domenica 25 maggio 2025

Il 25 maggio, la 33esima elezione nel Venezuela Bolivariano

Le elezioni del prossimo 25 maggio nella Repubblica Bolivariana del Venezuela rappresentano una tornata politica ed elettorale di grande importanza. Non solo si terranno le elezioni parlamentari per il rinnovo dei 285 deputati all’Assemblea Nazionale, ma anche le elezioni statali, per il rinnovo di 24 governatori. È pressoché superfluo, se non fosse necessario per contrastare e smentire le bugie e le falsificazioni del mainstream occidentale e della propaganda imperialista, ribadire che si tratta dell’ennesima tornata elettorale in Venezuela dall’insediamento del comandante Hugo Chávez.

Un’ennesima conferma della vitalità del processo democratico che caratterizza il modello di democrazia partecipativa e protagonistica del Venezuela e che rappresenta una delle cifre del socialismo bolivariano, un socialismo popolare e umanistico, con una profonda carica antimperialista e rivoluzionaria, ispirato dal pensiero e dalla visione del comandante Chávez e proseguito e aggiornato oggi dal presidente Maduro. In questo scenario, la campagna elettorale è stata segnata dalla straordinaria mobilitazione popolare che si raccoglie intorno al Psuv, il Partito socialista unito del Venezuela, fondato su ispirazione di Chávez (2008) che esprime il nucleo dirigente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e che rappresenta oggi il più grande tra i partiti socialisti dell’intera America Latina. Occorreva e occorre, infatti, un partito di questa natura, come soggetto catalizzatore e unificatore delle forze nazionali di progresso, esempio di organizzazione, unità, lotta, battaglia e vittoria, e come soggetto popolare e di massa. 

Le forze del Psuv e del Gran Polo Patriottico Simón Bolívar hanno celebrato la chiusura di campagna elettorale giovedì 22 maggio, alla presenza del presidente Maduro, a Caracas, tra ali di folla e una vasta mobilitazione di popolo che ha confermato il pieno appoggio al processo rivoluzionario. La più ampia partecipazione al voto, in questo contesto, è anche cartina di tornasole della vivacità e della vitalità del processo di trasformazione rivoluzionaria in cammino. Come ha detto Maduro, infatti, il voto del 25 maggio è, insieme, un atto di pace e una manifestazione di serenità e di stabilità per tutto il Venezuela, contro la minaccia di ricorso alla violenza che nuovamente sembra tentare la destra eversiva, già uscita sonoramente sconfitta alle elezioni presidenziali del 28 luglio. “Facciamo sapere al mondo che abbiamo ottenuto una grande vittoria”, ha esclamato Maduro rivolgendosi ai partecipanti, sottolineando ancora il protagonismo, l'unità e la forza del popolo bolivariano.

La democrazia partecipativa e protagonistica è il vero e proprio motore del potere popolare in azione e questo è il fondamento del processo rivoluzionario bolivariano e socialista. Di conseguenza, Maduro ha anche annunciato che i dieci distretti elettorali con più voti in ogni Stato saranno incorporati nel programma “Insieme tutto è possibile”, finalizzato a rafforzare lo sviluppo locale e il processo partecipativo. Non a caso, Maduro ha anche ricordato la lotta comune del popolo venezuelano e l'eredità del comandante Chávez: “C'è molto amore, perché abbiamo condiviso la lotta di tutti questi anni. Oggi siamo un popolo, un blocco storico, una forza che viene da Bolívar. Anche qui c'è Chávez, che cammina con noi”. Mobilitazione e partecipazione sono chiavi di volta: “Dove c'è popolo, c'è speranza. Dopo 32 elezioni, ci stiamo dirigendo verso la nostra 33esima vittoria, perché il popolo ha un piano, una direzione e dei progetti”. L’impegno delle autorità e del popolo è che le elezioni si svolgano in un clima di partecipazione e di serenità “per dare una lezione all'imperialismo e ai violenti”. 

