Visualizzazione post con etichetta Festival Cinema Diritti Umani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Festival Cinema Diritti Umani. Mostra tutti i post

giovedì 19 giugno 2014

Balcani e Diritti: una geografia dell'ignoto?

commons.wikimedia.org/wiki/File:Pont_"AUSTERLITZ"_ Mitrovica.JPG







La questione della tutela e della promozione dei diritti umani, nella sua declinazione contemporanea, è stata sempre, a partire almeno dalla fine della seconda guerra mondiale e dall'immane tragedia segnata dalla Shoah, al tempo stesso, motivo di impegno e apprensione per i difensori dei diritti e gli operatori di pace e fonte di discussioni e diatribe in merito a politicizzazioni e strumentalizzazioni a riguardo.
Per non farla troppo lunga, parto da uno spunto di “riflessione” stimolato dai contenuti di un recente comunicato di Amnesty International sulla Serbia e i Balcani, pubblicato il 17 Giugno scorso col titolo, molto impegnativo, «Serbia: l'adesione all'Unione Europea è la chiave per porre fine all'impunità per i crimini di guerra», provando ad articolare il contenuto di alcuni interrogativi - nel verso di chiederci che senso possa avere una riflessione più attenta e complessiva sui temi sollevati dal comunicato e quale valore aggiunto possa rappresentare, tra gli altri media, il cinema dei diritti umani come fonte di pluralizzazione e conoscenza.
Articolando, di conseguenza, una possibile riflessione in tre punti, apparentemente contraddittori, se non mutuamente escludenti, ed invece molto legati, sostanzialmente, tra di loro.
Il primo: essere d'accordo sull'"effettività", "efficacia" ed "intensità" della ricerca, dell'individuazione e della consegna alla giustizia dei perpetratori di gravi crimini del diritto internazionale o di gravi violazioni di diritti umani, fondamentali e universali, dunque per questo naturali e indivisibili, è ovvio e rasenta la banalità, sebbene non possa darsi, in ogni caso, per scontato o acquisito.
D'altro canto, un modo meno ovvio di affrontare la vicenda sarebbe quello di condurre una indagine più approfondita su tutte le violazioni più gravi e significative (la gravità e la rilevanza, poi, in base a quali parametri, qualitativi e/o quantitativi?... anche qui il discorso ci porterebbe lontano ed anche la letteratura sull'argomento potrebbe non essere granché di aiuto), occorse in "tutti" i Paesi e per responsabilità di "tutte" le autorità politiche e militari (una cosa è un Paese, una cosa un popolo, un'altra cosa ancora una sua leadership politico-militare) attivamente impegnatesi nei conflitti a cavallo tra la "guerra dei dieci giorni" del 1991 (Slovenia) e gli "scontri dei valichi" tra il Luglio e il Novembre 2011 (Kosovo).
Si verrebbe, in pratica, a delineare una geografia dell'ignoto. Qualcuno ricorda, ad esempio, Karlovac (1991-1992), i massacri della Sava e di Bijelijna (1992), i fatti di Medak Pocket (1993), il massacro di Ahmići (1993), la strage di Markale (1994), l'assedio di Knin (1995), la strage di Niš (1999) e il massacro di Krushë (1999), fino ai pogrom del 17 Marzo 2004 e gli scontri dell'autunno 2011 (Kosovo)?... Si tratta, come si vede, di un intero ventennio, ma solo così, con gli strumenti ed i linguaggi opportuni, si può dare minimamente la portata di ciò che è accaduto e, per alcuni versi e nelle loro conseguenze, continua ad accadere nei "Balcani".
Il secondo: mettere sul "banco degli imputati" di volta in volta questo o quel Paese è un'operazione sempre poco convincente, molto povera dal punto di vista storico-culturale, come dimostra la nostra, peraltro superficialissima, “geografia dell'ignoto”, e, soprattutto, sempre passabile di essere sospetta (e, di conseguenza, di venire strumentalizzata) in termini "anti-qualcuno" o "anti-qualcosa". La Serbia, per altri aspetti la Bosnia, oggi anche, in una certa misura, il Kosovo, sembra essere sempre, costantemente, sotto la luce dei riflettori, "a prescindere", come direbbe qualcuno, dal fatto che al governo vi siano gli eredi (socialisti) di Milošević, quelli (liberali) della “Buldog Revolucija” o quelli (nazionalisti) del SRS che fu di Šešeli.
Ecco che, allora, dei tentativi, peraltro controversi e contraddittori, oltre che problematici ed elefantiaci, di riforma interna del sistema giudiziario, della procedura legale e della rule of law neanche si parla, e si finisce per richiamare, ogni volta, dall'esterno, pressantemente, ai "compiti a casa da svolgere" e alle riforme da "attuare prontamente".
Il tema delle riforme diventa allora, troppo spesso, un pretesto, ed è questo il terzo punto: proprio nel momento in cui il dossier negoziale per l'adesione europea viene aperto a Bruxelles, si inaugura una nuova campagna mediatica, questa volta a New York, sui criminali di guerra e le violazioni dei diritti umani. Con tanto di corollario: «fare come in Croazia».
Peccato, anche in questo caso, che dei crimini di guerra si finisca per parlare solo a senso unico, e quando in Croazia la "politica" liscia il pelo alle sollevazioni per divellere le targhe in cirillico, a Vukovar e non solo, neanche una parola. Giustizia a senso unico e, come si vede dalla scelta delle circostanze, giustizia ad orologeria. Tutt'altro di ciò che la causa della difesa di diritti, universali ed indivisibili, a pensarci bene, richiederebbe.
Si tratta allora di moltiplicare strumenti ed occasioni ed è (anche) per questo che, come nella precedente edizione, anche i "lavori in corso" della prossima edizione del Festival del Cinema per i Diritti Umani affronteranno la sfida di trattare del Mediterraneo e, in particolare, dei Balcani, del nesso tra diritti (di tutte le generazioni) e violazioni (di tutti i tipi) raccogliendo una istanza di libertà ed una occasione di conoscenza. Qui più che altrove il cinema per i diritti umani si fa, concretamente, "cartografia del possibile".

