovazione, dando ulteriore impulso al Piano delle Sette Trasformazioni, avviando una modifica della Costituzione, e costruendo una riforma del sistema elettorale che dovrà essere basato sui circuiti comunali, e quindi sull’articolazione di base delle Comuni socialiste, uno dei pilastri dell’articolazione del sistema bolivariano. Per quello che riguarda dunque, i risultati, il Gran Polo Patriottico Simon Bolivar ha ottenuto 4.553.484 voti (82,68%); l’Alianza Democrática (AD), la principale coalizione di opposizione, 344.422 voti (6,25%), l’Alianza UNTC Única 285.501 voti (5,18%) e l’Alianza Fuerza Vecinal 141.566 voti (2,57%). I voti rimanenti, comprese le schede nulle, ammontano a 182.351 voti, pari al 3,31% del totale. Queste cifre consolidano dunque l’affermazione del “chavismo” nel Parlamento venezuelano per la prossima legislatura.

Elvis Amoroso, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale, ha espresso il "profondo orgoglio" del potere elettorale (uno dei cinque poteri nei quali si articola il sistema bolivariano, che oltre ai tradizionali poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, prevede infatti anche il potere civico e, appunto, il potere elettorale) nell'organizzazione delle elezioni, sottolineando la trasparenza del processo pur tra le tensioni politiche che il Paese sta attraversando; ha inoltre sottolineato il protagonismo del popolo venezuelano, un tema di grande importanza, essendo proprio la “democrazia partecipativa e protagonistica” la base del potere popolare in azione che è, a sua volta, la forza motrice del processo rivoluzionario bolivariano e socialista. "Un giorno in cui il popolo ha, per la prima volta, un governatore entrato in carica grazie alla volontà popolare", ha poi affermato, sottolineando il profondo orgoglio di fronte agli sviluppi della giornata elettorale.

"Ringraziamo gli osservatori internazionali, presenti nel Paese con il miglior sistema elettorale al mondo", ha ribadito. "Il Venezuela è un esempio per il mondo e possiamo dimostrare ancora una volta la forza del CNE". I risultati preliminari segnano una nuova vittoria per il progetto politico avviato da Hugo Chávez e proseguito da Nicolás Maduro, in un contesto peraltro di impegnative sfide economiche e politiche internazionali e di sempre crescenti minacce che l’imperialismo occidentale, in primo luogo da Washington, stende contro l’esperimento di partecipazione popolare e di trasformazione sociale che il Venezuela bolivariano rappresenta. Quanto poi alle elezioni statali, il Gran Polo Patriottico Simón Bolívar ottiene 23 su 24 governatori con uno dei leader dell'opposizione, Alberto Galíndez, che governerà lo stato di Cojedes, nell’Ovest. Il “chavismo” riprende poi il governo dello stato di Zulia, con Luis Caldera che ottiene oltre il 64% dei voti. Si tratta di un dato di grande importanza: lo Stato di Zulia infatti, nell’ovest del Paese, confina per un ampio tratto con la Colombia e ospita immensi giacimenti di petrolio, gas naturale e carbone.

Per la prima volta è stato votato un governatore nella regione della Guayana Esequiba, dove il candidato Neil Villamizar ha vinto con il 97,40% dei voti. Con 12 seggi elettorali allestiti in località come El Dorado, Las Claritas e San Martín de Turumbán, sono stati chiamati alle urne circa 21.500 persone residenti in quel territorio, compresa la popolazione indigena, secondo la legge e la procedura elettorale della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La concretizzazione di questo sviluppo politico-elettorale è il risultato della consultazione popolare del 3 dicembre 2023, in cui il 96% della popolazione venezuelana ha approvato la creazione dello stato della Guayana Esequiba, ratificata in via definitiva con la successiva legge organica dell'aprile 2024.  

Il carattere delle elezioni politiche del 25 Maggio in Venezuela

Nella giornata del voto per le elezioni politiche generali, il 25 maggio, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, dalla Scuola Ecologica Nazionale Bolivariana "Simón Rodríguez", Caracas, ha sottolineato che il Venezuela è il Paese con le elezioni più libere, sovrane e democratiche della storia. "Oggi, nonostante la pioggia, la gente sta andando a votare molto presto. C'è una bellissima immagine del popolo Warao. Sono stati sotto la pioggia battente per tre ore e sono andati a votare eroicamente". "Il Venezuela è entrato nel XXI secolo con il miglior sistema elettorale, prima di altri Paesi (…) Queste elezioni sono le 32esime e ce ne saranno molte altre". 