È stato il segretario generale del Psuv, Diosdado Cabello, a dichiarare che alcuni settori dell'opposizione non si stanno preparando per le elezioni, bensì per organizzare disordini e violenze. Durante il suo discorso di chiusura della campagna elettorale nello stato di Delta Amacuro, Cabello ha affermato che la destra venezuelana intende nuovamente prepararsi alla violenza: “Siamo tenuti a prepararci per le elezioni e a contrattaccare ogni volta che vogliono la violenza, un contrattacco che li ha sempre lasciati in una posizione peggiore. Li abbiamo sconfitti ogni volta che hanno cercato di fomentare la violenza”. 

Ha quindi rinnovato l’invito a continuare a lottare per la pace e la tranquillità nel Paese. “Il 25 maggio otterremo due grandi vittorie: la prima è la vittoria dei deputati; la seconda è la pace e la tranquillità di questo Paese”, ha affermato. “Il Partito socialista unito del Venezuela e il Gran Polo Patriottico Simón Bolívar hanno cinque testimoni (rappresentanti di lista) per ogni tavolo, l’opposizione no, perché non hanno militanti, ma continuano con il loro piano di gridare “frode”. Noi lottiamo per la giustizia e per la pace di tutti i venezuelani”. Durante la chiusura, lo stesso Maduro ha sottolineato che, nonostante le violazioni del governo degli Stati Uniti contro i migranti venezuelani, il Venezuela continua a costruire “un progetto umanistico e giusto”. “In questo mondo pieno di ingiustizia ci impegniamo a costruire un progetto umanista in cui esista la giustizia”. 

Ha anche ricordato che il governo sta facendo tutto il possibile per salvare i migranti venezuelani rapiti in El Salvador, così come ha salvato la piccola Maikelys Espinoza. Quanti bambini vengono sottratti negli Stati Uniti? Sono questi democrazia e rispetto dei diritti umani? Il Venezuela è in prima linea nella difesa dei diritti umani e in Venezuela si sta creando un nuovo modello di democrazia popolare diretta per rafforzare ancora la rivoluzione. Domenica, 25 maggio, il popolo venezuelano si cimenterà in una nuova prova di democrazia.

Immagine:
La macchina del sistema elettorale digitale a riscontro incrociato in uso nelle elezioni in Venezuela. Foto di G. Pisa.

sabato 8 marzo 2025

In piazza, per la pace.

Alastair Rae, World Peace, CC BY-SA 2.0: https://www.flickr.com/photos/merula/207381423

Terreno di confronto e motivo di dibattito, talvolta anche di divisione, anche all’interno del movimento, complessivamente inteso, contro la guerra e per la pace, l’appello di Michele Serra, riportato dalla stampa, avverte, non senza allarme e apprensione, che “l’Europa è necessaria. Le sue divisioni e la sua debolezza politica sono ragione di grande preoccupazione per milioni di europei, che vorrebbero sentirla parlare con una sola voce. In un momento di così grande e veloce mutamento degli assetti mondiali, solo un’Europa più unita, più solida, forte dei suoi princìpi fondativi, convinta che il suo processo federativo debba accelerare, può essere capace di fare fronte al presente e preparare un futuro migliore. Per dimostrare che gli europei ci sono, e bisogna dunque fare l’Europa, ci vediamo sabato 15 marzo a Roma in piazza del Popolo. Sarà una manifestazione di cittadini, aperta a chiunque, di qualsiasi fede politica, si senta cittadino europeo. Senza simboli di partito, solo il blu stellato della bandiera dell’Unione Europea”. È dunque un appello per una mobilitazione, per una manifestazione di carattere nazionale, per “fare l’Europa”. Dunque un appello e, con esso, una piattaforma di mobilitazione, nella quale si possono facilmente riconoscere quelli che, fino a qualche anno fa, si chiamavano “europeisti” e che si riconoscono appunto nei principi fondativi “dell’Europa”.