giovedì 5 dicembre 2013

I Balcani, Crocevia del Mediterraneo

Comunicato Stampa


I BALCANI

Crocevia del Mediterraneo

-------------------
Festival Cinema dei Diritti Umani,
Napoli, VI edizione 

Mercoledì 11 Dicembre
2013

Università degli Studi   
"Suor Orsola Benincasa"
[Napoli | C.so V. Emanuele 292]

PAN - Palazzo delle Arti
[Napoli | Via dei Mille 60]
----------------

Mercoledì 11 dicembre alle 10,00 il Festival ritorna all'Università degli Studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa" (Corso Vittorio Emanuele, 292) con il convegno “I Balcani a crocevia, tra Europa e Conflitti” a cura di Gianmarco Pisa (Segretario Istituto Italiano Ricerca per la Pace - Rete Corpi Civili di Pace) e Operatori Di Pace - Campania con Antonello Petrillo (sociologo, docente presso Università degli Studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa"), Ottavio di Grazia (docente di "Culture, Identità, Religioni" presso Università degli Studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa"), Tommaso Di Francesco (redattore esteri “Il Manifesto”), Fabio Marcelli (Ricercatore ISGI | Istituto Studi Giuridici Internazionali - CNR) e Patrizia Sentinelli (direttrice di "Altramente", esperta di cooperazione internazionale). Ospite internazionale la regista Sonja Blagojevic, vincitrice del XXII Festival Internazionale del Cinema Etnografico di Belgrado. Partecipano inoltre Kumjana Novakova, direttrice del Festival dei Diritti Umani di Sarajevo e Turi Finocchiaro, direttore del Faito Doc Festival - Festival Cinema Documentario. In prossimità del 2014, centenario dell'inizio della I Guerra Mondiale e tra gli anniversari del “lungo ventennale” della Guerra di Bosnia, alla fine di un 2013 che ha visto il rilancio dell'iniziativa per l'integrazione europea e celebrato la stipula dei primi accordi di dialogo tra Belgrado e Pristina dopo la Guerra del Kosovo, i Balcani Occidentali sono sempre più, al tempo stesso, epicentro e margine della complessità e delle contraddizioni della costruzione europea. Nel corso dell'evento sarà proiettato il film “KOSMA” di Sonja Blagojevic (Serbia, 2013, 75 min.).

Al Pan - Palazzo delle Arti di Napoli, alle 17,00 si torna poi a parlare di Balcani in una tavola rotonda dal titolo “Un lungo dopo-guerra: i Balcani Occidentali tra memoria e cooperazione internazionale” a cura di Gianmarco Pisa (Segretario Istituto Italiano Ricerca per la Pace - Rete Corpi Civili di Pace), Operatori Di Pace – Campania, CEICC-ED con la partecipazione di Tommaso Di Francesco (redattore esteri “Il Manifesto”), Patrizia Sentinelli (direttrice di "Altramente", esperta di cooperazione internazionale), Kumjana Novakova (direttrice HRFF Serajevo), Turi Finocchiaro (regista, direttore Festival Faito DOC), Sonja Blagojevic (regista), Manuela Marani (esperta di cooperazione internazionale, RESeT), Luigi Cafiero (Manager cooperazione internazionale), Lorenzo Giroffi (regista e scrittore). Il progetto degli “Operatori di Pace - Campania” dal titolo “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, sostenuto dal Comune di Napoli, intende anche essere l'occasione per una indagine volta a ri-costruire terreni condivisi per il dialogo e il riconoscimento reciproco tra le comunità. In chiusura, sarà proiettato il film “La Besa di Luce” di T. Finocchiaro e N. Rossetti (Belgio/Francia, 2007, 53 min.). Durante il forum è prevista inoltre la proiezione del reportage di Lorenzo Giroffi dal titolo “Essere Kosovaro” oltre all'illustrazione dei contenuti del volume di Gianmarco Pisa dal titolo “Corpi Civili di Pace in Azione”, una ricerca-azione per la pace edita da "Ad Est dell'Equatore" (Napoli, 2013).


ufficio stampa:
Antonio Puzzi, 3475650976 – press@cinenapolidiritti.it
Paola Silvestro, pasilvestro@gmail.com
www.cinenapolidiritti.it
www.operatoripacecampania.it
www.reteccp.org