Video della dichiarazione all'uscita dal seggio del Presidente Maduro (link su richiesta)

La campagna elettorale si è svolta con grande serenità e con un alto livello di senso civico, impegnando, nella campagna elettorale, ben 54 organizzazioni politiche partecipanti al voto per l’elezione di deputati, governatori e rappresentanti dei consigli legislativi. Nell’ambito dei 400 osservatori provenienti da 64 Paesi del mondo, Maduro ha evidenziato, all’uscita dal seggio, la presenza di una delegazione di 70 osservatori internazionali provenienti da oltre 50 Paesi, che hanno potuto constatare la normalità, la regolarità, la affidabilità e la trasparenza dell'intero processo elettorale visitando tutti i seggi elettorali, che hanno funzionato in modo rapido ed efficace.

Maduro ha quindi riferito di avere discusso con la Commissione per la Riforma Costituzionale e concordato di preparare un processo di consultazione e dibattito più inclusivo, più aperto e più comunicativo, con più tempo a disposizione, per presentare il disegno di legge sulla riforma costituzionale alla nuova Assemblea Nazionale a gennaio. Ha inoltre osservato che è necessario "riformare tutte le leggi elettorali e creare il sistema elettorale comunale come nuovo sistema di consultazione ed elezione in Venezuela. Costruire un sistema di consultazione permanente basato sui circuiti comunali (le comuni), riprogettare tutto, dove e come si vota, per aggiornarlo". "Dobbiamo essere come architetti e creare un sistema elettorale basato nel territorio in cui vivono le persone, gli uomini e le donne" della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

domenica 25 maggio 2025

Il 25 maggio, la 33esima elezione nel Venezuela Bolivariano

Le elezioni del prossimo 25 maggio nella Repubblica Bolivariana del Venezuela rappresentano una tornata politica ed elettorale di grande importanza. Non solo si terranno le elezioni parlamentari per il rinnovo dei 285 deputati all’Assemblea Nazionale, ma anche le elezioni statali, per il rinnovo di 24 governatori. È pressoché superfluo, se non fosse necessario per contrastare e smentire le bugie e le falsificazioni del mainstream occidentale e della propaganda imperialista, ribadire che si tratta dell’ennesima tornata elettorale in Venezuela dall’insediamento del comandante Hugo Chávez.

Un’ennesima conferma della vitalità del processo democratico che caratterizza il modello di democrazia partecipativa e protagonistica del Venezuela e che rappresenta una delle cifre del socialismo bolivariano, un socialismo popolare e umanistico, con una profonda carica antimperialista e rivoluzionaria, ispirato dal pensiero e dalla visione del comandante Chávez e proseguito e aggiornato oggi dal presidente Maduro. In questo scenario, la campagna elettorale è stata segnata dalla straordinaria mobilitazione popolare che si raccoglie intorno al Psuv, il Partito socialista unito del Venezuela, fondato su ispirazione di Chávez (2008) che esprime il nucleo dirigente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e che rappresenta oggi il più grande tra i partiti socialisti dell’intera America Latina. Occorreva e occorre, infatti, un partito di questa natura, come soggetto catalizzatore e unificatore delle forze nazionali di progresso, esempio di organizzazione, unità, lotta, battaglia e vittoria, e come soggetto popolare e di massa. 

Le forze del Psuv e del Gran Polo Patriottico Simón Bolívar hanno celebrato la chiusura di campagna elettorale giovedì 22 maggio, alla presenza del presidente Maduro, a Caracas, tra ali di folla e una vasta mobilitazione di popolo che ha confermato il pieno appoggio al processo rivoluzionario. La più ampia partecipazione al voto, in questo contesto, è anche cartina di tornasole della vivacità e della vitalità del processo di trasformazione rivoluzionaria in cammino. Come ha detto Maduro, infatti, il voto del 25 maggio è, insieme, un atto di pace e una manifestazione di serenità e di stabilità per tutto il Venezuela, contro la minaccia di ricorso alla violenza che nuovamente sembra tentare la destra eversiva, già uscita sonoramente sconfitta alle elezioni presidenziali del 28 luglio. “Facciamo sapere al mondo che abbiamo ottenuto una grande vittoria”, ha esclamato Maduro rivolgendosi ai partecipanti, sottolineando ancora il protagonismo, l'unità e la forza del popolo bolivariano.