Astraendo un attimo dalla contraddizione principale e dalla questione fondamentale, quali sarebbero questi principi? In base al Trattato UE, art. 3, si tratterebbe, nell’ordine, di “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”; “uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne”; “un'economia sociale di mercato fortemente competitiva”; “il progresso scientifico e tecnologico”; “la coesione economica, sociale e territoriale”; “la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica”. Ora, basterebbe riportare queste parole nella realtà, nella dura realtà della situazione politica, sociale ed economica attuale e nella dura realtà delle norme e delle politiche adottate dagli Stati membri, per verificare, senza margine di dubbio, cosa significhino nella realtà espressioni quali “spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne” (dove intanto si allestiscono provvedimenti repressivi e alle frontiere esterne si erigono muri e barriere, oltre che veri e propri dispositivi sicuritari e militari), o anche “economia sociale di mercato fortemente competitiva” (il capitalismo europeo, la lotta tra capitali, il primato della finanza, la corsa al riarmo e alle spese militari, la disoccupazione e la diseguaglianza, quando non, tante volte e in tante aree, la povertà). Un dato su tutti: nella UE un cittadino europeo su cinque è sulla soglia della povertà, quasi cento milioni di persone. Sono questi i valori da difendere e nei quali riconoscersi?

E tuttavia, non è che l’inizio. Vi è, anzitutto, una contraddizione principale. E la contraddizione principale, nell’Europa e nel mondo di oggi, è la contraddizione tra guerra (attori della guerra, sostenitori della guerra, politiche e finanziamenti per la guerra) e pace (attori della pace, sostenitori della pace, finanziamenti e politiche per la pace). Su questo, il testo dell’appello non è semplicemente fuori strada; semplicemente, il contenuto non c’è; in quelle righe, la parole pace – incredibilmente – non compare neanche una volta. Testi di questo genere denotano un sorprendente scollamento dalla realtà, la realtà, anzitutto, della guerra sul suolo dell’Europa. Tanto manca la parola “pace”, quanto mancano, costantemente e sistematicamente, tra le cancellerie UE, iniziative e politiche per la pace, talvolta con effetti, oltre che tragici, persino grotteschi.

Nel momento in cui, dopo l’incontro di Riad tra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli esteri della Federazione russa Sergej Lavrov (18 febbraio) si apre, per la prima volta in maniera significativa da tre anni a questa parte, una finestra negoziale, una opportunità per il dialogo, per la diplomazia e, in prospettiva, auspicabilmente, per il superamento della guerra e un orizzonte di pace, l’UE vara il suo sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il 24 febbraio, dunque ben sei giorni dopo Riad, a ulteriore dimostrazione di quanto la strategia europea sia fuori tempo, fuori centro e fuori fase rispetto alla dinamica messa in moto dall’apertura della recente iniziativa diplomatica bilaterale: un vero e proprio, si direbbe, “epic fail” UE. Il tutto, con gli 88 miliardi di euro già spesi, più l’impegno militare in termini di supporto e di addestramento, più ancora il recente programma che vorrebbe destinare 800 miliardi di euro per il riarmo dell’Europa. Non potrebbe mostrarsi con maggior evidenza il fatto che la UE è un attore di guerra, non di pace, dichiaratamente: “Vogliamo una pace con la forza, e per questo oggi presento il piano di riarmo dell'Europa” (U. von der Leyen).

Infine, la questione fondamentale. Si dice: “l’Europa è necessaria”. Ma quale Europa? L’Unione di 27 Stati disciplinata dai Trattati? O quella che davvero è Europa: 48 Paesi, dall’Atlantico agli Urali, dal Portogallo alla Russia, uno degli spazi umani più affascinanti e complessi dal punto di vista storico, sociale, culturale, linguistico e religioso? È questo, lo sappiamo, l’unico vero spazio europeo. È per questo che non occorrono manifestazioni per la guerra o per chi sostiene la guerra; occorrono manifestazioni per la pace, e per la pace in positivo: cooperazione politica ed economica, diritti umani, giustizia sociale, lavoro, eguaglianza.