La democrazia partecipativa e protagonistica è il vero e proprio motore del potere popolare in azione e questo è il fondamento del processo rivoluzionario bolivariano e socialista. Di conseguenza, Maduro ha anche annunciato che i dieci distretti elettorali con più voti in ogni Stato saranno incorporati nel programma “Insieme tutto è possibile”, finalizzato a rafforzare lo sviluppo locale e il processo partecipativo. Non a caso, Maduro ha anche ricordato la lotta comune del popolo venezuelano e l'eredità del comandante Chávez: “C'è molto amore, perché abbiamo condiviso la lotta di tutti questi anni. Oggi siamo un popolo, un blocco storico, una forza che viene da Bolívar. Anche qui c'è Chávez, che cammina con noi”. Mobilitazione e partecipazione sono chiavi di volta: “Dove c'è popolo, c'è speranza. Dopo 32 elezioni, ci stiamo dirigendo verso la nostra 33esima vittoria, perché il popolo ha un piano, una direzione e dei progetti”. L’impegno delle autorità e del popolo è che le elezioni si svolgano in un clima di partecipazione e di serenità “per dare una lezione all'imperialismo e ai violenti”. 

È stato il segretario generale del Psuv, Diosdado Cabello, a dichiarare che alcuni settori dell'opposizione non si stanno preparando per le elezioni, bensì per organizzare disordini e violenze. Durante il suo discorso di chiusura della campagna elettorale nello stato di Delta Amacuro, Cabello ha affermato che la destra venezuelana intende nuovamente prepararsi alla violenza: “Siamo tenuti a prepararci per le elezioni e a contrattaccare ogni volta che vogliono la violenza, un contrattacco che li ha sempre lasciati in una posizione peggiore. Li abbiamo sconfitti ogni volta che hanno cercato di fomentare la violenza”. 

Ha quindi rinnovato l’invito a continuare a lottare per la pace e la tranquillità nel Paese. “Il 25 maggio otterremo due grandi vittorie: la prima è la vittoria dei deputati; la seconda è la pace e la tranquillità di questo Paese”, ha affermato. “Il Partito socialista unito del Venezuela e il Gran Polo Patriottico Simón Bolívar hanno cinque testimoni (rappresentanti di lista) per ogni tavolo, l’opposizione no, perché non hanno militanti, ma continuano con il loro piano di gridare “frode”. Noi lottiamo per la giustizia e per la pace di tutti i venezuelani”. Durante la chiusura, lo stesso Maduro ha sottolineato che, nonostante le violazioni del governo degli Stati Uniti contro i migranti venezuelani, il Venezuela continua a costruire “un progetto umanistico e giusto”. “In questo mondo pieno di ingiustizia ci impegniamo a costruire un progetto umanista in cui esista la giustizia”. 

Ha anche ricordato che il governo sta facendo tutto il possibile per salvare i migranti venezuelani rapiti in El Salvador, così come ha salvato la piccola Maikelys Espinoza. Quanti bambini vengono sottratti negli Stati Uniti? Sono questi democrazia e rispetto dei diritti umani? Il Venezuela è in prima linea nella difesa dei diritti umani e in Venezuela si sta creando un nuovo modello di democrazia popolare diretta per rafforzare ancora la rivoluzione. Domenica, 25 maggio, il popolo venezuelano si cimenterà in una nuova prova di democrazia.

Immagine:
La macchina del sistema elettorale digitale a riscontro incrociato in uso nelle elezioni in Venezuela. Foto di G. Pisa.

sabato 8 marzo 2025

In piazza, per la pace.

Alastair Rae, World Peace, CC BY-SA 2.0: https://www.flickr.com/photos/merula/207381423

Terreno di confronto e motivo di dibattito, talvolta anche di divisione, anche all’interno del movimento, complessivamente inteso, contro la guerra e per la pace, l’appello di Michele Serra, riportato dalla stampa, avverte, non senza allarme e apprensione, che “l’Europa è necessaria. Le sue divisioni e la sua debolezza politica sono ragione di grande preoccupazione per milioni di europei, che vorrebbero sentirla parlare con una sola voce. In un momento di così grande e veloce mutamento degli assetti mondiali, solo un’Europa più unita, più solida, forte dei suoi princìpi fondativi, convinta che il suo processo federativo debba accelerare, può essere capace di fare fronte al presente e preparare un futuro migliore. Per dimostrare che gli europei ci sono, e bisogna dunque fare l’Europa, ci vediamo sabato 15 marzo a Roma in piazza del Popolo. Sarà una manifestazione di cittadini, aperta a chiunque, di qualsiasi fede politica, si senta cittadino europeo. Senza simboli di partito, solo il blu stellato della bandiera dell’Unione Europea”. È dunque un appello per una mobilitazione, per una manifestazione di carattere nazionale, per “fare l’Europa”. Dunque un appello e, con esso, una piattaforma di mobilitazione, nella quale si possono facilmente riconoscere quelli che, fino a qualche anno fa, si chiamavano “europeisti” e che si riconoscono appunto nei principi fondativi “dell’Europa”.

Astraendo un attimo dalla contraddizione principale e dalla questione fondamentale, quali sarebbero questi principi? In base al Trattato UE, art. 3, si tratterebbe, nell’ordine, di “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”; “uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne”; “un'economia sociale di mercato fortemente competitiva”; “il progresso scientifico e tecnologico”; “la coesione economica, sociale e territoriale”; “la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica”. Ora, basterebbe riportare queste parole nella realtà, nella dura realtà della situazione politica, sociale ed economica attuale e nella dura realtà delle norme e delle politiche adottate dagli Stati membri, per verificare, senza margine di dubbio, cosa significhino nella realtà espressioni quali “spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne” (dove intanto si allestiscono provvedimenti repressivi e alle frontiere esterne si erigono muri e barriere, oltre che veri e propri dispositivi sicuritari e militari), o anche “economia sociale di mercato fortemente competitiva” (il capitalismo europeo, la lotta tra capitali, il primato della finanza, la corsa al riarmo e alle spese militari, la disoccupazione e la diseguaglianza, quando non, tante volte e in tante aree, la povertà). Un dato su tutti: nella UE un cittadino europeo su cinque è sulla soglia della povertà, quasi cento milioni di persone. Sono questi i valori da difendere e nei quali riconoscersi?

E tuttavia, non è che l’inizio. Vi è, anzitutto, una contraddizione principale. E la contraddizione principale, nell’Europa e nel mondo di oggi, è la contraddizione tra guerra (attori della guerra, sostenitori della guerra, politiche e finanziamenti per la guerra) e pace (attori della pace, sostenitori della pace, finanziamenti e politiche per la pace). Su questo, il testo dell’appello non è semplicemente fuori strada; semplicemente, il contenuto non c’è; in quelle righe, la parole pace – incredibilmente – non compare neanche una volta. Testi di questo genere denotano un sorprendente scollamento dalla realtà, la realtà, anzitutto, della guerra sul suolo dell’Europa. Tanto manca la parola “pace”, quanto mancano, costantemente e sistematicamente, tra le cancellerie UE, iniziative e politiche per la pace, talvolta con effetti, oltre che tragici, persino grotteschi.

Nel momento in cui, dopo l’incontro di Riad tra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli esteri della Federazione russa Sergej Lavrov (18 febbraio) si apre, per la prima volta in maniera significativa da tre anni a questa parte, una finestra negoziale, una opportunità per il dialogo, per la diplomazia e, in prospettiva, auspicabilmente, per il superamento della guerra e un orizzonte di pace, l’UE vara il suo sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il 24 febbraio, dunque ben sei giorni dopo Riad, a ulteriore dimostrazione di quanto la strategia europea sia fuori tempo, fuori centro e fuori fase rispetto alla dinamica messa in moto dall’apertura della recente iniziativa diplomatica bilaterale: un vero e proprio, si direbbe, “epic fail” UE. Il tutto, con gli 88 miliardi di euro già spesi, più l’impegno militare in termini di supporto e di addestramento, più ancora il recente programma che vorrebbe destinare 800 miliardi di euro per il riarmo dell’Europa. Non potrebbe mostrarsi con maggior evidenza il fatto che la UE è un attore di guerra, non di pace, dichiaratamente: “Vogliamo una pace con la forza, e per questo oggi presento il piano di riarmo dell'Europa” (U. von der Leyen).