Riferimenti:

A Bruxelles il Consiglio per il “Rearm Eu”, Rainews, 06.03.2025:
https://www.rainews.it/maratona/2025/03/a-bruxelles-il-consiglio-ue-si-lavora-al-rearm-eu-al-centro-prestiti-e-peacekeepers-ed4b69b1-4a15-4b25-8b33-b203de261d90.html

L’appello di Serra: L’Europa, o si fa o siamo fregati. Tutti in piazza nel nome dei nostri valori, Arezzo 24, 02.03.2025:
https://www.arezzo24.net/notizie/politica/lappello-di-serra-leuropa-o-si-fa-o-siamo-fregati-tutti-in-piazza-nel-nome-dei-nostri-valori-casini-ci-saro

Simone De La Feld, Un quinto dei cittadini Ue a rischio povertà o esclusione sociale. Tra cui 13 milioni di italiani, eu.news, 12.06.2024:
https://www.eunews.it/2024/06/12/cittadini-ue-rischio-poverta-italia

Sostegno dell'UE all'Ucraina:
https://european-union.europa.eu/priorities-and-actions/eu-support-ukraine_it

Trattato sull’Unione europea:
https://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/treaties/treaties-force.html#new-2-51

mercoledì 11 dicembre 2024

I musei per la pace

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L'ultimo testo scritto da Gianmarco Pisa. 
 
Recensione del libro "Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace". I musei per la pace promuovono attivamente la risoluzione dei conflitti, educando alla nonviolenza e ai diritti umani.
 
25 novembre 2024
 
In un'epoca di guerre i musei per la pace sono luoghi preziosi per costruire ponti di dialogo fra le culture e i popoli. Questo è il cuore pulsante del libro Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace, scritto da Gianmarco Pisa, edito da Multimage.

Il testo esplora come i musei possano evolvere da semplici contenitori di patrimonio a veri e propri protagonisti della società. Secondo la definizione dell’ICOM (Consiglio internazionale dei musei), un museo non è solo un archivio di beni culturali, ma uno spazio aperto e inclusivo, che promuove diversità, sostenibilità e partecipazione. Pisa spinge questa visione oltre, descrivendo i “musei per la pace” come laboratori di incontro e di educazione alla cittadinanza, in grado di trasformare le eredità culturali in percorsi di dialogo e collaborazione.

Attraverso esempi concreti, come i progetti nei territori del post-conflitto in Jugoslavia e l’impegno dei Corpi civili di pace in Kosovo, il libro dimostra come la cultura possa essere strumento di riconciliazione e speranza. I musei per la pace, infatti, non solo conservano e interpretano il patrimonio culturale, ma promuovono attivamente la risoluzione dei conflitti, educando alla nonviolenza e ai diritti umani.

La Convenzione di Faro, citata nel volume, rafforza questa prospettiva. Essa definisce l’eredità culturale come un riflesso vivo delle tradizioni e dei valori delle comunità, e i musei diventano così catalizzatori di progetti condivisi, rafforzando il legame tra memoria storica e azione futura. 

Un esempio in tal senso è il Museo di Trieste. Una rete estremamente importante è l'International Network of Museums for Peace (INMP).

Questo libro è una chiamata all’azione per chi crede nella cultura come forza trasformativa. Leggere questo libro significa aprire una finestra su musei che non sono solo luoghi di conoscenza ma che luoghi di pace e di memoria condivisa.

Scopri di più sul libro su Multimage e inizia il tuo viaggio verso la cultura come strumento di pace.

Link al testo originale: https://www.peacelink.it/storia/a/50436.html 


martedì 3 settembre 2024

Trame di Pace: Laboratori e Letture per un Futuro Condiviso

 
IoCiSto APS Presidio Permanente di Pace 
Trame di Pace: Laboratori e Letture per un Futuro Condiviso
 
Quest’autunno unisciti a IoCiSto e al suo Presidio Permanente di Pace per condividere assieme un progetto di consapevolezza e formazione sui temi della convivenza non violenta nelle nostre comunità.

Sono passi di pace, che ci porteranno dal 21 settembre (Giornata Mondiale della Pace) al 10 dicembre (Giornata Mondiale dei Diritti Umani).
 
Un viaggio attraverso 7 incontri pensati per riflettere insieme su temi cruciali come la pace, la gestione dei conflitti e il giornalismo nonviolento. 

Programma:
 
21 settembre 2024
12:00
 Evento in Piazza e Presentazione del Progetto
 Piazzetta Aldo Masullo Vomero ( piazza Fuga)
16:00 - 20:00
 Laboratorio interattivo e di gruppo per adulti “La Fabbrica della Pace”
 Libreria IoCiSto
Solo per questo evento è prevista prenotazione scrivendo una mail a
sportellopsiche@gmail.com
 
 06 Ottobre 2024 | 11:00 - 13:00
 Presentazione: “Pace e superamento dei conflitti”
Con Gianmarco Pisa, autore di “Di terra e di pietra. Forme estetiche negli spazi del conflitto, dalla Jugoslavia al presente"
 Libreria IoCiSto
 
 20 Ottobre 2024| 11:00 - 13:00
 Presentazione: “Obiezione di coscienza”
Con Claudio Pozzi, autore di “Uno spicchio di cielo dietro le sbarre. Diario dal carcere di un obiettore di coscienza al servizio militare negli anni ‘70"
 Libreria IoCiSto
 
 10 Novembre 2024| 11:00 - 13:00
 Presentazione: “Conflitti dimenticati”
Con Giuliana Cacciapuoti, "Sudan e ancora"
 Libreria IoCiSto
 
 17 Novembre 2024| 11:00 - 13:00
 Presentazione: “Conflitti nelle relazioni”
Con Maria La Bianca, autrice di “Con nome e cognome"
e Elena Opromolla, autrice di “Olena"
 Libreria IoCiSto
 
 01 Dicembre 2024 | 11:00 - 13:00
 Presentazione: “Le parole per la pace”
Con Antonio Casano e Daniela Musumeci, curatori di “Pace oltre frontiere"
 Libreria IoCiSto
 
 10 Dicembre 2024| 18:00 - 20:00
 Laboratorio di giornalismo nonviolento
A cura di Olivier Turquet 
 Libreria IoCiSto
 
Dove? 
Presso la Libreria IoCiSto, Via Cimarosa 20 (Piazzetta Aldo Masullo) Napoli
un luogo di cultura e dialogo, perfetto per esplorare questi temi profondi.
 
Perché partecipare?
Per contribuire attivamente alla costruzione di un mondo più pacifico e consapevole.
 
Ti aspettiamo per resistere insieme!
https://www.facebook.com/reel/1460090808001715 

martedì 7 maggio 2024

Cultura di Pace, peacebuilding, e Corpi Civili di Pace

Monumento alla Pace (1992), Kruševac, Serbia, foto di Gianmarco Pisa


L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato (2 maggio 2024) il testo in occasione della celebrazione dei 25 anni della storica Dichiarazione sulla cultura di pace, con lo scopo di delineare l’importanza degli sforzi collettivi per promuovere una cultura di pace in un mondo drammaticamente segnato da crisi e conflitti armati. Il progetto di risoluzione “Sviluppo della Dichiarazione e Programma d’azione per una cultura di pace” (A/78/L.57) propone diverse attività e iniziative in occasione dell’anniversario della Dichiarazione, inclusa la convocazione di un forum ad alto livello nel contesto della settantottesima sessione dell’Assemblea Generale.

Durante il dibattito, il rappresentante della Repubblica Bolivariana del Venezuela, parlando a nome del Gruppo di amici in difesa della Carta delle Nazioni Unite, ha messo in guardia dal giustificare erroneamente il razzismo, la discriminazione razziale e l’incitamento all’odio con il pretestuoso riferimento alla “libertà di espressione” e ha condannato il sentimento antireligioso, l’esaltazione del fascismo e del nazismo e la stigmatizzazione dei migranti. Nelle sue dichiarazioni, “promuovere la comprensione e il rispetto tra le varie culture e le diverse religioni è di fondamentale importanza nella nostra ricerca condivisa della pace globale”.

Il progetto di risoluzione A/78/L.57, presentato su iniziativa di Bangladesh, Kiribati, Qatar, Federazione Russa, Turkmenistan e Tanzania, ricorda l’importanza della Dichiarazione e del Programma d’azione per una cultura di pace, adottati dall’Assemblea Generale il 13 settembre 1999, che, a loro volta, esprimono il mandato universale della comunità internazionale, in particolare del sistema delle Nazioni Unite, nella promozione di una cultura della pace e della nonviolenza a beneficio dell’umanità, in particolare per le generazioni future.