Infine, la questione fondamentale. Si dice: “l’Europa è necessaria”. Ma quale Europa? L’Unione di 27 Stati disciplinata dai Trattati? O quella che davvero è Europa: 48 Paesi, dall’Atlantico agli Urali, dal Portogallo alla Russia, uno degli spazi umani più affascinanti e complessi dal punto di vista storico, sociale, culturale, linguistico e religioso? È questo, lo sappiamo, l’unico vero spazio europeo. È per questo che non occorrono manifestazioni per la guerra o per chi sostiene la guerra; occorrono manifestazioni per la pace, e per la pace in positivo: cooperazione politica ed economica, diritti umani, giustizia sociale, lavoro, eguaglianza.

Riferimenti:

A Bruxelles il Consiglio per il “Rearm Eu”, Rainews, 06.03.2025:
https://www.rainews.it/maratona/2025/03/a-bruxelles-il-consiglio-ue-si-lavora-al-rearm-eu-al-centro-prestiti-e-peacekeepers-ed4b69b1-4a15-4b25-8b33-b203de261d90.html

L’appello di Serra: L’Europa, o si fa o siamo fregati. Tutti in piazza nel nome dei nostri valori, Arezzo 24, 02.03.2025:
https://www.arezzo24.net/notizie/politica/lappello-di-serra-leuropa-o-si-fa-o-siamo-fregati-tutti-in-piazza-nel-nome-dei-nostri-valori-casini-ci-saro

Simone De La Feld, Un quinto dei cittadini Ue a rischio povertà o esclusione sociale. Tra cui 13 milioni di italiani, eu.news, 12.06.2024:
https://www.eunews.it/2024/06/12/cittadini-ue-rischio-poverta-italia

Sostegno dell'UE all'Ucraina:
https://european-union.europa.eu/priorities-and-actions/eu-support-ukraine_it

Trattato sull’Unione europea:
https://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/treaties/treaties-force.html#new-2-51

mercoledì 11 dicembre 2024

I musei per la pace

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L'ultimo testo scritto da Gianmarco Pisa. 
 
Recensione del libro "Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace". I musei per la pace promuovono attivamente la risoluzione dei conflitti, educando alla nonviolenza e ai diritti umani.
 
25 novembre 2024
 
In un'epoca di guerre i musei per la pace sono luoghi preziosi per costruire ponti di dialogo fra le culture e i popoli. Questo è il cuore pulsante del libro Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace, scritto da Gianmarco Pisa, edito da Multimage.

Il testo esplora come i musei possano evolvere da semplici contenitori di patrimonio a veri e propri protagonisti della società. Secondo la definizione dell’ICOM (Consiglio internazionale dei musei), un museo non è solo un archivio di beni culturali, ma uno spazio aperto e inclusivo, che promuove diversità, sostenibilità e partecipazione. Pisa spinge questa visione oltre, descrivendo i “musei per la pace” come laboratori di incontro e di educazione alla cittadinanza, in grado di trasformare le eredità culturali in percorsi di dialogo e collaborazione.

Attraverso esempi concreti, come i progetti nei territori del post-conflitto in Jugoslavia e l’impegno dei Corpi civili di pace in Kosovo, il libro dimostra come la cultura possa essere strumento di riconciliazione e speranza. I musei per la pace, infatti, non solo conservano e interpretano il patrimonio culturale, ma promuovono attivamente la risoluzione dei conflitti, educando alla nonviolenza e ai diritti umani.

La Convenzione di Faro, citata nel volume, rafforza questa prospettiva. Essa definisce l’eredità culturale come un riflesso vivo delle tradizioni e dei valori delle comunità, e i musei diventano così catalizzatori di progetti condivisi, rafforzando il legame tra memoria storica e azione futura. 

Un esempio in tal senso è il Museo di Trieste. Una rete estremamente importante è l'International Network of Museums for Peace (INMP).

Questo libro è una chiamata all’azione per chi crede nella cultura come forza trasformativa. Leggere questo libro significa aprire una finestra su musei che non sono solo luoghi di conoscenza ma che luoghi di pace e di memoria condivisa.

Scopri di più sul libro su Multimage e inizia il tuo viaggio verso la cultura come strumento di pace.

Link al testo originale: https://www.peacelink.it/storia/a/50436.html