Si afferma che “tutti gli sforzi compiuti dal sistema delle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale complessivamente intesa per la prevenzione dei conflitti, la risoluzione pacifica delle controversie, il mantenimento della pace, la costruzione della pace, la mediazione, il disarmo, lo sviluppo, la promozione della dignità umana e dei diritti umani, la democrazia, lo stato di diritto, l’inclusione sociale e l’uguaglianza di genere contribuiscono significativamente a una cultura di pace”. In questo senso, “gli sforzi volti a costruire e sostenere la pace (“peacebuilding”) devono tenere conto della promozione di una cultura di pace e viceversa”.

Si incoraggia l’architettura del peacebuilding delle Nazioni Unite a continuare a promuovere la costruzione della pace e le attività di pace, come delineato nelle risoluzioni 72/276 e 75/201, e a promuovere una cultura di pace e di nonviolenza negli sforzi di peacebuilding post-conflitto, riconoscendo altresì l’importante ruolo della “Commissione per il Peacebuilding” delle Nazioni Unite. Qui, nella risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 21 dicembre 2020 (Review of the United Nations peacebuilding architecture, 75/201), si mette in evidenza che “il ‘sostenere la pace’ va inteso come obiettivo e come processo per costruire una visione comune di società, garantendo che i bisogni di tutti i segmenti della popolazione siano presi in considerazione, per prevenire lo scoppio, l’escalation, la continuazione dei conflitti, nell’affrontare le cause profonde, assistere le parti in conflitto per porre fine alle ostilità, garantire la riconciliazione nazionale e procedere verso la ripresa, la ricostruzione e lo sviluppo, e sottolineando che il ‘sostenere la pace’ è un compito prioritario e una responsabilità condivisa che devono essere soddisfatti dai governi e da tutti gli altri soggetti interessati”.

Il progetto di risoluzione esprime poi “l’urgente necessità di promuovere e rafforzare la diplomazia preventiva, tra l’altro, attraverso il multilateralismo, la cooperazione internazionale e il dialogo politico, e sottolineando il ruolo cruciale delle Nazioni Unite”, adottando “un approccio olistico alle dimensioni trasversali della pace, dello sviluppo, dell’azione umanitaria e dei diritti umani al fine di prevenire il ripetersi di conflitti e violenze”. Si tratta anche di “esplorare meccanismi e strategie, in particolare nella sfera delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, per l’attuazione della Dichiarazione e avviare sforzi di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza del Programma d’azione e dei suoi ambiti di iniziativa finalizzati alla loro attuazione”. Si tratta di una eco significativa della storica “Agenda per la Pace” (1992) con i quattro ambiti di impegno del “lavoro di pace”: peace-making, peace-keeping, peace-building e, appunto, la diplomazia preventiva.

Il Programma d’azione (A/53/243) prevede infatti otto ambiti prioritari: cultura della pace attraverso l’educazione; sviluppo economico e sociale sostenibile; rispetto dei diritti umani (“tutti i diritti umani per tutti e per tutte”); parità tra donne e uomini; partecipazione democratica; comprensione, tolleranza e solidarietà; comunicazione partecipativa e libero flusso e scambio delle informazioni e delle conoscenze; pace e sicurezza internazionale. In questo senso, al livello di società civile, il ruolo delle iniziative e dei Corpi civili di pace, quale espressione specifica, autonoma, della società civile, opportunamente formata e preparata, ai fini della prevenzione della violenza, della mediazione e della costruzione della fiducia, della costruzione della pace, resta fondamentale e interseca gli otto ambiti prioritari: dall’educazione alla pace alla tutela dei diritti umani; dalla promozione dello sviluppo alla facilitazione dei processi partecipativi; dal supporto alle forze locali di pace al giornalismo di pace; dall’accompagnamento protettivo all’impegno nel consolidamento degli attori civili di pace.

Riferimenti:

“Follow-up to the Declaration and Programme of Action on a Culture of Peace” (A/78/L.57):
https://undocs.org/A/78/L.57

“Review of the United Nations peacebuilding architecture” (A/RES/75/201):
https://undocs.org/en/A/RES/75/201

Declaration and Programme of Action on a Culture of Peace (A/RES/53/243):
https://undocs.org/en/A/RES/53/243